Il virus delle fake news
Stefania Di Lellis , di STEFANIA DI LELLISUn rapporto dell’Unesco lancia l’allarme sulle notizie false, i presunti complotti, le cure improbabili, diffusi insieme alla pandemia.
Ogni area del mondo ha le sue fake news preferite sul virus. Nei paesi arabi, ad esempio, per settimane è andata forte sui social la pipì di cammello come rimedio miracoloso. Ma non c'è bisogno di arrivare a queste bizzarrie. Ognuno di noi riceve ogni giorno quintali di suggerimenti, notizie di scoperte sensazionali o di misteriosi complotti.
Una epidemia di menzogne che si accompagna e peggiora gli effetti del contagio. Una valanga di bugie che rimbalza nel mondo in nome di un disegno geopolitico nascosto o semplicemente come una melma senza testa. Le conseguenze sono disastrose. "Il Covid 19 ha causato una pandemia parallela di disinformazione che ha avuto un impatto diretto su vite e mezzi di sussistenza in tutto il mondo. Falsità e disinformazione si sono rivelate mortali e hanno seminato confusione su scelte personali e politiche d'importanza vitale", spiegano dall'Unesco, l'organizzazione delle Nazioni Unite per la Cultura e…
Una epidemia di menzogne che si accompagna e peggiora gli effetti del contagio. Una valanga di bugie che rimbalza nel mondo in nome di un disegno geopolitico nascosto o semplicemente come una melma senza testa. Le conseguenze sono disastrose. "Il Covid 19 ha causato una pandemia parallela di disinformazione che ha avuto un impatto diretto su vite e mezzi di sussistenza in tutto il mondo. Falsità e disinformazione si sono rivelate mortali e hanno seminato confusione su scelte personali e politiche d'importanza vitale", spiegano dall'Unesco, l'organizzazione delle Nazioni Unite per la Cultura e…
Ogni area del mondo ha le sue fake news preferite sul virus. Nei paesi arabi, ad esempio, per settimane è andata forte sui social la pipì di cammello come rimedio miracoloso. Ma non c'è bisogno di arrivare a queste bizzarrie. Ognuno di noi riceve ogni giorno quintali di suggerimenti, notizie di scoperte sensazionali o di misteriosi complotti.
Una epidemia di menzogne che si accompagna e peggiora gli effetti del contagio. Una valanga di bugie che rimbalza nel mondo in nome di un disegno geopolitico nascosto o semplicemente come una melma senza testa. Le conseguenze sono disastrose. "Il Covid 19 ha causato una pandemia parallela di disinformazione che ha avuto un impatto diretto su vite e mezzi di sussistenza in tutto il mondo. Falsità e disinformazione si sono rivelate mortali e hanno seminato confusione su scelte personali e politiche d'importanza vitale", spiegano dall'Unesco, l'organizzazione delle Nazioni Unite per la Cultura e la Scienza che ha lanciato studi e report per censire il fenomeno e cercare di mettere a punto strategie di contenimento ed educazione.
"L'impatto della disinformazione durante l'emergenza Covid 19 è più letale della disinformazione su altri argomenti, quali politica e democrazia", spiegano i ricercatori che parlano di "disinfodemia". Una pandemia che uccide l'informazione affidabile e per le sue conseguenze ha allarmato anche l'Organizzazione mondiale della Sanità.
I ricercatori della Bruno Kessler Foundation hanno vagliato 112 milioni di post riguardanti il Covid 19 e hanno riscontrato fonti inaffidabili per il 40% di questi. Un altro studio del "Foundation COVID-19 Infodemic Observatory", indica che il 42% di 178 milioni di tweet sull'epidemia erano rimbalzati da "bot" e il 40% erano inaffidabili. Uno studio del Reuters Institute in sei Paesi spiega che un terzo degli utenti di social media si è imbattuto in false informazioni sull'epidemia.
Il Pew Research Center precisa che in particolare le persone che cercano notizie quasi esclusivamente sui social media sono più a rischio disinformazione. A marzo circa 40 milioni di post su Facebook riguardanti il Covid 19 sono stati bollati come problematici dalla stessa compagnia che però non li ha cancellati, mentre centinaia di migliaia di altri che potevano portare a immediati danni alla salute sono stati rimossi.
Newsguard - una sorta di estensione dei browser che aiuta a capire se le informazioni hanno fonti sospette - ha identificato 191 siti web in Europa e Nord America che hanno pubblicato false notizie sul virus. La Alleanza CoronaVirusFacts ha scoperto oltre 3500 notizie false in più di 70 Paesi e in più di 40 lingue. Nella maggior parte dei casi in questa tempesta disinfodemica c'erano anche xenofobia, razzismo, incitamento all'odio. "E il problema - notano dall'Unesco - non è soltanto il volume delle falsità, ma la combinazione con contenuti che generano emotività e il fatto che le bugie spesso sono veicolate attraverso attori in grado di influenzare l'opinione pubblica".
All'inizio dell'epidemia le bugie riguardavano soprattutto l'origine del coronavirus, poi la diffusione dei contagi e le cure. Ora sempre di più ci sono menzogne riguardanti specifici gruppi nazionali, etnici o religiosi (un esempio le false foto di musulmani intenti a pregare tutti insieme a Londra in barba al distanziamento sociale) e l'impatto del Covid 19 sui sistemi sanitari nazionali.
I ricercatori dell'Unesco hanno provato a categorizzare i "fake" in base agli scopi di chi ha avviato le ondate disinformative. Ci sono compagnie, governi, ong. Le Nazioni Unite hanno provato a ipotizzare anche delle risposte. Innanzitutto occorre incoraggiare le operazioni di fact-checking, ma anche avviare campagne educative particolarmente mirate ai gruppi più facilmente target della "disinfodemia". Le risposte legislative o politiche sono quelle che camminano su un crinale pericoloso, che è quello della censura: in contesti politicamente difficili è anche il buon giornalismo che rischia di cadere nelle maglie dei cacciatori di bugie. Ci sono poi le selezioni compiute dagli algoritmi, ma anche queste possono essere terreno scivoloso per violazioni del diritto di espressione. Una guerra difficile da vincere, ma - nota l'Unesco - un terreno dove i media autorevoli hanno una grande battaglia da giocare.
Una epidemia di menzogne che si accompagna e peggiora gli effetti del contagio. Una valanga di bugie che rimbalza nel mondo in nome di un disegno geopolitico nascosto o semplicemente come una melma senza testa. Le conseguenze sono disastrose. "Il Covid 19 ha causato una pandemia parallela di disinformazione che ha avuto un impatto diretto su vite e mezzi di sussistenza in tutto il mondo. Falsità e disinformazione si sono rivelate mortali e hanno seminato confusione su scelte personali e politiche d'importanza vitale", spiegano dall'Unesco, l'organizzazione delle Nazioni Unite per la Cultura e la Scienza che ha lanciato studi e report per censire il fenomeno e cercare di mettere a punto strategie di contenimento ed educazione.
"L'impatto della disinformazione durante l'emergenza Covid 19 è più letale della disinformazione su altri argomenti, quali politica e democrazia", spiegano i ricercatori che parlano di "disinfodemia". Una pandemia che uccide l'informazione affidabile e per le sue conseguenze ha allarmato anche l'Organizzazione mondiale della Sanità.
I ricercatori della Bruno Kessler Foundation hanno vagliato 112 milioni di post riguardanti il Covid 19 e hanno riscontrato fonti inaffidabili per il 40% di questi. Un altro studio del "Foundation COVID-19 Infodemic Observatory", indica che il 42% di 178 milioni di tweet sull'epidemia erano rimbalzati da "bot" e il 40% erano inaffidabili. Uno studio del Reuters Institute in sei Paesi spiega che un terzo degli utenti di social media si è imbattuto in false informazioni sull'epidemia.
Il Pew Research Center precisa che in particolare le persone che cercano notizie quasi esclusivamente sui social media sono più a rischio disinformazione. A marzo circa 40 milioni di post su Facebook riguardanti il Covid 19 sono stati bollati come problematici dalla stessa compagnia che però non li ha cancellati, mentre centinaia di migliaia di altri che potevano portare a immediati danni alla salute sono stati rimossi.
Newsguard - una sorta di estensione dei browser che aiuta a capire se le informazioni hanno fonti sospette - ha identificato 191 siti web in Europa e Nord America che hanno pubblicato false notizie sul virus. La Alleanza CoronaVirusFacts ha scoperto oltre 3500 notizie false in più di 70 Paesi e in più di 40 lingue. Nella maggior parte dei casi in questa tempesta disinfodemica c'erano anche xenofobia, razzismo, incitamento all'odio. "E il problema - notano dall'Unesco - non è soltanto il volume delle falsità, ma la combinazione con contenuti che generano emotività e il fatto che le bugie spesso sono veicolate attraverso attori in grado di influenzare l'opinione pubblica".
All'inizio dell'epidemia le bugie riguardavano soprattutto l'origine del coronavirus, poi la diffusione dei contagi e le cure. Ora sempre di più ci sono menzogne riguardanti specifici gruppi nazionali, etnici o religiosi (un esempio le false foto di musulmani intenti a pregare tutti insieme a Londra in barba al distanziamento sociale) e l'impatto del Covid 19 sui sistemi sanitari nazionali.
I ricercatori dell'Unesco hanno provato a categorizzare i "fake" in base agli scopi di chi ha avviato le ondate disinformative. Ci sono compagnie, governi, ong. Le Nazioni Unite hanno provato a ipotizzare anche delle risposte. Innanzitutto occorre incoraggiare le operazioni di fact-checking, ma anche avviare campagne educative particolarmente mirate ai gruppi più facilmente target della "disinfodemia". Le risposte legislative o politiche sono quelle che camminano su un crinale pericoloso, che è quello della censura: in contesti politicamente difficili è anche il buon giornalismo che rischia di cadere nelle maglie dei cacciatori di bugie. Ci sono poi le selezioni compiute dagli algoritmi, ma anche queste possono essere terreno scivoloso per violazioni del diritto di espressione. Una guerra difficile da vincere, ma - nota l'Unesco - un terreno dove i media autorevoli hanno una grande battaglia da giocare.