La bulimia delle cabine di regia
Sergio Rizzo , di SERGIO RIZZO
Si fa presto a dire: “Ripartiamo”. Chi non avrebbe, in un momento così, l’ossessione della ripartenza? E quale governo non farebbe di tutto purché si rimettesse in moto a pieno ritmo la macchina del Prodotto interno lordo? Per esempio con gli stati generali dell’Economia annunciati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Resta solo da capire come questa nuova iniziativa si possa combinare con quella precedente: ovvero la supercommissione guidata da Vittorio Colao alla quale era stato chiesto, appunto, di scervellarsi proprio sulla ripartenza. Compito, a quanto pare, anche assolto. Almeno a giudicare da quanto ha raccontato ieri su queste pagine la nostra Annalisa Cuzzocrea.
Ma chi si stupisce per questa nuova (e all’apparenza sorprendente) mossa del presidente del Consiglio, dovrebbe ricordare come sia assolutamente in linea con una tradizione inveterata a palazzo Chigi. Dove l’ossessione dello sviluppo, della crescita e della ri…
Ma chi si stupisce per questa nuova (e all’apparenza sorprendente) mossa del presidente del Consiglio, dovrebbe ricordare come sia assolutamente in linea con una tradizione inveterata a palazzo Chigi. Dove l’ossessione dello sviluppo, della crescita e della ri…
Si fa presto a dire: “Ripartiamo”. Chi non avrebbe, in un momento così, l’ossessione della ripartenza? E quale governo non farebbe di tutto purché si rimettesse in moto a pieno ritmo la macchina del Prodotto interno lordo? Per esempio con gli stati generali dell’Economia annunciati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Resta solo da capire come questa nuova iniziativa si possa combinare con quella precedente: ovvero la supercommissione guidata da Vittorio Colao alla quale era stato chiesto, appunto, di scervellarsi proprio sulla ripartenza. Compito, a quanto pare, anche assolto. Almeno a giudicare da quanto ha raccontato ieri su queste pagine la nostra Annalisa Cuzzocrea.
Ma chi si stupisce per questa nuova (e all’apparenza sorprendente) mossa del presidente del Consiglio, dovrebbe ricordare come sia assolutamente in linea con una tradizione inveterata a palazzo Chigi. Dove l’ossessione dello sviluppo, della crescita e della ripartenza ha prodotto per decenni commissioni di esperti, gruppi di lavoro, dipartimenti specializzati e cabine di regìa. Una bulimìa senza altro senso che non quello di sopperire con la burocrazia alla mancanza di idee. E purtroppo senza risultati apprezzabili. Il bello è che con il Nuovo che Avanza questa tradizione, anziché interrompersi come forse sarebbe stato logico, ha avuto addirittura una spettacolare evoluzione.
Si sappia per esempio che a palazzo Chigi ci sono almeno tre Cabine di regìa o assimilabili che avrebbero il compito di studiare il modo di far ripartire un Paese già boccheggiante prima dell’epidemia di Coronavirus.
“Strategia Italia” è il nome della Cabina di regìa per lo sviluppo economico prevista dal decreto Genova dopo il crollo del viadotto Morandi. Istituita concretamente soltanto cinque mesi dopo quel decreto, è presieduta da Conte e ne fanno parte alcuni ministri oltre ai presidenti della Conferenza delle Regioni, dell’Unione delle Province e dell’Associazione dei Comuni. Non ha ancora lasciato tracce.
“Solo qualche giorno fa ho firmato anche i decreti che istituiscono le Cabine di regìa Strategia Italia e InvestItalia, essenziali per la realizzazione di opere pubbliche e il riammodernamento delle infrastrutture”: così Conte il 20 febbraio 2019, annunciando il bis. InvestItalia è una “task force” (termine usato dal medesimo Conte) creata come supporto al presidente del Consiglio per gli investimenti pubblici. Composta da 11 persone, per metterla in piedi hanno impiegato un anno (un anno!), fino alla fine di gennaio 2020. Poi è scoppiata l’emergenza e InvestItalia è scomparsa dai radar.
Questa Cabina di regìa numero due avrebbe dovuto lavorare in sinergia con la Cabina di regìa numero uno che va sotto il nome di Strategia Italia. Senza però dimenticare il Dipe, sigla che sta per Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica. E che a ben vedere dovrebbe essere la Cabina di regìa numero zero, non fosse altro per la sua struttura. Creato nel 2007, il Dipe è stato recentemente rinnovato: ha cinque uffici, tre strutture tecniche e si avvale di 48 esperti in varie materie. L’ultima produzione pubblicizzata, una indagine sul sistema aeroportuale, coordinata dal sottosegretario alla presidenza Mario Turco, senatore del Movimento 5 stelle. Già, perché a palazzo Chigi c’è anche un sottosegretario alla presidenza con la delega specifica, dice il decreto, “ad esercitare le funzioni in materia di coordinamento della politica economica e di programmazione degli investimenti pubblici di interesse nazionale, nonché di coordinamento delle politiche finalizzate allo sviluppo economico”. Appare giustamente molto concentrato sui problemi di Taranto. Per inciso, la sua città.
L’ossessione dello sviluppo ha prodotto dulcis in fundo nel famoso decreto Sbloccacantieri dell’aprile 2019 anche una nuova società pubblica, Italia Infrastrutture spa, che dovrebbe velocizzare le opere bloccate, tallone d’Achille degli investimenti pubblici. Ma trascorso un anno non è ancora stata costituita.
Ma chi si stupisce per questa nuova (e all’apparenza sorprendente) mossa del presidente del Consiglio, dovrebbe ricordare come sia assolutamente in linea con una tradizione inveterata a palazzo Chigi. Dove l’ossessione dello sviluppo, della crescita e della ripartenza ha prodotto per decenni commissioni di esperti, gruppi di lavoro, dipartimenti specializzati e cabine di regìa. Una bulimìa senza altro senso che non quello di sopperire con la burocrazia alla mancanza di idee. E purtroppo senza risultati apprezzabili. Il bello è che con il Nuovo che Avanza questa tradizione, anziché interrompersi come forse sarebbe stato logico, ha avuto addirittura una spettacolare evoluzione.
Si sappia per esempio che a palazzo Chigi ci sono almeno tre Cabine di regìa o assimilabili che avrebbero il compito di studiare il modo di far ripartire un Paese già boccheggiante prima dell’epidemia di Coronavirus.
“Strategia Italia” è il nome della Cabina di regìa per lo sviluppo economico prevista dal decreto Genova dopo il crollo del viadotto Morandi. Istituita concretamente soltanto cinque mesi dopo quel decreto, è presieduta da Conte e ne fanno parte alcuni ministri oltre ai presidenti della Conferenza delle Regioni, dell’Unione delle Province e dell’Associazione dei Comuni. Non ha ancora lasciato tracce.
“Solo qualche giorno fa ho firmato anche i decreti che istituiscono le Cabine di regìa Strategia Italia e InvestItalia, essenziali per la realizzazione di opere pubbliche e il riammodernamento delle infrastrutture”: così Conte il 20 febbraio 2019, annunciando il bis. InvestItalia è una “task force” (termine usato dal medesimo Conte) creata come supporto al presidente del Consiglio per gli investimenti pubblici. Composta da 11 persone, per metterla in piedi hanno impiegato un anno (un anno!), fino alla fine di gennaio 2020. Poi è scoppiata l’emergenza e InvestItalia è scomparsa dai radar.
Questa Cabina di regìa numero due avrebbe dovuto lavorare in sinergia con la Cabina di regìa numero uno che va sotto il nome di Strategia Italia. Senza però dimenticare il Dipe, sigla che sta per Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica. E che a ben vedere dovrebbe essere la Cabina di regìa numero zero, non fosse altro per la sua struttura. Creato nel 2007, il Dipe è stato recentemente rinnovato: ha cinque uffici, tre strutture tecniche e si avvale di 48 esperti in varie materie. L’ultima produzione pubblicizzata, una indagine sul sistema aeroportuale, coordinata dal sottosegretario alla presidenza Mario Turco, senatore del Movimento 5 stelle. Già, perché a palazzo Chigi c’è anche un sottosegretario alla presidenza con la delega specifica, dice il decreto, “ad esercitare le funzioni in materia di coordinamento della politica economica e di programmazione degli investimenti pubblici di interesse nazionale, nonché di coordinamento delle politiche finalizzate allo sviluppo economico”. Appare giustamente molto concentrato sui problemi di Taranto. Per inciso, la sua città.
L’ossessione dello sviluppo ha prodotto dulcis in fundo nel famoso decreto Sbloccacantieri dell’aprile 2019 anche una nuova società pubblica, Italia Infrastrutture spa, che dovrebbe velocizzare le opere bloccate, tallone d’Achille degli investimenti pubblici. Ma trascorso un anno non è ancora stata costituita.