Vettel, la verità dietro al divorzio
Marco Mensurati , di MARCO MENSURATINon è stata una separazione consensuale e i soldi sono solo un aspetto del problema. La Ferrari ha fatto una scelta a lungo termine per affrontare la rivoluzione in arrivo nella Formula 1. E punta tutto su Leclerc, "l'uomo che con Verstappen scriverà la storia dei prossimi dieci anni"
Non è stata una separazione consensuale. Se, arrivati al momento dell’addio, tra la Ferrari e Sebastian Vettel non sono volati gli stracci, se non c’è stata una trattativa economica serrata, saltata magari sull’ultimo capriccio, o sull’ultimo cavillo, se alla fine ci si è salutati con una stretta di mano molto british è stata solo una questione di stile, e non perché la fine di questa lunga storia di quasi amore abbia soddisfatto le aspettative delle due parti.
Perché se è vero che la Ferrari aveva ormai da tempo puntato definitivamente su Charles Leclerc - che a Maranello (e anche a Torino) è considerato il pilota del futuro, “il fenomeno”, “l’uomo che insieme a Verstappen scriverà la storia della Formula 1 dei prossimi dieci anni” – se è vero dunque che Binotto & co. consideravano sacrificabile il tedesco, è altrettanto innegabile che Vettel a…
Perché se è vero che la Ferrari aveva ormai da tempo puntato definitivamente su Charles Leclerc - che a Maranello (e anche a Torino) è considerato il pilota del futuro, “il fenomeno”, “l’uomo che insieme a Verstappen scriverà la storia della Formula 1 dei prossimi dieci anni” – se è vero dunque che Binotto & co. consideravano sacrificabile il tedesco, è altrettanto innegabile che Vettel a…
Non è stata una separazione consensuale. Se, arrivati al momento dell’addio, tra la Ferrari e Sebastian Vettel non sono volati gli stracci, se non c’è stata una trattativa economica serrata, saltata magari sull’ultimo capriccio, o sull’ultimo cavillo, se alla fine ci si è salutati con una stretta di mano molto british è stata solo una questione di stile, e non perché la fine di questa lunga storia di quasi amore abbia soddisfatto le aspettative delle due parti.
Perché se è vero che la Ferrari aveva ormai da tempo puntato definitivamente su Charles Leclerc - che a Maranello (e anche a Torino) è considerato il pilota del futuro, “il fenomeno”, “l’uomo che insieme a Verstappen scriverà la storia della Formula 1 dei prossimi dieci anni” – se è vero dunque che Binotto & co. consideravano sacrificabile il tedesco, è altrettanto innegabile che Vettel avrebbe continuato volentieri a correre in rosso, vuoi per mancanza di alternative vere, vuoi per orgoglio, vuoi per l’umana e comprensibile difficoltà ad accettare di dover riscrivere il finale dell’autonarrazione della propria carriera. In Italia Seb era venuto col sogno di ripercorrere le orme di Schumi, e quella è sempre stata la principale motivazione della sua esperienza. Ammettere che quel sogno era ormai diventato velleitario, era un’incombenza psicologica che Vettel avrebbe rinviato volentieri di un altro anno.
Date queste premesse è facile capire come mai una vera e propria trattativa per il rinnovo del contratto di Sebastian non sia mai stata davvero intavolata.
In questi giorni di lockdown, nel silenzio dei motori spenti se ne era parlato molto. Si era etto che la Ferrari avrebbe voluto una riduzione dello stipendio da parte di Vettel che invece non ne voleva sentir parlare. Qualcuno aveva addirittura parlato di un’offerta concreta da parte della Ferrari che il tedesco (che oggi guadagna 30 milioni di euro l’anno) avrebbe respinto definendola “a joke”, uno “scherzo”. La notizia è stata smentita. E a quanto pare l’offerta non è mai stata fatta, non ufficialmente almeno.
Ma il punto non è se fosse vera o no l’offerta. Il punto è che i soldi in questa storia sono solo un aspetto del problema, e non il principale. Al centro di tutto c’è il ruolo che un pilota come Vettel avrebbe dovuto avere all’interno della Scuderia nei prossimi anni. Anni di rivoluzione e di stravolgimenti, anni in cui la Formula 1 cambierà di nuovo pelle, diventando definitivamente americana. Entrerà in vigore il budget cap, usciranno team importanti (la Renault è con più di un piede fuori, la Mercedes ci sta pensando seriamente), verrà rivoluzionato il modo di fare le macchine, di lavorare e di guidare, persino.
Posto che per l’anno corrente e il prossimo difficilmente la Rossa – con il regolamento tecnico inchiodato e in ritardo cronico sull'ibrido ormai dal 2014 – potrà competere con Mercedes e Red Bull, a Maranello hanno scelto di decidere ragionando sul medio-lungo termine. E sul medio termine hanno deciso per Leclerc.
Partendo da qui è dunque abbastanza facile ipotizzare se non un vero e proprio nome, almeno una “tipologia” di pilota per l’uomo che verrà chiamato a rimpiazzare Seb. Di solito, quando si arriva a un bivio come questo, occorre prima scegliere lo schema da adottare; a “una punta”, un grande pilota e un secondo, tipo Schumacher-Barrichello, per capirsi; o a due punte, due big in pista e a metà stagione si sceglie su quale puntare, scelta più tipica di una F1 che fu, si pensi alla McLaren di Senna-Prost. A quanto pare di capire, la Ferrari investirà invece su una terza via. Considerando proprio la chiave strategica a lungo termine, è quasi escluso che si punti sugli unici due big sulla scena: Hamilton (troppo vecchio) e Verstappen (blindato). Ma è escluso anche un “secondo” classico. Più probabile che si vada su un pilota ancora giovane ma molto solido e competitivo: la scelta ricadrà dunque su uno tra Sainz, Bottas e Ricciardo.
Perché se è vero che la Ferrari aveva ormai da tempo puntato definitivamente su Charles Leclerc - che a Maranello (e anche a Torino) è considerato il pilota del futuro, “il fenomeno”, “l’uomo che insieme a Verstappen scriverà la storia della Formula 1 dei prossimi dieci anni” – se è vero dunque che Binotto & co. consideravano sacrificabile il tedesco, è altrettanto innegabile che Vettel avrebbe continuato volentieri a correre in rosso, vuoi per mancanza di alternative vere, vuoi per orgoglio, vuoi per l’umana e comprensibile difficoltà ad accettare di dover riscrivere il finale dell’autonarrazione della propria carriera. In Italia Seb era venuto col sogno di ripercorrere le orme di Schumi, e quella è sempre stata la principale motivazione della sua esperienza. Ammettere che quel sogno era ormai diventato velleitario, era un’incombenza psicologica che Vettel avrebbe rinviato volentieri di un altro anno.
Date queste premesse è facile capire come mai una vera e propria trattativa per il rinnovo del contratto di Sebastian non sia mai stata davvero intavolata.
In questi giorni di lockdown, nel silenzio dei motori spenti se ne era parlato molto. Si era etto che la Ferrari avrebbe voluto una riduzione dello stipendio da parte di Vettel che invece non ne voleva sentir parlare. Qualcuno aveva addirittura parlato di un’offerta concreta da parte della Ferrari che il tedesco (che oggi guadagna 30 milioni di euro l’anno) avrebbe respinto definendola “a joke”, uno “scherzo”. La notizia è stata smentita. E a quanto pare l’offerta non è mai stata fatta, non ufficialmente almeno.
Ma il punto non è se fosse vera o no l’offerta. Il punto è che i soldi in questa storia sono solo un aspetto del problema, e non il principale. Al centro di tutto c’è il ruolo che un pilota come Vettel avrebbe dovuto avere all’interno della Scuderia nei prossimi anni. Anni di rivoluzione e di stravolgimenti, anni in cui la Formula 1 cambierà di nuovo pelle, diventando definitivamente americana. Entrerà in vigore il budget cap, usciranno team importanti (la Renault è con più di un piede fuori, la Mercedes ci sta pensando seriamente), verrà rivoluzionato il modo di fare le macchine, di lavorare e di guidare, persino.
Posto che per l’anno corrente e il prossimo difficilmente la Rossa – con il regolamento tecnico inchiodato e in ritardo cronico sull'ibrido ormai dal 2014 – potrà competere con Mercedes e Red Bull, a Maranello hanno scelto di decidere ragionando sul medio-lungo termine. E sul medio termine hanno deciso per Leclerc.
Partendo da qui è dunque abbastanza facile ipotizzare se non un vero e proprio nome, almeno una “tipologia” di pilota per l’uomo che verrà chiamato a rimpiazzare Seb. Di solito, quando si arriva a un bivio come questo, occorre prima scegliere lo schema da adottare; a “una punta”, un grande pilota e un secondo, tipo Schumacher-Barrichello, per capirsi; o a due punte, due big in pista e a metà stagione si sceglie su quale puntare, scelta più tipica di una F1 che fu, si pensi alla McLaren di Senna-Prost. A quanto pare di capire, la Ferrari investirà invece su una terza via. Considerando proprio la chiave strategica a lungo termine, è quasi escluso che si punti sugli unici due big sulla scena: Hamilton (troppo vecchio) e Verstappen (blindato). Ma è escluso anche un “secondo” classico. Più probabile che si vada su un pilota ancora giovane ma molto solido e competitivo: la scelta ricadrà dunque su uno tra Sainz, Bottas e Ricciardo.