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(ansa)

L’ambizione dietro il libro dei sogni

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Nelle ultime ore si erano rincorse voci non prive di logica, se si riflette su chi può averle messe in giro. Voci che indicavano Giuseppe Conte come verosimile candidato sindaco di Roma dell'asse Pd-5S. Ma ascoltando ieri pomeriggio il presidente del Consiglio annunciare un imponente programma di riforme, la conclusione era solo una: l'uomo ha ben altre ambizioni che sostituire Virginia Raggi in Campidoglio.

La prima ambizione è sopravvivere alla testa dell'esecutivo fino all'inizio del semestre bianco, quando il capo dello Stato non potrà più sciogliere le Camere. Si parla quindi del luglio 2021, tra poco più di un anno. Un periodo che Conte ritiene di poter riempire con la gestione dei fondi europei, pochi o tanti che siano (probabilmente meno del previsto).

Di qui il libro dei sogni illustrato in diretta tv e definito "piano di rinascita" (dove sarebbe opportuna un po' di memoria storica nella scelta dei termini, se…
Nelle ultime ore si erano rincorse voci non prive di logica, se si riflette su chi può averle messe in giro. Voci che indicavano Giuseppe Conte come verosimile candidato sindaco di Roma dell'asse Pd-5S. Ma ascoltando ieri pomeriggio il presidente del Consiglio annunciare un imponente programma di riforme, la conclusione era solo una: l'uomo ha ben altre ambizioni che sostituire Virginia Raggi in Campidoglio.

La prima ambizione è sopravvivere alla testa dell'esecutivo fino all'inizio del semestre bianco, quando il capo dello Stato non potrà più sciogliere le Camere. Si parla quindi del luglio 2021, tra poco più di un anno. Un periodo che Conte ritiene di poter riempire con la gestione dei fondi europei, pochi o tanti che siano (probabilmente meno del previsto).

Di qui il libro dei sogni illustrato in diretta tv e definito "piano di rinascita" (dove sarebbe opportuna un po' di memoria storica nella scelta dei termini, se non altro per rispetto verso Tina Anselmi, Giovanni Spadolini e la loro battaglia contro Licio Gelli e la P2). Se al premier riuscisse di evitare le trappole destinate a insidiarlo nei prossimi quattro mesi, quando si farà sentire il morso della crisi economica sulle imprese e le famiglie, potrebbe persino proseguire la navigazione verso la legge di bilancio e oltre.

Vedremo. Certo, la creatività non gli manca. Si è posto come protagonista assoluto della fase 3, interprete ottimista del prossimo futuro, lasciando in ombra la sua coalizione: Pd, 5S, LeU restano sullo sfondo e non si sa quanto abbiano gradito. Sta di fatto che le iniziative passano da Palazzo Chigi, con l'annuncio del calendario d'incontri con le "parti sociali", le "menti brillanti" e, sembra di capire, i tecnici del fatidico "gruppo Colao". Tutti insieme per avviare una ricostruzione che in effetti, se le parole riflettessero davvero la realtà, assomiglierebbe a una resurrezione post-bellica. Sul piano mediatico i contorni dell'operazione sono chiari. S'intende che un'ambizione così esplicita poggia su gambe politiche deboli: il governo 5S-Pd ha dimostrato finora di non saper guardare verso un orizzonte lungo.

D'altra parte, non sembra proprio che Conte abbia voglia di coinvolgere l'opposizione, nonostante certi segnali da Berlusconi, perché teme di veder crollare il suo castello di carte. Difficile dargli torto, considerando il clima tutt'altro che propizio a esperimenti di unità nazionale.

In sintesi, il presidente del Consiglio punta su se stesso. Ha perso punti nel gradimento popolare, ma quelli che gli restano costituiscono un'arma politica da mettere sul tavolo al momento opportuno. Alla fine del semestre bianco si svolgerà, come è ovvio, l'elezione del successore di Mattarella. In questa legislatura Pd, M5S, LeU e "responsabili" hanno sulla carta i voti per far passare il loro candidato. Un premier che arrivasse a quella data ancora impegnato nel "piano di rinascita", al di là dei risultati concreti, sarebbe un'ipotesi non trascurabile. Specie se fosse in grado di minacciare come alternativa la nascita di una lista elettorale personale in grado di raccogliere il 12-14 per cento e scompaginare molti equilibri. Perché mai quest'uomo dovrebbe essere contento di farsi smistare sul binario del Campidoglio? Piacerebbe al Pd giocare questa carta: salvare l'alleanza con i 5S e riprendersi Palazzo Chigi. Ma la partita è più complessa.