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Il confine tra nonni e nipoti

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Tanto muoiono solo i vecchi e quelli già malati. È questa, no?, la nuova linea di confine, la ragione per cui in fondo in fondo possiamo stare tranquilli: al limite muore quello del terzo piano che passeggia in cortile con la bombola d'ossigeno. La tizia col foulard al terzo ciclo di chemio. Mica io, che sono sano. Mica i ragazzi che vanno a giocare a calcetto, a farsi una birra in piazza, un panino da Mc. Un rave party a Pozzuoli, una festicciola di compleanno, un gelato alla fontana.

È un virus "amico dei bambini" ha scritto un maestro di Bologna ai suoi scolari delle elementari per rassicurarli, animato dalle migliori intenzioni: state tranquilli, bambini. È vero. Si capisce. Cosa preferireste, voi? Un virus che uccide i giovani e i sani e lascia in vita solo i vecchi e i malati? Votate. Ora però.C'è qualcosa di sinistro in questa idea che sia una specie di selezione della razza, questa, e che i destinati a morire - come …
Tanto muoiono solo i vecchi e quelli già malati. È questa, no?, la nuova linea di confine, la ragione per cui in fondo in fondo possiamo stare tranquilli: al limite muore quello del terzo piano che passeggia in cortile con la bombola d'ossigeno. La tizia col foulard al terzo ciclo di chemio. Mica io, che sono sano. Mica i ragazzi che vanno a giocare a calcetto, a farsi una birra in piazza, un panino da Mc. Un rave party a Pozzuoli, una festicciola di compleanno, un gelato alla fontana.

È un virus "amico dei bambini" ha scritto un maestro di Bologna ai suoi scolari delle elementari per rassicurarli, animato dalle migliori intenzioni: state tranquilli, bambini. È vero. Si capisce. Cosa preferireste, voi? Un virus che uccide i giovani e i sani e lascia in vita solo i vecchi e i malati? Votate. Ora però.C'è qualcosa di sinistro in questa idea che sia una specie di selezione della razza, questa, e che i destinati a morire - come se non lo fossimo tutti - valgano meno degli altri. Come se qualcuno fosse meno pregiato.

Senza scomodare tragedie epocali del secolo scorso, ideologie criminali e genocidi, facciamoci bastare questa, di prova. Facciamo lo sforzo di metterci nei panni, un esercizio semplice. Per esempio immaginare che il vecchio che non sarà intubato in ospedale (perché la pratica delle emergenze prevede che nella scelta - non ci sono abbastanza ventilatori polmonari per tutti - si soccorra chi ha meno di sessant'anni) ecco, proviamo a pensare che quel sessantunenne sia nostro padre. Un bebè, se si trattasse di un direttore di giornale, di un amministratore delegato, un presidente. Ma anche fosse un qualunque prepensionato dell'ultima tornata di tagli in azienda: un uomo giovane, vostro padre.

Proviamo a immaginare che "i portatori di gravi patologie" a cui ogni momento viene ricordato che se muoiono era già questo il loro destino siano vostro figlio Filippo, non un cardiopatico. Vostra sorella Marta, non una diabetica. Una persona per cui avete dato la vita - i giorni, gli anni - perché avesse una vita: voi, proprio ora, non avete nessuno che quando dovessero comunicarvi, in ospedale, "purtroppo dobbiamo privilegiare i giovani sani, ci dispiace", direste no, non esiste al mondo, non potete permettervi, è disumano?

Poi va bene. Esiste il tempo di frenata. Le cose cambiano di ora in ora e non è particolarmente brillante stare lì a sbeffeggiare chi fino a ieri diceva Milano non si ferma perché ieri era ieri, e le cose cambiano ogni minuto. È consolante cercare i colpevoli, che ovviamente sono sempre gli altri, ma fare gli sbirri da casa è penoso. Fra quelli che hanno provato ad andarsene dalle zone rosse e arancioni forse c'erano dei furbi, di certo ce n'erano, ma senz'altro c'è anche chi ha una madre che sta morendo, un figlio rimasto solo, un problema serissimo ed è disperato. Di nuovo, mettersi nei panni.

C'è un tempo di frenata, per i ragazzi è più lungo. I ragazzi scambiano la pausa a scuola per una vacanza. Sono forti, sani, sono contenti: quindi non c'è compito, che si fa stasera? Neppure noi che siamo più grandi, a volte, capiamo. Girano foto di compleanno istituzionali, neoeletti adulti festanti. Bisogna fare lo sforzo di spiegare, se necessario obbligare. I nipoti contagiano i nonni. Anche i genitori, anche i fratelli più deboli. Elisabetta Bertagnolli, pediatra ad Arco, ha scritto una cosa che gira: "Gli adolescenti non hanno capito che non sono in vacanza. Siamo noi, adulti, che con fatica dobbiamo spiegare che si devono trovare all'aperto, in due o tre, non in pizzeria, non dal cugino o dall'amico.

Gli adolescenti con virus sono per lo più asintomatici, hanno sintomi lievissimi come tossetta e raffreddorino ma sono terribilmente contagiosi. Devono fare la loro parte". La frase più efficace l'ha trovata Jovanotti, ovviamente in rima come il verso di una canzone: "Non è una vacanza, è un'emergenza", ha detto in un video rivolto ai ragazzi. Fatelo girare. Perché i ragazzi si ascoltano fra loro, ascoltano la loro musica e quella dei fratelli maggiori moltissimo più dei genitori, si sa. Non è una vacanza, è un'emergenza. E che non sia una guerra fra chi ha più diritto di vivere fra nonni e nipoti, fra più sani e più fragili. No, questo davvero no. A futura memoria, quando tutto sarà finito - perché finirà, ne usciremo - è una vergogna che non ci dobbiamo permettere.

Alziamo lo sguardo, prendiamoci la briga di dire: no, mi prendo il tuo vaffanculo va bene ma no. Pensi a te stesso solo se pensi anche agli altri perché dentro gli altri ci sei tu. La comunità è questa roba qui: un posto dove ti salvi dalla malattia solo se proteggi gli altri dall'epidemia. Si può anche rappare. E ai no vax, di passaggio, sia detto tutto.