✕

Fase 2, per ultimi vengono i bambini

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura
Si riaprono le attività economiche e, in parte, quelle ricreative degli adulti. Ma le attività che riguardano i più piccoli e gli adolescenti rimangono al palo: di fatto limitate, oltre alla didattica online dei cui limiti e rischi di allargamento delle disuguaglianze si è parlato più volte anche su questo giornale e che comunque riguardano poco o nulla i piccolissimi, alla possibilità di stare all'aria aperta.

Anche l'atto minimo di consentire in sicurezza l'utilizzo dei giochi, che avrebbe dovuto avvenire il 18 maggio, non è stato compiuto in molti comuni: non si sono trovati i soldi, il tempo, il personale per disinfettare i giochi e per installare una postazione che consenta di farlo agli adulti che accompagnano i bambini. In molti parchi e giardini non è stata neppure tagliata l'erba che, cresciuta rigogliosa, nasconde pericoli forse maggiori del Covid per un bambino piccolo: siringhe sporche e pungenti, coc…
Si riaprono le attività economiche e, in parte, quelle ricreative degli adulti. Ma le attività che riguardano i più piccoli e gli adolescenti rimangono al palo: di fatto limitate, oltre alla didattica online dei cui limiti e rischi di allargamento delle disuguaglianze si è parlato più volte anche su questo giornale e che comunque riguardano poco o nulla i piccolissimi, alla possibilità di stare all'aria aperta.

Anche l'atto minimo di consentire in sicurezza l'utilizzo dei giochi, che avrebbe dovuto avvenire il 18 maggio, non è stato compiuto in molti comuni: non si sono trovati i soldi, il tempo, il personale per disinfettare i giochi e per installare una postazione che consenta di farlo agli adulti che accompagnano i bambini. In molti parchi e giardini non è stata neppure tagliata l'erba che, cresciuta rigogliosa, nasconde pericoli forse maggiori del Covid per un bambino piccolo: siringhe sporche e pungenti, cocci di vetro, escrementi e deiezioni varie lasciate da chi in queste settimane ha utilizzato indisturbato, nonostante i divieti, quei luoghi.

Al frenetico lavoro di pulizia e adeguamento che ha coinvolto e sta coinvolgendo tutte gli altri spazi e attività si contrappone l'abbandono dei luoghi per i più piccoli. Un messaggio chiaro sulla scarsa centralità che essi hanno per chi ci governa, ad ogni livello - come per altro era già emerso nel susseguirsi di decreti che hanno regolato la nostra vita dall'inizio dell'emergenza. Il risultato è che i bambini spesso frequentano parchi e giochi che non sempre hanno almeno la sicurezza pre-Covid.

E non è inusuale vedere pre-adolescenti e adolescenti, privati delle attività con cui prima riempivano il tempo libero da scuola e compiti, che si ammassano allegramente sulle panchine, camminano in gruppi a distanza di pochi centimetri l'uno dall'altro, naturalmente senza mascherina. Incoscienza dell'età, ma responsabilità di un mondo di adulti che fatica a mettere insieme una qualche idea e comunque a considerare una priorità il bisogno di socialità, gioco, movimento dei bambini e ragazzi. Il decreto Rilancio, per altro non ancora ufficiale nel momento in cui scrivo, contiene, all'art. 112, qualche cosa in questa direzione, destinando fondi al potenziamento dei centri estivi e al contrasto alla povertà educativa. I requisiti logistico-sanitari per organizzare i primi e in generale le attività organizzate per i bambini e ragazzi - incluse quelle individuate come attività all'aperto che sarebbero dovute partire il 18 maggio - sono dettagliati nell'allegato 8 ai due decreti precedenti, ma approvato solo il 17 maggio.

Quindi solo ora comuni e potenziali gestori di queste attività sono in grado di cominciare a organizzarsi, programmare attività, assumere personale, aprire iscrizioni. Il risultato è che, nel migliore dei casi, sarà disponibile qualche cosa solo dopo metà giugno, oltre un mese dopo la riapertura della maggior parte di tutte le altre attività. Ma nulla è previsto per i piccolissimi.

Nulla anche per quanto riguarda il recupero della didattica perduta - è accertato dallo stesso Miur - dal 40% circa degli studenti. Si parla, infatti, solo di attività ludico-creative. Il fatto è che il tema dei diritti di bambini e ragazzi sembra sia caro solo alla ministra della Famiglia, che fa quel che può.

Senza trovare sponda nella ministra dell'Istruzione, pervicacemente occupata a difendere il sacrosanto calendario scolastico, unico punto fermo in una scuola che è stata radicalmente terremotata, mentre non coglie la necessità, e opportunità, di utilizzare i mesi estivi non solo o tanto per un tradizionale recupero, ma per la sperimentazione di modelli educativi e didattici nuovi, flessibili: che utilizzino non solo gli spazi, ma le competenze e risorse disponibili nelle comunità locali al fine della costruzione di vere e proprie comunità educanti: necessarie in generale, ma tanto più in un contesto che pone molti vincoli organizzativi a una scuola chiusa in se stessa. Che almeno si tagli l'erba e si rendano agibili e sicuri i parchi e i giochi dei bambini.