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(reuters)

Il momento della famiglia

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Tutti a casa, la mattina. Che bella opportunità per parlarci, per starci a sentire, per pazientare, per raccontarci storie. Per i padri, che tuffo nella vita di ogni giorno
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Vediamola così: è il momento della famiglia. Un momento di studio, di approfondimento: cos'è, come funziona. Osservarla da vicino, non si può far altro. Va tutto bene, nel vostro privato minimondo? Chi sono le persone con cui viviamo da anni, da decenni, chi siamo noi davvero. Poiché siamo costretti a vivere a un metro e mezzo di distanza da chiunque salvo che dai "nostri cari", che continuano a entrare nel bagno mentre ci siamo già noi, a bere in bicchieri appena sciacquati con la mano sinistra e in qualche caso a dormire nel nostro stesso letto ecco che la Questione diventa davvero interessante, specialmente di mattina. Quando cioè anziché essere tutti fuori a volte salvo uno, di solito salvo una, sono tutti lì. Tutti qui. A dire hai mica visto, sai dov'è, ad aprire il frigo e dire è finito il latte - come osservazione, in tono neutro. Arrivano per mail i compiti a casa di meritori maestri…
Vediamola così: è il momento della famiglia. Un momento di studio, di approfondimento: cos'è, come funziona. Osservarla da vicino, non si può far altro. Va tutto bene, nel vostro privato minimondo? Chi sono le persone con cui viviamo da anni, da decenni, chi siamo noi davvero. Poiché siamo costretti a vivere a un metro e mezzo di distanza da chiunque salvo che dai "nostri cari", che continuano a entrare nel bagno mentre ci siamo già noi, a bere in bicchieri appena sciacquati con la mano sinistra e in qualche caso a dormire nel nostro stesso letto ecco che la Questione diventa davvero interessante, specialmente di mattina. Quando cioè anziché essere tutti fuori a volte salvo uno, di solito salvo una, sono tutti lì. Tutti qui. A dire hai mica visto, sai dov'è, ad aprire il frigo e dire è finito il latte - come osservazione, in tono neutro. Arrivano per mail i compiti a casa di meritori maestri insegnanti e presidi, accompagnati sovente da lettere magnifiche. Un liceo intitolato ad Attilio Bertolucci ha inviato una lettera collettiva che chiarisce - declinandolo in cronaca - il significato di "assenza, più acuta presenza". Bello. Poi però c'è l'acuta presenza in presenza: la convivenza obbligata. Un master, praticamente. Per gli uomini soprattutto: o per meglio dire per quegli uomini che danno per scontato che la cura - della casa, dei vecchi genitori al piano di sopra o nella stanza accanto, dei figli bambini - sia qualcosa che si autogenera senza sforzo. Il carico mentale delle donne, siano cassiere al super o amministratrici delegate, prevede che si facciano carico persino del disagio che comporta il loro malessere. Cioè: sto male, ma è meglio che non lo dica fino a che non sto proprio malissimo, ché altrimenti metto gli altri di malumore.

Ho conservato per anni la copia di quella pagina di diario di Madaleine Albraight, allora segretario di Stato americano, dove c'era scritto a penna, in questa sequenza: "Telefonare Arafat, chiamare idraulico". Mi faceva ridere, ma ero molto giovane. Ecco. Leggo norme igieniche raccomandate. Sono assolutamente sconsigliati i rapporti extraconiugali, per esempio. Immagino rese dei conti, mesti ritorni all'ovile. Con l'eccezione di Silvio Berlusconi, in materia da sempre un passo avanti, sospensione di nuovi fidanzamenti. L'unica comunità frequentabile diventa all'improvviso la meno frequentata. Proprio in termini di ore per giorno, statisticamente: casa propria. Allora penso, esempi: se le badanti dei vostri genitori, le ragazze alla pari dei vostri figli, le extracomunitarie - sempre donne - che mettono ordine nel vostro disordine dichiarassero da un giorno a un altro di non essere più disponibili a restare in "questo pericoloso Paese"? Perché poi. Il congedo parentale, il permesso, la baby sitter - non c'è scritto, nella norma, che sia questione da femmine. Che grande occasione. Crisi, lo dice la parola: opportunità. La Questione mette alla prova sull'indicibile. Cosa conta, cosa importa, cosa è veramente indispensabile alla vita. Mi corrisponde il posto in cui sto? Sono in grado di starci tutto intero senza deroghe, di farmene carico con piacere? Chi sono io, chi sono loro? Ci conosciamo? Un bambino, nel mio condominio, ha detto ieri: tanto muoiono solo i vecchi. Deve averlo sentito a casa. I vecchi non contano. La signora dell'ultimo piano, vecchia, ha guardato la madre - che si è un po' vergognata. Enea portava sulle spalle suo padre, i padri contavano più dei figli una volta: perché la saggezza di un padre quando si perde si perde per sempre, un bambino - nel nostro tempo non si può dire - si può rifare, un vecchio no. I vecchi nelle case stanno spesso da soli. Accuditi da estranei, persone pagate per farlo, il portiere. Ora improvvisamente sono pieni di gente attorno.

Tutti a casa, la mattina. Che bella opportunità per parlarci, no? Per starli a sentire, per pazientare dei loro bisogni, per farsi raccontare storie. I bambini sono in carico alle madri. Che grande home-learning per imparare come funzionano. Per i padri, che tuffo nella vita di ogni giorno. Pensavo, fino a ieri, che sulla Questione non ci fosse niente da dire: solo ascoltare chi ne sa di più, anche se alla fine nessuno ne sa veramente granché. Anche questa è una lezione, per la generazione che non ha mai vissuto guerre, calamità catastrofiche, per noi che siamo cresciuti presumendo di governare il nostro destino. Controllarlo. Invece no. Qualcosa si può dire, ed è questo: si sta come d'autunno. Non si sa, a chi capita. Conviene essere gentili, generosi. Fare un gesto che faccia l'altro felice, anche solo un momento. Rischiare qualcosa, pur di dare. Mettersi nei panni, immaginare stati d'animo. Fare cose semplici e concrete. Togliere la password del wifi - mi ha detto un'amica - perché chi vive nel palazzo possa usarlo. Chiedere: cosa ti serve, come ti senti. Pensare ad altro da sé. Il rispetto, l'attenzione, la cura. Il silenzio, anche. Fare silenzio - che leva formidabile il silenzio, in questo tempo saturo di parole inutili. Ricordare chi ci ha amato, accorgersi di chi ci ama. Vuoi vedere che serve, la Questione, anche a fare un po' di esercizio fra uomini e donne, fra vecchi e bambini. A darsi il cambio, sperimentare la vita dell'altro. Guardarsi negli occhi: in famiglia, a casa. A capire meglio, intendo. Chi sono, chi siamo. Cosa vogliamo che resti, in questo piccolo tempo, del nostro transito. Del senso che ha, e per cosa, per chi.