Civiltà cattolica, la storica rivista gesuita sbarca in Cina
Alberto Melloni , di ALBERTO MELLONI
La Civiltà Cattolica esce anche in Cina e in cinese, con tanto di sito web e profilo social. La ampollosità diplomatica con cui il Segretario di Stato, il cardinal Parolin, ha ringraziato il direttore della rivista gesuita per l'avvio di questa edizione fa capire che l'uscita della testata nel Paese di mezzo è molto di più di un fatto editoriale.
Fin qui il nodo della discussione fra Roma e Pechino era stato quello della scelta dei vescovi. Il partito li voleva selezionare nella associazione patriottica, anche a costo di creare una divisione fra vescovi che avevano una comunione pubblica con la sede apostolica e vescovi che non potevano o non volevano dimostrarla. L'accordo sulle procedure di scelta e nomina dell'episcopato, che scade fra a pochi mesi, ha permesso di scegliere vescovi riconosciuti dal governo e in comunione con il vescovo di Roma, nonché di sanare la situazione di chi quella comunione non aveva avuto modo di es…
Fin qui il nodo della discussione fra Roma e Pechino era stato quello della scelta dei vescovi. Il partito li voleva selezionare nella associazione patriottica, anche a costo di creare una divisione fra vescovi che avevano una comunione pubblica con la sede apostolica e vescovi che non potevano o non volevano dimostrarla. L'accordo sulle procedure di scelta e nomina dell'episcopato, che scade fra a pochi mesi, ha permesso di scegliere vescovi riconosciuti dal governo e in comunione con il vescovo di Roma, nonché di sanare la situazione di chi quella comunione non aveva avuto modo di es…
La Civiltà Cattolica esce anche in Cina e in cinese, con tanto di sito web e profilo social. La ampollosità diplomatica con cui il Segretario di Stato, il cardinal Parolin, ha ringraziato il direttore della rivista gesuita per l'avvio di questa edizione fa capire che l'uscita della testata nel Paese di mezzo è molto di più di un fatto editoriale.
Fin qui il nodo della discussione fra Roma e Pechino era stato quello della scelta dei vescovi. Il partito li voleva selezionare nella associazione patriottica, anche a costo di creare una divisione fra vescovi che avevano una comunione pubblica con la sede apostolica e vescovi che non potevano o non volevano dimostrarla. L'accordo sulle procedure di scelta e nomina dell'episcopato, che scade fra a pochi mesi, ha permesso di scegliere vescovi riconosciuti dal governo e in comunione con il vescovo di Roma, nonché di sanare la situazione di chi quella comunione non aveva avuto modo di esprimerla.
Il Papa ha così potuto esercitare il ministero di unità del successone di Pietro: che conta molto più di ogni potestà di legittimazione delle consacrazioni o di somministrazione delle scomuniche. C'è stato, ovviamente, chi ha imputato a papa Francesco e al cardinal Parolin di aver stretto la mano al persecutore: una accusa non nuova (la stessa mossa all'Ostpolitik vaticana, che però permise a Wojtyla di essere libero di andare ai conclavi del 1978...), che adombra il desiderio più di persecuzione, con un masochismo sulla pelle degli altri che è estraneo al cristianesimo e dimostra una scarsissima conoscenza della storia sia della Cina sia della diplomazia vaticana.
La pubblicazione de La Civiltà Cattolica in cinese, invece, va oltre la questione dei vescovi (anche se dice che il rinnovo dell'accordo è garantito). Mettere in circolazione in Cina una rivista cattolica autorevole chiama infatti in causa i fedeli cinesi e la società cinese. Abbonamenti e consultazioni permetteranno allo Stato di avere un censimento automatico di tutti i fedeli "colti" della comunità cattolica, probabilmente già noti alle autorità. Ma soprattutto permetterà di aprire un doppio canale di trasmissione.
La Civiltà Cattolica esprime da sempre la posizione ufficiosa della Segreteria di Stato che ne rilegge e corregge le bozze. La sua edizione cinese taglia l'erba sotto i pedi a tutti quei soggetti cattolici che si erano sognati di piantare la loro bandiera sulla impossibile "mediazione" fra Roma e Pechino, finanziando qualche pretino o impiantando qualche opera. E soprattutto consente ad ogni funzionario di capire con esattezza la posizione di Roma senza poter strumentalizzare le voci contrarie ad un dialogo diplomatico che tutti sanno che non sarà mai facile, ma che il cardinal Parolin ha dimostrato che non è impossibile.
La rivista gesuita, inoltre, permetterà di aprire i fedeli e l'intellighentsia cattolica cinese a un rinnovamento intellettuale finora frenato dalla mentalità di chi pensava che la Cina dovesse eccellere in tanti campi, ma non in questo. La compressione degli studi storici, esegetici, teologici, filosofico ha infatti impedito una originalità di pensiero cristiano di cui ha bisogno tutta la chiesa, sia quella del Paese di mezzo sia quella universale: credendo di "sinizzare la religione", ha permesso l'infiltrazione di una religiosità ultraconservatrice (quello di Bannon ad esempio) che il cattolicesimo respinge perché ne inquina l'anima.
Finora la collezione di Civiltà Cattolica era indispensabile agli storici che volevano datare e seguire le ossessioni ecclesiastiche della chiesa (dal modernismo a don Milani); nei prossimi 150 anni servirà anche a chi farà la storia della fede cristiana in Cina.
Fin qui il nodo della discussione fra Roma e Pechino era stato quello della scelta dei vescovi. Il partito li voleva selezionare nella associazione patriottica, anche a costo di creare una divisione fra vescovi che avevano una comunione pubblica con la sede apostolica e vescovi che non potevano o non volevano dimostrarla. L'accordo sulle procedure di scelta e nomina dell'episcopato, che scade fra a pochi mesi, ha permesso di scegliere vescovi riconosciuti dal governo e in comunione con il vescovo di Roma, nonché di sanare la situazione di chi quella comunione non aveva avuto modo di esprimerla.
Il Papa ha così potuto esercitare il ministero di unità del successone di Pietro: che conta molto più di ogni potestà di legittimazione delle consacrazioni o di somministrazione delle scomuniche. C'è stato, ovviamente, chi ha imputato a papa Francesco e al cardinal Parolin di aver stretto la mano al persecutore: una accusa non nuova (la stessa mossa all'Ostpolitik vaticana, che però permise a Wojtyla di essere libero di andare ai conclavi del 1978...), che adombra il desiderio più di persecuzione, con un masochismo sulla pelle degli altri che è estraneo al cristianesimo e dimostra una scarsissima conoscenza della storia sia della Cina sia della diplomazia vaticana.
La pubblicazione de La Civiltà Cattolica in cinese, invece, va oltre la questione dei vescovi (anche se dice che il rinnovo dell'accordo è garantito). Mettere in circolazione in Cina una rivista cattolica autorevole chiama infatti in causa i fedeli cinesi e la società cinese. Abbonamenti e consultazioni permetteranno allo Stato di avere un censimento automatico di tutti i fedeli "colti" della comunità cattolica, probabilmente già noti alle autorità. Ma soprattutto permetterà di aprire un doppio canale di trasmissione.
La Civiltà Cattolica esprime da sempre la posizione ufficiosa della Segreteria di Stato che ne rilegge e corregge le bozze. La sua edizione cinese taglia l'erba sotto i pedi a tutti quei soggetti cattolici che si erano sognati di piantare la loro bandiera sulla impossibile "mediazione" fra Roma e Pechino, finanziando qualche pretino o impiantando qualche opera. E soprattutto consente ad ogni funzionario di capire con esattezza la posizione di Roma senza poter strumentalizzare le voci contrarie ad un dialogo diplomatico che tutti sanno che non sarà mai facile, ma che il cardinal Parolin ha dimostrato che non è impossibile.
La rivista gesuita, inoltre, permetterà di aprire i fedeli e l'intellighentsia cattolica cinese a un rinnovamento intellettuale finora frenato dalla mentalità di chi pensava che la Cina dovesse eccellere in tanti campi, ma non in questo. La compressione degli studi storici, esegetici, teologici, filosofico ha infatti impedito una originalità di pensiero cristiano di cui ha bisogno tutta la chiesa, sia quella del Paese di mezzo sia quella universale: credendo di "sinizzare la religione", ha permesso l'infiltrazione di una religiosità ultraconservatrice (quello di Bannon ad esempio) che il cattolicesimo respinge perché ne inquina l'anima.
Finora la collezione di Civiltà Cattolica era indispensabile agli storici che volevano datare e seguire le ossessioni ecclesiastiche della chiesa (dal modernismo a don Milani); nei prossimi 150 anni servirà anche a chi farà la storia della fede cristiana in Cina.