Tutto aperto, anzi no. I dietrofront di Salvini alla prova dell’emergenza coronavirus
Sebastiano Messina , di SEBASTIANO MESSINAImpossibile ignorare il disarmante zigzagare dell'ex ministro perché nel lodevole sforzo di unità nazionale antivirus la Lega ha avuto e avrà ancora una parte non piccola
Siamo in emergenza e dunque è giusto e saggio dimenticare i politici quelli che minimizzavano l'allarme indossando un cervello di plastica come mascherina e quelli che ci avvertivano che di ben altro avremmo dovuto occuparci che del coronavirus, perché "ogni anno nel mondo circa mille persone vengono folgorate dai fulmini".
Eppure - anche costringendoci a guardare avanti e a non curarci degli scivoloni di chi ha sempre la diagnosi in tasca: sbagliata, purtroppo - è impossibile ignorare il disarmante zigzagare di Matteo Salvini, perché nel lodevole sforzo di unità nazionale antivirus il leader della Lega ha avuto e avrà ancora una parte non piccola e dunque vorremmo tutti capire cosa ci aspetta.
Esistono infatti due versioni del Salvini in modalità Covid19. C'è il Salvini incendiario e c'è il Salvini pompiere. C'è un Matteo che il 21 febbraio, al primo caso di Codogno, si aggrappa alla man…
Eppure - anche costringendoci a guardare avanti e a non curarci degli scivoloni di chi ha sempre la diagnosi in tasca: sbagliata, purtroppo - è impossibile ignorare il disarmante zigzagare di Matteo Salvini, perché nel lodevole sforzo di unità nazionale antivirus il leader della Lega ha avuto e avrà ancora una parte non piccola e dunque vorremmo tutti capire cosa ci aspetta.
Esistono infatti due versioni del Salvini in modalità Covid19. C'è il Salvini incendiario e c'è il Salvini pompiere. C'è un Matteo che il 21 febbraio, al primo caso di Codogno, si aggrappa alla man…
Siamo in emergenza e dunque è giusto e saggio dimenticare i politici quelli che minimizzavano l'allarme indossando un cervello di plastica come mascherina e quelli che ci avvertivano che di ben altro avremmo dovuto occuparci che del coronavirus, perché "ogni anno nel mondo circa mille persone vengono folgorate dai fulmini".
Eppure - anche costringendoci a guardare avanti e a non curarci degli scivoloni di chi ha sempre la diagnosi in tasca: sbagliata, purtroppo - è impossibile ignorare il disarmante zigzagare di Matteo Salvini, perché nel lodevole sforzo di unità nazionale antivirus il leader della Lega ha avuto e avrà ancora una parte non piccola e dunque vorremmo tutti capire cosa ci aspetta.
Esistono infatti due versioni del Salvini in modalità Covid19. C'è il Salvini incendiario e c'è il Salvini pompiere. C'è un Matteo che il 21 febbraio, al primo caso di Codogno, si aggrappa alla maniglia dell'allarme gridando nel megafono di Facebook: "Chiudere! Blindare! Proteggere! Controllare! Bloccare!", e avverte che l'Italia deve isolarsi immediatamente: "Sigilliamo i nostri confini! E tutta l'Italia deve diventare zona rossa".
Una ricetta discutibile, forse, ma chiara. Almeno fino alla sera del 27 febbraio, quando entra in scena il secondo Matteo. Che dopo aver fatto un giro nel centro di Milano dice l'esatto opposto.
Macché chiudere, macché sigillare, macché zona rossa: "Riaprire! Riaprire tutto quello che si può riaprire. Riaprire per rilanciare fabbriche, negozi, musei, gallerie, palestre, discoteche, bar, ristoranti, centri commerciali".
Nuovo ordine, ripetuto il giorno dopo: "Aprire, aprire, aprire! Si torni a produrre, a comprare, si torni al sorriso".
Dal "chiudete tutto!" al "riaprite tutto!". Il disinvolto passaggio è stato così stupefacente che il blogger Federico Mello ne ha tratto su Twitter uno spassosissimo video, diventato subito virale. Ma nel frattempo Salvini ha cambiato di nuovo idea. Chi l'ha detto che bisogna riaprire tutto?
"Tutta Italia zona rossa" avverte martedì 3 marzo, quando i contagiati sono già più di duemila. Il pompiere esce di scena, torna in campo l'incendiario. E chiede tre cose: "Chiarezza, chiarezza, chiarezza".
Giusto. Aprire o chiudere? Serve una chiusura aperta. Anzi, un'apertura chiusa. Chiudere aprendo e riaprire chiudendo. Subito. Chiaro, no?
Eppure - anche costringendoci a guardare avanti e a non curarci degli scivoloni di chi ha sempre la diagnosi in tasca: sbagliata, purtroppo - è impossibile ignorare il disarmante zigzagare di Matteo Salvini, perché nel lodevole sforzo di unità nazionale antivirus il leader della Lega ha avuto e avrà ancora una parte non piccola e dunque vorremmo tutti capire cosa ci aspetta.
Esistono infatti due versioni del Salvini in modalità Covid19. C'è il Salvini incendiario e c'è il Salvini pompiere. C'è un Matteo che il 21 febbraio, al primo caso di Codogno, si aggrappa alla maniglia dell'allarme gridando nel megafono di Facebook: "Chiudere! Blindare! Proteggere! Controllare! Bloccare!", e avverte che l'Italia deve isolarsi immediatamente: "Sigilliamo i nostri confini! E tutta l'Italia deve diventare zona rossa".
Una ricetta discutibile, forse, ma chiara. Almeno fino alla sera del 27 febbraio, quando entra in scena il secondo Matteo. Che dopo aver fatto un giro nel centro di Milano dice l'esatto opposto.
Macché chiudere, macché sigillare, macché zona rossa: "Riaprire! Riaprire tutto quello che si può riaprire. Riaprire per rilanciare fabbriche, negozi, musei, gallerie, palestre, discoteche, bar, ristoranti, centri commerciali".
Nuovo ordine, ripetuto il giorno dopo: "Aprire, aprire, aprire! Si torni a produrre, a comprare, si torni al sorriso".
Dal "chiudete tutto!" al "riaprite tutto!". Il disinvolto passaggio è stato così stupefacente che il blogger Federico Mello ne ha tratto su Twitter uno spassosissimo video, diventato subito virale. Ma nel frattempo Salvini ha cambiato di nuovo idea. Chi l'ha detto che bisogna riaprire tutto?
"Tutta Italia zona rossa" avverte martedì 3 marzo, quando i contagiati sono già più di duemila. Il pompiere esce di scena, torna in campo l'incendiario. E chiede tre cose: "Chiarezza, chiarezza, chiarezza".
Giusto. Aprire o chiudere? Serve una chiusura aperta. Anzi, un'apertura chiusa. Chiudere aprendo e riaprire chiudendo. Subito. Chiaro, no?