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Aule universitarie vuote, si fa lezione a distanza (fotogramma)

Stefano Bartezzaghi: quanto calore nella mia lezione a distanza

Lo scrittore e studioso ci racconta la sua esperienza a contatto (solo virtuale) con gli studenti del corso di semiotica
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Devi scontare l'inesperienza, la sovraoccupazione del personale che potrebbe aiutarti al telefono o via email e soprattutto i turbamenti del giovane software: funzioni misteriose denominate in modo fuorviante e solite a comportamenti bizzosi, come avessero una psiche e neppure una psiche particolarmente ben disposta nei tuoi confronti. Ma prima o poi ce la si fa, e così sono riuscito a fare lezione dal mio studio domestico, davanti al computer. L'aula virtuale era affollata da 250 studenti, ognuno a casa sua o dove altro poteva e voleva essere. Non ho divinato subito il modo di isolare i loro audio e quindi all'inizio c'è stato qualche disturbo, persino una colorita telefonata di uno studente a proposito di un compleanno da festeggiare. Tutto è però andato a infine a posto, perché mentre facevo lezione in video, tramite la chat parallela svelti studenti mi hanno fornito garbati suggerimenti tecnici. La didattica è sempre bidire…
Devi scontare l'inesperienza, la sovraoccupazione del personale che potrebbe aiutarti al telefono o via email e soprattutto i turbamenti del giovane software: funzioni misteriose denominate in modo fuorviante e solite a comportamenti bizzosi, come avessero una psiche e neppure una psiche particolarmente ben disposta nei tuoi confronti. Ma prima o poi ce la si fa, e così sono riuscito a fare lezione dal mio studio domestico, davanti al computer. L'aula virtuale era affollata da 250 studenti, ognuno a casa sua o dove altro poteva e voleva essere. Non ho divinato subito il modo di isolare i loro audio e quindi all'inizio c'è stato qualche disturbo, persino una colorita telefonata di uno studente a proposito di un compleanno da festeggiare. Tutto è però andato a infine a posto, perché mentre facevo lezione in video, tramite la chat parallela svelti studenti mi hanno fornito garbati suggerimenti tecnici. La didattica è sempre bidirezionale e stavolta lo è stata anche più del solito.

Dopo due settimane di pausa non intendevo ricominciare come se nulla fosse successo dal punto in cui eravamo stati interrotti. Insegno semiotica in una facoltà di comunicazione e già dalla lezione inaugurale avevo accennato all'esistenza della comunicazione fisica, oltre a quella per esempio verbale. Anche sul tappeto verde una biglia "comunica" il movimento a un'altra.  Ecco allora che questo software, maledetto e comunque benedetto, ci consentiva la comunicazione didattica, senza però metterci a rischio della pericolosa comunicazione fisica costituita dal passaggio del virus. E questo riguardava perfettamente la materia del corso.

Loro intervenivano, più del solito. Mentre parlavo, sul mio monitor tenevo d'occhio i loro post con richieste, osservazioni e anche qualcosa di vicino al mutuo incoraggiamento. In più casi alla richiesta in chat di ripetere un termine o una definizione non facevo in tempo a rispondere io oralmente che arriva la risposta scritta da qualche altro studente. Intanto facevo notare come i pesanti accorgimenti contro il coronavirus sono intesi aumentare le normali distanze dei rapporti personali e di quelli sociali, e praticamente sospendere tutti i rapporti pubblici. I media però ci aiutano ad allontanarci solo fisicamente. Nel corso del Novecento ci hanno portato a casa prima le parole scritte (stampa), poi le voci (radio) quindi le immagini (tv): nel nostro salotto all'improvviso si presentavano, vicinissime, le persone famose, quelle che non a caso prendono i nomi celestiali di "dive", "star", "stelle" - esseri spendenti e visibili anche se remoti. Oggi i nuovi media ci allontanano dagli amici? Me lo ha chiesto una gentile uditrice e ho risposto che magari invece ci consentono di avere confidenza anche da lontano. Persino troppa.

Abbiamo un po' parlato di questo: prossimità fisica e non fisica. Intanto io pensavo, non senza un po' di emozione, che mentre nella solita aula risalta la presenza degli annoiati, dei disturbatori, di quelli che fanno altro, qui costoro diventano invisibili e inavvertiti (se gli si è spento il microfono). Nella chat è più facile che intervengano persone attente e magari meglio disposte a scrivere una riga che a declamare una domanda in classe, davanti a tutti gli altri.

Se domani fosse possibile fare la lezione in aula, come spero continueremo a ritenere normale, ci tornerei certo di corsa. Ma da casa mia a casa di ognuno di loro, con gli inconvenienti, le goffaggini e l'impegno supplementare da metterci, e persino in assenza di sorrisi e sguardi, non è venuto meno il calore. Almeno non del tutto. Almeno così è parso a me.