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La lezione del sorteggio

La pandemia impone una nuova politica sanitaria: dobbiamo operare affinché le risorse della medicina, a partire dal vaccino, siano distribuite equamente
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Anche la vittoria e la sconfitta, le più familiari metafore della vita e della morte, possono essere affidate alla sorte e al gioco del caso. Ma è proprio questa casualità a venire percepita come sommamente ingiusta, al punto che nello sport - luogo dell'azzardo, per eccellenza - il sorteggio, in caso di parità, è stato abolito ormai da mezzo secolo.
D'altronde, mai nessuno, anche chi abbia una concezione dell'esistenza disincantata fino alla sfrontatezza, immaginerebbe che si possa decidere del suo destino con il lancio della monetina. Eppure, come in un romanzo distopico di Philip K. Dick, è ciò che accade in una molteplicità di circostanze.

È quanto emerge da un'indagine condotta dalla rivista The Annals of Internal Medicine sulle linee guida adottate da 67 ospedali degli Stati Uniti (ne ha parlato su Repubblica Elena Dusi). Di fronte allo scarto tra ridotta disponibilità di ventilatori polmonari…
Anche la vittoria e la sconfitta, le più familiari metafore della vita e della morte, possono essere affidate alla sorte e al gioco del caso. Ma è proprio questa casualità a venire percepita come sommamente ingiusta, al punto che nello sport - luogo dell'azzardo, per eccellenza - il sorteggio, in caso di parità, è stato abolito ormai da mezzo secolo.
D'altronde, mai nessuno, anche chi abbia una concezione dell'esistenza disincantata fino alla sfrontatezza, immaginerebbe che si possa decidere del suo destino con il lancio della monetina. Eppure, come in un romanzo distopico di Philip K. Dick, è ciò che accade in una molteplicità di circostanze.

È quanto emerge da un'indagine condotta dalla rivista The Annals of Internal Medicine sulle linee guida adottate da 67 ospedali degli Stati Uniti (ne ha parlato su Repubblica Elena Dusi). Di fronte allo scarto tra ridotta disponibilità di ventilatori polmonari e domanda crescente da parte di persone contagiate, si fa ricorso in ultima istanza, esaurite tutte le alternative, al sorteggio. In altre parole, se la richiesta di presidi sanitari è maggiore del numero di quelli disponibili, si formula un ordine decrescente di priorità tra i beneficiari. Innanzitutto, si considerano le chance di successo della terapia in rapporto al quadro clinico del paziente. Ne deriva che l'età gioca un ruolo rilevante, attribuendo un punteggio negativo ai più anziani. Ancora, di fronte a due pazienti con diagnosi simili, si tende a scegliere quello che svolge un lavoro essenziale per la comunità (medici e operatori sanitari). Quando questi criteri non risultano risolutivi, viene favorito chi si è presentato prima al pronto soccorso. Infine, se questi parametri vengono meno, non si potrà che ricorrere al sorteggio. Si tratta, evidentemente, di indicatori opinabili, che affrontano in maniera approssimativa una questione comunque ineludibile. La stessa che ha indotto la Società Italiana Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti) a elaborare, con intelligenza e delicatezza, le sue linee guida, a partire da un dilemma cruciale per i sistemi sanitari delle nostre democrazie. Un dilemma che nasce da una grande questione di morale economica: la profonda distanza, cioè, tra domanda di salute e offerta di risorse (oggi ventilatori e organi per il trapianto, ieri macchinari per la dialisi). Ciò porta inesorabilmente a cercare i criteri capaci di colmare quella distanza attraverso - la formula è terribile, ma di questo si tratta - una "selezione dei pazienti", la più razionale e compassionevole possibile. Il che non esclude che si possa arrivare a una situazione - due pazienti e un unico ventilatore - che solo una scelta affidata all'assoluta casualità consentirebbe di dirimere. È chiaro che si tratta di una soluzione intollerabile: e che il nostro grado di sensibilità civile e l'alto livello di sviluppo delle biotecnologie dovrebbero imporci di destinare tutti i mezzi necessari al fine di ottenere che, in presenza di due pazienti, siano sempre disponibili due ventilatori. Questo dovrà essere il senso di una politica sanitaria che metta a frutto la crudele lezione della pandemia. Ma siamo consapevoli che viviamo e che vivremo, e ci ammaleremo, in persistenti condizioni di scarsità: e, dunque, ciò che possiamo fare è operare perché le risorse della medicina, a partire dal vaccino, siano distribuite secondo principi di equità e di razionalità, che riducano al minimo le sperequazioni tra i diversi gruppi sociali e i diversi popoli. Anche se - lo sappiamo - c'è un elemento di ingiustizia al quale non sembra possibile sottrarsi.

Mario Riccio, primario del reparto di rianimazione dell'ospedale di Casalmaggiore, ha raccontato a Repubblica: "Ero su un'ambulanza del 118, quando mi trovai sulla scena di uno scontro fra due pullmini con venti persone sull'asfalto e l'impossibilità di assistere tutti contemporaneamente. Dovevamo capire in tre minuti chi ce l'avrebbe fatta e chi no". In quel momento, il medico compie scelte le cui conseguenze comportano la vita o la morte di persone tutte ugualmente meritevoli di sopravvivere. È un rischio inevitabile, proprio della condizione umana e della sua finitezza e dei limiti della scienza. E tuttavia, il discorso non si esaurisce qui. Dice Riccio: "Nessuno se ne è andato da solo, senza la nostra assistenza. Non erano in alcun modo abbandonati".