Coronavirus, una proposta per vederci più chiaro: contiamo i ricoveri
di GIOVANNI AMELINO-CAMELIA*L'idea di fare tamponi quotidiani a tutti è affascinante e sarebbe certamente efficace, ma non è praticabile nella realtà. Il numero più usato per capire l'andamento dell'epidemia è quello dei contagiati, ma anche questo è a rischio distorsioni. Ma abbiamo già a disposizione un indice molto più certo
Tra i tanti effetti che l'emergenza Covid-19 sta avendo sulle nostre vite e sul nostro modo di pensare c'è anche la riscoperta del fatto che a volte ci interessa davvero stabilire la verità su qualcosa. In una stagione in cui, soprattutto oltre oceano, si comincia a proporre una fantomatica "post-truth society", questo riabituarsi a cercare delle verità potrebbe essere tra le cose positive che ci restano quando saremo finalmente fuori dall'emergenza. Ad esempio, vorremmo davvero sapere se, ed in quale misura, i sacrifici che stiamo facendo producono un tangibile rallentamento dell'epidemia. E' una domanda ben posta e quindi in linea di principio è possibile dare una risposta corretta, trovare la corrispondente verità, ma non è facile individuare una grandezza la cui misura ci dica affidabilmente come sta andando l'evoluzione dell'epidemia.
E' facile individuare una misura idealizzata che risolverebbe …
E' facile individuare una misura idealizzata che risolverebbe …
Tra i tanti effetti che l'emergenza Covid-19 sta avendo sulle nostre vite e sul nostro modo di pensare c'è anche la riscoperta del fatto che a volte ci interessa davvero stabilire la verità su qualcosa. In una stagione in cui, soprattutto oltre oceano, si comincia a proporre una fantomatica "post-truth society", questo riabituarsi a cercare delle verità potrebbe essere tra le cose positive che ci restano quando saremo finalmente fuori dall'emergenza. Ad esempio, vorremmo davvero sapere se, ed in quale misura, i sacrifici che stiamo facendo producono un tangibile rallentamento dell'epidemia. E' una domanda ben posta e quindi in linea di principio è possibile dare una risposta corretta, trovare la corrispondente verità, ma non è facile individuare una grandezza la cui misura ci dica affidabilmente come sta andando l'evoluzione dell'epidemia.
E' facile individuare una misura idealizzata che risolverebbe la questione: "basterebbe" che ogni mattina tutti gli italiani facessero il tampone ed avere gli esiti in giornata. Ma questo chiaramente non è possibile. Le misure idealizzate di questo tipo sono solo giochini concettuali. Quello che ci è disponibile nel mondo reale sono i tanti dati che ci bombardano in questi giorni: totale dei casi positivi, decessi, dimessi, ricoveri in terapia intensiva, ricoveri in terapia subintensiva e simili. Quale di questi dati dà un quadro affidabile dell'evoluzione dell'epidemia? Ovviamente la risposta sintetica è nessuno. Ma combinandoli ed usando il metodo scientifico qualcosa si riesce a capire.
Ad esempio, l'indicatore più citato nelle tante analisi che vengono proposte è il numero totale dei casi positivi e la sua crescita giornaliera, ma spesso si sottovaluta un importante aspetto di inaffidabilità: per scoprire un caso positivo è necessario che qualcuno abbia deciso di far effettuare un tampone. Il metodo scientifico ci insegna che per arrivare alla verità è necessario eliminare l'influenza delle scelte arbitrarie (o peggio pregiudiziali) che fa l'essere umano. Ed in particolare per una malattia che molto spesso è asintomatica si ha un effetto di distorsione della verità molto forte a seconda di quanti tamponi vengono effettuati. Se se ne fanno molti, si trovano molti positivi, ma questo non caratterizza davvero la velocità di espansione del contagio. Negli ultimi 5 giorni sono stati fatti circa il doppio dei tamponi fatti nei precedenti 5 giorni, con l'effetto di produrre una sovrastima della attuale velocità di espansione dell'epidemia. E' quindi particolarmente significativo che, nonostante questo, un significativo rallentamento dell'incremento percentuale giornaliero si comincia a vedere: due settimane fa il numero totale di casi positivi aumentava di circa il 20% al giorno mentre per gli ultimi 5 giorni in media siamo attorno al 12% di incremento giornaliero.
L'indicatore che personalmente sto usando maggiormente per analizzare l'evolversi dell'epidemia si basa sulla crescita percentuale giornaliera del numero totale di casi che hanno richiesto un ricovero ospedaliero. Lo ritengo utile perché è indipendente dal numero di tamponi effettuati e gli studi medici fin qui condotti suggeriscono che ci sia una diretta proporzionalità tra numero di contagiati e numero di casi che richiedono il ricovero ospedaliero. Essendoci quella diretta proporzionalità ne consegue che l'incremento percentuale giornaliero del numero [noto!] dei ricoveri ospedalieri è uguale all'incremento percentuale giornaliero del numero [ignoto!] dei contagi. Anche questo mio indicatore due settimane fa mostrava una crescita giornaliera di circa il 20%, ma ora mostra un effetto più pronunciato delle misure adottate dal governo, con una crescita giornaliera che per gli ultimi 5 giorni è ridotta in media a circa il 9%.
E' importante notare che anche questo mio indicatore non è completamente immune da contaminazione dovuta a scelte fatte da esseri umani: può succedere che un paziente da ricoverare non venga ricoverato per mancanza di posti. Spero e credo che questo stia capitando molto poco, ma ad esempio in qualche ospedale della Lombardia potrebbe essere successo. Quindi l'indicatore che si basa sui casi riscontrati positivi tende a sovrastimare lo stato attuale della epidemia, mentre il mio indicatore tende a sottostimarlo.
La verità che sto cercando sta da qualche parte tra la sovrastima e la sottostima, e sapere che sta lì già è qualcosa, già di per se è una piccola ma significativa verità. Gli specialisti di epidemiologia hanno tecniche più raffinate e più precise di analisi di questi fenomeni, ma è interessante che combinando due soli indicatori relativamente semplici si arrivi ad un quadro già piuttosto informativo. Combinandoli si conclude che le misure adottate dal governo hanno portato a ridurre la velocità di espansione dell'epidemia dal 20% giornaliero di due settimane fa ad un valore attuale che, combinando i due indicatori, si stima essere tra il 9% ed il 12%, con una chiara tendenza in ulteriore miglioramento. Questa piccola verità è sufficiente a farmi dire "iorestoacasa" con ancor più convinzione. Sta funzionando, ma c'è ancora un importante pezzo di strada da fare.
* L'autore è Professore Ordinario di Fisica Teorica alla Federico II, dove è titolare dei corsi di Relatività Generale e Gravità Quantistica
E' facile individuare una misura idealizzata che risolverebbe la questione: "basterebbe" che ogni mattina tutti gli italiani facessero il tampone ed avere gli esiti in giornata. Ma questo chiaramente non è possibile. Le misure idealizzate di questo tipo sono solo giochini concettuali. Quello che ci è disponibile nel mondo reale sono i tanti dati che ci bombardano in questi giorni: totale dei casi positivi, decessi, dimessi, ricoveri in terapia intensiva, ricoveri in terapia subintensiva e simili. Quale di questi dati dà un quadro affidabile dell'evoluzione dell'epidemia? Ovviamente la risposta sintetica è nessuno. Ma combinandoli ed usando il metodo scientifico qualcosa si riesce a capire.
Ad esempio, l'indicatore più citato nelle tante analisi che vengono proposte è il numero totale dei casi positivi e la sua crescita giornaliera, ma spesso si sottovaluta un importante aspetto di inaffidabilità: per scoprire un caso positivo è necessario che qualcuno abbia deciso di far effettuare un tampone. Il metodo scientifico ci insegna che per arrivare alla verità è necessario eliminare l'influenza delle scelte arbitrarie (o peggio pregiudiziali) che fa l'essere umano. Ed in particolare per una malattia che molto spesso è asintomatica si ha un effetto di distorsione della verità molto forte a seconda di quanti tamponi vengono effettuati. Se se ne fanno molti, si trovano molti positivi, ma questo non caratterizza davvero la velocità di espansione del contagio. Negli ultimi 5 giorni sono stati fatti circa il doppio dei tamponi fatti nei precedenti 5 giorni, con l'effetto di produrre una sovrastima della attuale velocità di espansione dell'epidemia. E' quindi particolarmente significativo che, nonostante questo, un significativo rallentamento dell'incremento percentuale giornaliero si comincia a vedere: due settimane fa il numero totale di casi positivi aumentava di circa il 20% al giorno mentre per gli ultimi 5 giorni in media siamo attorno al 12% di incremento giornaliero.
L'indicatore che personalmente sto usando maggiormente per analizzare l'evolversi dell'epidemia si basa sulla crescita percentuale giornaliera del numero totale di casi che hanno richiesto un ricovero ospedaliero. Lo ritengo utile perché è indipendente dal numero di tamponi effettuati e gli studi medici fin qui condotti suggeriscono che ci sia una diretta proporzionalità tra numero di contagiati e numero di casi che richiedono il ricovero ospedaliero. Essendoci quella diretta proporzionalità ne consegue che l'incremento percentuale giornaliero del numero [noto!] dei ricoveri ospedalieri è uguale all'incremento percentuale giornaliero del numero [ignoto!] dei contagi. Anche questo mio indicatore due settimane fa mostrava una crescita giornaliera di circa il 20%, ma ora mostra un effetto più pronunciato delle misure adottate dal governo, con una crescita giornaliera che per gli ultimi 5 giorni è ridotta in media a circa il 9%.
E' importante notare che anche questo mio indicatore non è completamente immune da contaminazione dovuta a scelte fatte da esseri umani: può succedere che un paziente da ricoverare non venga ricoverato per mancanza di posti. Spero e credo che questo stia capitando molto poco, ma ad esempio in qualche ospedale della Lombardia potrebbe essere successo. Quindi l'indicatore che si basa sui casi riscontrati positivi tende a sovrastimare lo stato attuale della epidemia, mentre il mio indicatore tende a sottostimarlo.
La verità che sto cercando sta da qualche parte tra la sovrastima e la sottostima, e sapere che sta lì già è qualcosa, già di per se è una piccola ma significativa verità. Gli specialisti di epidemiologia hanno tecniche più raffinate e più precise di analisi di questi fenomeni, ma è interessante che combinando due soli indicatori relativamente semplici si arrivi ad un quadro già piuttosto informativo. Combinandoli si conclude che le misure adottate dal governo hanno portato a ridurre la velocità di espansione dell'epidemia dal 20% giornaliero di due settimane fa ad un valore attuale che, combinando i due indicatori, si stima essere tra il 9% ed il 12%, con una chiara tendenza in ulteriore miglioramento. Questa piccola verità è sufficiente a farmi dire "iorestoacasa" con ancor più convinzione. Sta funzionando, ma c'è ancora un importante pezzo di strada da fare.
* L'autore è Professore Ordinario di Fisica Teorica alla Federico II, dove è titolare dei corsi di Relatività Generale e Gravità Quantistica