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(afp)

Non è solo questione di soldi

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È anche una questione di soldi. Ma dietro la spaccatura che si è aperta nell'Unione c'è qualcosa di ben più minaccioso: una frattura politica profonda su forma e sostanza del progetto europeo. Occorre guardare oltre la visione un po' caricaturale di un fronte nordico, che in qualunque circostanza sa solo agitare come una clava il pur solidissimo argomento degli equilibri contabili.

È giunta l'ora di rendersi conto che non di un'ottusa ossessione ragionieristica si tratta, ma di un abile sfruttamento della propria posizione di vantaggio in materia per imporre il blocco di ogni tentativo di superare quel sistema intergovernativo di gestione della Ue che è poi all'origine della sua crescente paralisi decisionale.

Ci voleva forse un banco di prova del tutto eccezionale - come quello della pandemia in atto - per portare in piena luce il nodo politico della condizione drammatica in cui versa oggi il percorso dell'Unione…
È anche una questione di soldi. Ma dietro la spaccatura che si è aperta nell'Unione c'è qualcosa di ben più minaccioso: una frattura politica profonda su forma e sostanza del progetto europeo. Occorre guardare oltre la visione un po' caricaturale di un fronte nordico, che in qualunque circostanza sa solo agitare come una clava il pur solidissimo argomento degli equilibri contabili.

È giunta l'ora di rendersi conto che non di un'ottusa ossessione ragionieristica si tratta, ma di un abile sfruttamento della propria posizione di vantaggio in materia per imporre il blocco di ogni tentativo di superare quel sistema intergovernativo di gestione della Ue che è poi all'origine della sua crescente paralisi decisionale.

Ci voleva forse un banco di prova del tutto eccezionale - come quello della pandemia in atto - per portare in piena luce il nodo politico della condizione drammatica in cui versa oggi il percorso dell'Unione. Non è certo per caso che si è arrivati a dare l'indecorosa dimostrazione di cinismo politico con la quale - pur a fronte di una quotidiana emergenza di centinaia di bare - il consiglio dei governi nazionali non è riuscito a fare di meglio che prendersi un paio di settimane di pausa. Dopo anni e anni di ben orchestrata difesa contro ogni seria ipotesi di trasferimento di poteri a livello sovranazionale il frutto non poteva essere che quello oggi sotto gli occhi di tutti: il meccanismo di gestione intergovernativo è ormai riformabile soltanto se la sua riforma consiste nel frantumarlo.

Numerosi e convergenti in tal senso sono stati alcuni passaggi chiave nel percorso delle istituzioni europee. Dapprima la più che disinvolta strategia di allargamento soprattutto verso i Paesi dell'Est. Linea giustificata con il buon argomento di contrastare in quella parte d'Europa l'attrazione verso la Russia post-sovietica, ma intrapresa senza il minimo di revisione del sistema decisionale interno diventato così rapidamente ingestibile. Un deciso punto a favore di chi, spesso senza apparire, mirava anche per questa via a rafforzare il primato del metodo intergovernativo all'insegna di un sovranismo negato con le parole ma perseguito nei fatti.

Qualcosa di consimile è accaduto perfino con l'unica decisione che finora ha creato un reale potere sovranazionale: la nascita dell'euro.

Attenzione, al nuovo Principe europeo è stato dato sì il compito di battere moneta al posto delle singole zecche nazionali ma non anche quello di esigere tasse in proprio e di poter così gestire un bilancio come soggetto politico autonomo. Monca di questi attributi essenziali la operazione moneta unica ha finito per rivelarsi uno strumento utile a impedire la rincorsa alle svalutazioni competitive così invisa ai Paesi con valuta forte, a cominciare e per finire con la Germania. Mentre il nulla di fatto sul versante fiscale consente tuttora pratiche di sleale concorrenza tributaria da parte di alcuni soci della Ue a danno degli altri. In particolare - esempio indecoroso di doppiezza politica - da parte del governo olandese che, pur facendo abbondante cassa con il "dumping fiscale", si erge a severo giudice dell'irreprensibilità dei bilanci altrui.

A questo punto, per chi voglia guardare in faccia la realtà sia il campo sia il senso della battaglia politica in corso appaiono chiari e definiti. O si affronta il nodo del sovranismo mascherato dei finti europeisti oppure qualunque compromesso strappato sui soldi non farà che rendere più lunga e penosa l'agonia della costruzione europea.