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Quanto è stretto il sentiero comune

Dilaga e peggiora il virus in Italia dopo alcune ore di flebili speranze. Per chi guida il governo la sfida economica e politica cresce d'intensità, riproponendo il tema dell'unità d'intenti
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Dilaga e peggiora il virus in Italia dopo alcune ore di flebili speranze. Per chi guida il governo la sfida economica e politica cresce d'intensità, riproponendo il tema dell'unità d'intenti. Ma esiste un terreno comune in cui maggioranza e opposizione possono riconoscersi rispetto a una fase ormai drammatica sia per la crisi sanitaria sia per il temuto collasso delle aziende?

Giorni fa si era profilata, come è noto, la vaga ipotesi - subito tramontata - di un governo di larghe intese o "istituzionale", come si dice quando si vuole sottolineare che nasce con la volontà e la regia del Quirinale. Ma si è capito che per un'operazione del genere mancano fino a oggi le premesse e le condizioni di base. Occorrerebbe una piena e convinta adesione di un largo spettro di forze, dal Pd a Forza Italia, dai renziani alla Lega e a FdI. Una convergenza che dovrebbe manifestarsi prima e non dopo le dimissioni del presidente del Consiglio,…
Dilaga e peggiora il virus in Italia dopo alcune ore di flebili speranze. Per chi guida il governo la sfida economica e politica cresce d'intensità, riproponendo il tema dell'unità d'intenti. Ma esiste un terreno comune in cui maggioranza e opposizione possono riconoscersi rispetto a una fase ormai drammatica sia per la crisi sanitaria sia per il temuto collasso delle aziende?

Giorni fa si era profilata, come è noto, la vaga ipotesi - subito tramontata - di un governo di larghe intese o "istituzionale", come si dice quando si vuole sottolineare che nasce con la volontà e la regia del Quirinale. Ma si è capito che per un'operazione del genere mancano fino a oggi le premesse e le condizioni di base. Occorrerebbe una piena e convinta adesione di un largo spettro di forze, dal Pd a Forza Italia, dai renziani alla Lega e a FdI. Una convergenza che dovrebbe manifestarsi prima e non dopo le dimissioni del presidente del Consiglio, così da evitare i trabocchetti di una crisi che in un attimo si trasformerebbe in una matassa inestricabile. In mancanza quindi di una determinazione che è rimasta nebbiosa, il cosiddetto "governissimo" è tornato nel cassetto. Ma il problema di una gestione più solida dell'emergenza sul piano politico - e quindi si spera più efficiente - rimane e anzi diventa più urgente a causa delle cattive notizie.

Peraltro il sentiero è molto stretto, come chiunque può vedere. Proprio l'emergenza imporrebbe di voltare pagina, archiviando il debole esecutivo Conte. Ma per le stesse ragioni non si può aprire proprio adesso una crisi senza sapere esattamente con chi sostituire il premier e con quale formula politica affrontare le prossime settimane. Il buonsenso suggerisce di aspettare tempi migliori. Ma allora quale forma dovrà assumere la convergenza o se si vuole lo spirito di solidarietà in Parlamento tra maggioranza e opposizione? Non è chiaro. La questione riguarda tutti, soprattutto quando si mette sul tavolo l'obiettivo addirittura di un "piano Marshall" - si suppone da affidare all'Europa finora invisibile - per dare una scossa all'economia (con quali risorse è tutto da capire). Gli incontri ieri a Palazzo Chigi fra tutti i gruppi parlamentari avrebbero dovuto segnalare un clima migliore, ma già Salvini aveva detto che un "pacchetto" di misure insufficienti non sarebbe stato votato dalla Lega. E anche Giorgia Meloni, al di là dei toni prudenti, è su posizioni simili.

La maggioranza ha tutto l'interesse a coinvolgere il centrodestra, ma occorre che il "dialogo" non sia solo un esercizio retorico, bensì il modo con cui ognuno si assume una porzione di responsabilità. Per approvare misure timide o chiaramente inadeguate non c'è bisogno di convergenze parlamentari. Né si può pensare che il circuito Salvini-Meloni-Berlusconi aggiunga i suoi voti a quelli del centrosinistra senza avere voce in capitolo nel merito dei provvedimenti. A ben vedere, nemmeno al governo può convenire uno scenario così modesto. Se invece c'è un piano straordinario d'interventi, nazionali o internazionali, si giustifica un accordo fuori dal comune in nome dell'interesse nazionale. Senza bisogno di passare per una crisi di governo - date le circostanze eccezionali dovute in cui il Paese è immerso - si porrebbero le basi per un riassetto politico nel prossimo futuro. Appena usciti dall'emergenza.