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Una drammatica prova di maturità

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La pestilenza, una tragedia, rivelerà se questa classe politica sia anche una classe dirigente
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Scandita dalle cifre agghiaccianti diffuse ogni sera alle 18, la tragedia nazionale che si sta consumando impone alla classe politica un’estrema, indifferibile prova di maturità. A tutta la classe politica. A una maggioranza Pd-5S-LeU ritenuta fino a dieci giorni fa debole e incerta, ora invece chiamata dal destino a fronteggiare la peggiore crisi dalla fine della seconda guerra mondiale, come l’ha definita Angela Merkel. E a un’opposizione ancora gonfia di voti (tra 45 e 49 per cento secondo i sondaggi, più il governo di un gran numero di regioni), ma modesta e spesso convenzionale quanto a proposte politiche, sempre sospesa tra massimalismo e irrilevanza.

La crisi sanitaria può fotografare la situazione così com’è oppure può trasformarla in un’occasione di rinnovamento del Paese. Nel primo caso finirebbe per congelare i limiti attuali dei due schieramenti. Nel campo della maggioranza, è evidente che l&rs…
Scandita dalle cifre agghiaccianti diffuse ogni sera alle 18, la tragedia nazionale che si sta consumando impone alla classe politica un’estrema, indifferibile prova di maturità. A tutta la classe politica. A una maggioranza Pd-5S-LeU ritenuta fino a dieci giorni fa debole e incerta, ora invece chiamata dal destino a fronteggiare la peggiore crisi dalla fine della seconda guerra mondiale, come l’ha definita Angela Merkel. E a un’opposizione ancora gonfia di voti (tra 45 e 49 per cento secondo i sondaggi, più il governo di un gran numero di regioni), ma modesta e spesso convenzionale quanto a proposte politiche, sempre sospesa tra massimalismo e irrilevanza.

La crisi sanitaria può fotografare la situazione così com’è oppure può trasformarla in un’occasione di rinnovamento del Paese. Nel primo caso finirebbe per congelare i limiti attuali dei due schieramenti. Nel campo della maggioranza, è evidente che l’emergenza offre un’opportunità a chi guida il governo, a patto che sia abbastanza saggio da non abusarne. Ilvo Diamanti ha spiegato che Giuseppe Conte non è mai stato così popolare. E si capisce: nel dramma le persone guardano con speranza a chi tiene il timone, sono disposte anche a perdonargli errori e scivoloni purché rappresenti il punto di riferimento di cui tutti sentono il bisogno. S’intende che questa forza mediatica non è ancora forza politica. La coalizione resta quella che è: fragile e in fondo inadeguata. Ma ha affrontato una prova senza precedenti riuscendo a non sbandare e ha assunto decisioni difficili benché non risolutive nel merito. Il decreto che attende di essere convertito nei prossimi giorni è solo un primo passo, certo insufficiente e non privo di zone d’ombra di fronte a un disastro le cui proporzioni crescono ogni giorno: ma intanto quel passo viene fatto, in attesa di capire quale aiuto effettivo verrà da un’Europa che mai come ora è stata vicina al collasso.

Quanto ai limiti dell’opposizione — al di là delle frizioni interne tra Salvini e Giorgia Meloni — , il principale è di non riuscire a decidersi tra piena collaborazione e ostilità frontale. La seconda ipotesi è esclusa dalle circostanze. È vero che non c’è a Roma quel governo di unità nazionale che di fronte alla tragedia in corso potrebbe sembrare la soluzione più idonea. D’altra parte la frattura tra le forze in campo non è banale: sull’Europa e circa la permanenza dell’Italia nell’euro, persistono nonostante tutto ambiguità profonde nella Lega. E nell’emergenza il centrodestra non riesce a offrire uno schema alternativo di governo. Sul decreto le critiche sono serrate, ma poche portano a un’ipotesi diversa di intervento: forse solo sul fisco, laddove si denuncia l’ingorgo fiscale di giugno, il contributo è concreto e meriterebbe di essere accolto dal governo. Più in generale, il centrodestra lamenta di non essere stato coinvolto se non in minima parte nella definizione delle misure. Può essere vero, ma purtroppo la crisi sarà ancora lunga e i motivi di convergenza non mancheranno. Almeno questo è ciò che auspica Mattarella ed è positivo che le opposizioni abbiano usato toni diversi dopo il colloquio con il capo dello Stato.

In fondo, la questione è la stessa dell’inizio della crisi. La pestilenza è una tragedia, ma proprio per questo rappresenta la prova di maturità per una classe politica che deve ancora dimostrare di essere classe dirigente. Almeno in certe sue parti. Sarebbe fatale non cogliere l’opportunità.