Tre destre forti ma non vincenti
Stefano Folli , di STEFANO FOLLISalvini, Meloni e Berlusconi sono forti nel Paese, ma non abbastanza per calare sul tavolo tutte le carte vincenti. Anzi, il problema è proprio questo. Lo slancio elettorale rischia di spegnersi se l'opinione pubblica non intravede uno sbocco ragionevole e soprattutto vicino nel tempo
Con un dibattito pubblico ingessato in cui dominano i toni della propaganda e un Parlamento in buona misura emarginato, i sondaggi d'opinione acquistano un ruolo centrale come mai in passato. Non solo servono, è ovvio, a cogliere gli umori e i sentimenti politici degli italiani, ma soprattutto aiutano, o dovrebbero aiutare, i capi partito a non fare passi falsi. Il che non sempre riesce.
È facile immaginare, ad esempio, l'attenzione con cui il professor Conte scruta le cifre che descrivono l'atterraggio di un ipotetico "partito del premier" ovvero valutano l'ipotesi che gli sia dato lo scettro dei Cinquestelle. In entrambi i casi l'impatto risulta sensibile, ciò che ha già messo in allarme non solo il Pd, ma anche chi nel movimento "grillino" cova altri progetti. Tuttavia i sondaggi dicono molte altre cose, forse più interessanti.
Ilvo Diamanti indica una Lega in calo costante e la colloca al 25,2 (alle Europ…
È facile immaginare, ad esempio, l'attenzione con cui il professor Conte scruta le cifre che descrivono l'atterraggio di un ipotetico "partito del premier" ovvero valutano l'ipotesi che gli sia dato lo scettro dei Cinquestelle. In entrambi i casi l'impatto risulta sensibile, ciò che ha già messo in allarme non solo il Pd, ma anche chi nel movimento "grillino" cova altri progetti. Tuttavia i sondaggi dicono molte altre cose, forse più interessanti.
Ilvo Diamanti indica una Lega in calo costante e la colloca al 25,2 (alle Europ…
Con un dibattito pubblico ingessato in cui dominano i toni della propaganda e un Parlamento in buona misura emarginato, i sondaggi d'opinione acquistano un ruolo centrale come mai in passato. Non solo servono, è ovvio, a cogliere gli umori e i sentimenti politici degli italiani, ma soprattutto aiutano, o dovrebbero aiutare, i capi partito a non fare passi falsi. Il che non sempre riesce.
È facile immaginare, ad esempio, l'attenzione con cui il professor Conte scruta le cifre che descrivono l'atterraggio di un ipotetico "partito del premier" ovvero valutano l'ipotesi che gli sia dato lo scettro dei Cinquestelle. In entrambi i casi l'impatto risulta sensibile, ciò che ha già messo in allarme non solo il Pd, ma anche chi nel movimento "grillino" cova altri progetti. Tuttavia i sondaggi dicono molte altre cose, forse più interessanti.
Ilvo Diamanti indica una Lega in calo costante e la colloca al 25,2 (alle Europee del 2019 aveva il 34,3) mentre vede Fratelli d'Italia al 14,3 (erano al 6,5: meno della metà). Insieme le due destre sfiorano il 40 per cento (39,5): una solida maggioranza relativa, ma insufficiente per governare a meno di un sistema maggioritario e di convincenti alleanze. Avrebbero bisogno di Forza Italia (7,3 contro 8,8), ma sappiamo che oggi il patto d'unità d'azione fra i tre partiti è più apparente che reale: i punti di vista - ad esempio sull'Europa - sono quasi opposti e il resto lo fanno le idiosincrasie personali. Il che è lampante nella difficoltà di individuare candidati comuni in alcune regioni: Campania, Puglia, Marche.
Peraltro la cosiddetta super-media di YouTrend conferma queste tendenze per quanto riguarda il centrodestra. Salvini sarebbe al 25,6 e Giorgia Meloni al 14,7. Il partito berlusconiano si attesta al 7,2. Ne deriva che le tre destre sono forti nel Paese, ma non abbastanza per calare sul tavolo tutte le carte vincenti. Anzi, il problema è proprio questo. Lo slancio elettorale rischia di spegnersi se l'opinione pubblica non intravede uno sbocco ragionevole e soprattutto vicino nel tempo. Chiedere le elezioni anticipate, certo: è la regola base per chi sta all'opposizione.
Ma tutti sanno che il ritorno alle urne è lontano, anche volendo prendere per buona l'ipotesi tutta da verificare della primavera 2021. E le regionali di fine settembre non sono in grado da sole di rovesciare lo status quo a meno di colpi di scena inverosimili (ad esempio la disfatta del centrosinistra in Toscana).
Le destre possono sempre scommettere sullo scenario peggiore: disastro economico in autunno, fallimento dell'Europa nel sostenere la ripresa, paralisi complessiva del Paese tra palude produttiva, crisi della magistratura e rassegnazione morale diffusa. Ma l'esperienza insegna che un gioco così spregiudicato e cinico raramente porta fortuna.
A maggior ragione se si pensa che Forza Italia non seguirebbe Lega e FdI lungo tale deriva e offrirebbe semmai il suo contributo a una qualche formula di "salvezza nazionale". In definitiva il 40 per cento di Salvini e Meloni, pur cospicuo, rischia di finire in frigorifero se non viene collegato a uno sforzo innovativo che superi le formule un po' consunte del "sovranismo" prima maniera. Del resto, la Lega sta calando e Giorgia Meloni è in crescita: si crea di giorno in giorno uno scompenso che rende Salvini meno credibile nella sua volontà di leadership. Come si nota nei contrasti sui candidati presidenti delle Regioni. Il futuro del centrodestra è ancora tutto da scrivere, nonostante le percentuali virtuali.
È facile immaginare, ad esempio, l'attenzione con cui il professor Conte scruta le cifre che descrivono l'atterraggio di un ipotetico "partito del premier" ovvero valutano l'ipotesi che gli sia dato lo scettro dei Cinquestelle. In entrambi i casi l'impatto risulta sensibile, ciò che ha già messo in allarme non solo il Pd, ma anche chi nel movimento "grillino" cova altri progetti. Tuttavia i sondaggi dicono molte altre cose, forse più interessanti.
Ilvo Diamanti indica una Lega in calo costante e la colloca al 25,2 (alle Europee del 2019 aveva il 34,3) mentre vede Fratelli d'Italia al 14,3 (erano al 6,5: meno della metà). Insieme le due destre sfiorano il 40 per cento (39,5): una solida maggioranza relativa, ma insufficiente per governare a meno di un sistema maggioritario e di convincenti alleanze. Avrebbero bisogno di Forza Italia (7,3 contro 8,8), ma sappiamo che oggi il patto d'unità d'azione fra i tre partiti è più apparente che reale: i punti di vista - ad esempio sull'Europa - sono quasi opposti e il resto lo fanno le idiosincrasie personali. Il che è lampante nella difficoltà di individuare candidati comuni in alcune regioni: Campania, Puglia, Marche.
Peraltro la cosiddetta super-media di YouTrend conferma queste tendenze per quanto riguarda il centrodestra. Salvini sarebbe al 25,6 e Giorgia Meloni al 14,7. Il partito berlusconiano si attesta al 7,2. Ne deriva che le tre destre sono forti nel Paese, ma non abbastanza per calare sul tavolo tutte le carte vincenti. Anzi, il problema è proprio questo. Lo slancio elettorale rischia di spegnersi se l'opinione pubblica non intravede uno sbocco ragionevole e soprattutto vicino nel tempo. Chiedere le elezioni anticipate, certo: è la regola base per chi sta all'opposizione.
Ma tutti sanno che il ritorno alle urne è lontano, anche volendo prendere per buona l'ipotesi tutta da verificare della primavera 2021. E le regionali di fine settembre non sono in grado da sole di rovesciare lo status quo a meno di colpi di scena inverosimili (ad esempio la disfatta del centrosinistra in Toscana).
Le destre possono sempre scommettere sullo scenario peggiore: disastro economico in autunno, fallimento dell'Europa nel sostenere la ripresa, paralisi complessiva del Paese tra palude produttiva, crisi della magistratura e rassegnazione morale diffusa. Ma l'esperienza insegna che un gioco così spregiudicato e cinico raramente porta fortuna.
A maggior ragione se si pensa che Forza Italia non seguirebbe Lega e FdI lungo tale deriva e offrirebbe semmai il suo contributo a una qualche formula di "salvezza nazionale". In definitiva il 40 per cento di Salvini e Meloni, pur cospicuo, rischia di finire in frigorifero se non viene collegato a uno sforzo innovativo che superi le formule un po' consunte del "sovranismo" prima maniera. Del resto, la Lega sta calando e Giorgia Meloni è in crescita: si crea di giorno in giorno uno scompenso che rende Salvini meno credibile nella sua volontà di leadership. Come si nota nei contrasti sui candidati presidenti delle Regioni. Il futuro del centrodestra è ancora tutto da scrivere, nonostante le percentuali virtuali.