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Il cellulare che sfida la povertà

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I telefoni cellulari fanno bene alle donne, e in particolare a quelle più povere. Pare strano? Forse, poiché tendiamo istintivamente a diffidare delle nuove tecnologie, e ne enfatizziamo subito i costi o i rischi. Per fortuna vi è chi ha geniali intuizioni. Un'era geologica fa per la velocità della rivoluzione digitale, nel dicembre del 2006, Muhammad Yunus stava ricevendo a Oslo il Premio Nobel per la Pace per i contributi allo sviluppo economico e sociale. Nel suo discorso di accettazione, il vincitore ricordava come la vendita di servizi di telefonia cellulare in Bangladesh fosse diventata per le donne "il modo più veloce per uscire dalla povertà e guadagnare rispettabilità sociale".

Yunus aveva ragione? È proprio vero che la riduzione del digital divide, andando verso l'accesso, o meglio il possesso, generalizzato di un telefono cellulare, porterebbe benefici a spettro ampio, anche sociale, per le donne pi&…
I telefoni cellulari fanno bene alle donne, e in particolare a quelle più povere. Pare strano? Forse, poiché tendiamo istintivamente a diffidare delle nuove tecnologie, e ne enfatizziamo subito i costi o i rischi. Per fortuna vi è chi ha geniali intuizioni. Un'era geologica fa per la velocità della rivoluzione digitale, nel dicembre del 2006, Muhammad Yunus stava ricevendo a Oslo il Premio Nobel per la Pace per i contributi allo sviluppo economico e sociale. Nel suo discorso di accettazione, il vincitore ricordava come la vendita di servizi di telefonia cellulare in Bangladesh fosse diventata per le donne "il modo più veloce per uscire dalla povertà e guadagnare rispettabilità sociale".

Yunus aveva ragione? È proprio vero che la riduzione del digital divide, andando verso l'accesso, o meglio il possesso, generalizzato di un telefono cellulare, porterebbe benefici a spettro ampio, anche sociale, per le donne più povere? Come spesso accade, per valutare l'impatto delle nuove tecnologie sulle persone è bene fare un passo indietro. Lasciare che la razionalità e il metodo prevalgano rispetto al cuore. Essere pragmatici e rigorosi allo stesso tempo, raccogliendo dati e analizzandoli in modo appropriato.

Nello studio appena pubblicato sui Proceedings of the national Academy of sciences-Usa, finanziato grazie ad un progetto del Consiglio europeo delle ricerche (Erc), il nostro gruppo di ricerca ha mostrato, analizzando diverse fonti di dati su tutto il mondo, che la diffusione dei cellulari è associata a minori diseguaglianze di genere, a livelli più elevati di salute riproduttiva, a minori mortalità materna e infantile, ad un maggiore uso di metodi contraccettivi quando non si vogliono avere altri figli. Per i Paesi più poveri dell'Africa sub-sahariana, dove la rete telefonica fissa è scarsamente presente, la parte più approfondita dello studio mostra che le donne che posseggono un cellulare diventano più informate sulla propria salute riproduttiva, e tendono ad avere una voce più importante nelle decisioni prese in famiglia.

Colmare il digital divide delle donne povere consentirebbe dunque di migliorare l'eguaglianza di genere, di aiutare a realizzare i propri desideri familiari, oltre che a fornire maggiori opportunità economiche. L'istruzione, i vaccini, le infrastrutture e le risorse economiche sono certo fondamentali. Parafrasando però Yunus, la via più veloce per aiutare le donne povere è dar loro un cellulare, quando esiste una rete mobile. Meglio ancora, ovviamente, se si tratta di uno smartphone, e meglio ancora se le donne sono istruite per poterne fare un utilizzo migliore.

Perché tutto ciò dovrebbe interessare a noi europei? I Paesi più ricchi hanno tutto l'interesse, al di là delle ovvie motivazioni etiche, a promuovere il ruolo della donna nei Paesi più poveri. Donne più autonome infatti avranno in media famiglie meno numerose, rallentando la forte crescita della popolazione che è un ostacolo per lo sviluppo dei Paesi più poveri, e che spinge molti giovani ad emigrare verso il Nord del mondo.

L'Europa potrebbe dunque promuovere la diffusione più ampia possibile degli smartphone, in partnership con le compagnie di telefonia mobile (alcune delle quali sono basate nel nostro continente), con le grandi organizzazioni filantropiche, e con i Paesi del Sud del mondo. Inoltre, la diseguaglianza di genere, magari per altri aspetti del digital divide come l'accesso alla banda larga, è significativa anche da noi. Se il digitale, in generale, fa bene alle donne anche in Italia, pensiamoci bene, già da oggi.