Secondo me / Sognando Draghi
Curzio Maltese , di CURZIO MALTESE
Lo voglio dire: per me è arrivato il tempo di Mario Draghi e non solo per un posto sulla Treccani per il suo "Whatever it takes". Questa è l'estate in cui possiamo ricostruire una nuova Italia che rinasca dalle ceneri come al tempo di Alcide De Gasperi alla fine della guerra. Che si parli per una volta con serietà all'intero Paese, alla sinistra e alla destra, con piena coscienza del senso della propria storia e anche oggi, come allora, potremo ripartire soltanto grazie a una consistente sovvenzione di denaro, non più da parte degli americani ma dall'interno dell'Unione Europea.
Ringraziamo Giuseppe Conte per la serietà con cui ha fronteggiato la crisi della pandemia, ma dopo che abbiamo visto morire gli italiani in una guerra di fatto, adesso occorre ricostruire l'economia. Davvero qualcuno pensa che possa farlo un professore, seppur apprezzabile, o il gruppo del suo attuale governo? Sarei più per suggerire a Di…
Ringraziamo Giuseppe Conte per la serietà con cui ha fronteggiato la crisi della pandemia, ma dopo che abbiamo visto morire gli italiani in una guerra di fatto, adesso occorre ricostruire l'economia. Davvero qualcuno pensa che possa farlo un professore, seppur apprezzabile, o il gruppo del suo attuale governo? Sarei più per suggerire a Di…
Lo voglio dire: per me è arrivato il tempo di Mario Draghi e non solo per un posto sulla Treccani per il suo "Whatever it takes". Questa è l'estate in cui possiamo ricostruire una nuova Italia che rinasca dalle ceneri come al tempo di Alcide De Gasperi alla fine della guerra. Che si parli per una volta con serietà all'intero Paese, alla sinistra e alla destra, con piena coscienza del senso della propria storia e anche oggi, come allora, potremo ripartire soltanto grazie a una consistente sovvenzione di denaro, non più da parte degli americani ma dall'interno dell'Unione Europea.
Ringraziamo Giuseppe Conte per la serietà con cui ha fronteggiato la crisi della pandemia, ma dopo che abbiamo visto morire gli italiani in una guerra di fatto, adesso occorre ricostruire l'economia. Davvero qualcuno pensa che possa farlo un professore, seppur apprezzabile, o il gruppo del suo attuale governo? Sarei più per suggerire a Di Maio e compagni di ultimare i loro corsi di lingua inglese e se l'impresa fosse troppo complessa, potranno sempre affollare i numerosi talk show. Lì, una sedia, la si trova sempre.
Perché la nostra nazione possa essere considerata al pari della Germania e della Francia, in questa ricostruzione sarà fondamentale avere un uomo solido come Mario Draghi perché solo una figura di questo calibro potrà ottenere il quantitativo necessario di benzina dall'Ue. In questo modo l'Italia potrà ritornare, come è giusto che sia, a far parte dei grandi Paesi trascinatori e non come ora classificata sull'orlo dello stesso baratro in cui, commettendo un grande errore, è stata spinta la Grecia.
Del resto in questa situazione drammatica neppure Mario Draghi, per quanto intelligente, capace e preparato, può far ripartire da solo un'economia così disastrata. Dovrà attingere a un'intera scuola di qualità, di eccellenze dell'economia, che questo Paese possiede ma che per oscure vicissitudini non si trovano mai in Parlamento, e che trasformi questa macchina vecchia e maltrattata in una scintillante fuori serie. Veloce e hi-tech. Certo ci sarà spazio per politici seri come Dario Franceschini alla cultura, o come Luca Zaia, reduce dagli ottimi risultati da governatore, in modo che finalmente anche nella Lega finisca per sempre questo ridicolo culto antieuropeista.
A quel punto anche Matteo Salvini dovrà accettare l'Europa o vedrà sgretolarsi definitivamente il suo consenso. Di sicuro non sentiremo la mancanza di un gruppo di ministri che si raccoglie ogni mattina con la domanda "e adesso che facciamo?", ma se dobbiamo volare, voliamo alto e sogniamo un gruppo che ci abbia già pensato al da farsi e che metta sul tavolo le soluzioni. Non è detto che sarà facile comunque, anche se tutto andasse nel più fortunato dei modi, ma se non vale la pena provarci ora, allora quando? In passato abbiamo sprecato troppe volte l'occasione di cambiare le nostre sorti. Non possiamo più permettercelo.
Io non so quale sia la strategia migliore per la lotta contro l'evasione fiscale oppure come ottenere i fondi per rilanciare la scuola e la ricerca, e per salvare l'ambiente. Temo che la strategia vincente non sia come in Quarto potere, invitare la gente a incazzarsi a oltranza, ma piuttosto tornare alla realtà e affrontarla con soluzioni pratiche e immediate. È ovvio che il programma non potrà essere quello di De Gasperi, che risale a ben 70 anni fa, e tantomeno l'antico sogno dell'"abbiamo il sole in tasca" di Berlusconi, ma una nuova idea da Paese moderno e al centro dell'Europa. Di sicuro Mario Draghi, un'idea di un'Italia moderna, ce l'ha. E alla fine della sua legislatura, grazie alla quale saremo davvero ripartiti, potremo ricominciare a dividerci tra destra e sinistra e non all'interno della stessa sinistra con questa serie infinita di esilaranti nani partito del due o tre per cento. Nel frattempo, chissà, forse anche i 5 Stelle avranno deciso chi comanda tra Di Maio, Di Battista e Crimi, ammesso che 5 anni gli bastino. A questo punto, il premier uscente, volendo, sarebbe pronto per salire le scale del Quirinale.
Questo è quello che sogno per tutti noi e soprattutto per quelli che verranno dopo di noi, anche se temo che il futuro mi smentirà con un'ennesima delusione. Speriamo di cavarcela lo stesso. Come riassume perfettamente il geniale Altan sull'Espresso: "Sono indeciso: rinascere, risorgere o tirare avanti?".
Ringraziamo Giuseppe Conte per la serietà con cui ha fronteggiato la crisi della pandemia, ma dopo che abbiamo visto morire gli italiani in una guerra di fatto, adesso occorre ricostruire l'economia. Davvero qualcuno pensa che possa farlo un professore, seppur apprezzabile, o il gruppo del suo attuale governo? Sarei più per suggerire a Di Maio e compagni di ultimare i loro corsi di lingua inglese e se l'impresa fosse troppo complessa, potranno sempre affollare i numerosi talk show. Lì, una sedia, la si trova sempre.
Perché la nostra nazione possa essere considerata al pari della Germania e della Francia, in questa ricostruzione sarà fondamentale avere un uomo solido come Mario Draghi perché solo una figura di questo calibro potrà ottenere il quantitativo necessario di benzina dall'Ue. In questo modo l'Italia potrà ritornare, come è giusto che sia, a far parte dei grandi Paesi trascinatori e non come ora classificata sull'orlo dello stesso baratro in cui, commettendo un grande errore, è stata spinta la Grecia.
Del resto in questa situazione drammatica neppure Mario Draghi, per quanto intelligente, capace e preparato, può far ripartire da solo un'economia così disastrata. Dovrà attingere a un'intera scuola di qualità, di eccellenze dell'economia, che questo Paese possiede ma che per oscure vicissitudini non si trovano mai in Parlamento, e che trasformi questa macchina vecchia e maltrattata in una scintillante fuori serie. Veloce e hi-tech. Certo ci sarà spazio per politici seri come Dario Franceschini alla cultura, o come Luca Zaia, reduce dagli ottimi risultati da governatore, in modo che finalmente anche nella Lega finisca per sempre questo ridicolo culto antieuropeista.
A quel punto anche Matteo Salvini dovrà accettare l'Europa o vedrà sgretolarsi definitivamente il suo consenso. Di sicuro non sentiremo la mancanza di un gruppo di ministri che si raccoglie ogni mattina con la domanda "e adesso che facciamo?", ma se dobbiamo volare, voliamo alto e sogniamo un gruppo che ci abbia già pensato al da farsi e che metta sul tavolo le soluzioni. Non è detto che sarà facile comunque, anche se tutto andasse nel più fortunato dei modi, ma se non vale la pena provarci ora, allora quando? In passato abbiamo sprecato troppe volte l'occasione di cambiare le nostre sorti. Non possiamo più permettercelo.
Io non so quale sia la strategia migliore per la lotta contro l'evasione fiscale oppure come ottenere i fondi per rilanciare la scuola e la ricerca, e per salvare l'ambiente. Temo che la strategia vincente non sia come in Quarto potere, invitare la gente a incazzarsi a oltranza, ma piuttosto tornare alla realtà e affrontarla con soluzioni pratiche e immediate. È ovvio che il programma non potrà essere quello di De Gasperi, che risale a ben 70 anni fa, e tantomeno l'antico sogno dell'"abbiamo il sole in tasca" di Berlusconi, ma una nuova idea da Paese moderno e al centro dell'Europa. Di sicuro Mario Draghi, un'idea di un'Italia moderna, ce l'ha. E alla fine della sua legislatura, grazie alla quale saremo davvero ripartiti, potremo ricominciare a dividerci tra destra e sinistra e non all'interno della stessa sinistra con questa serie infinita di esilaranti nani partito del due o tre per cento. Nel frattempo, chissà, forse anche i 5 Stelle avranno deciso chi comanda tra Di Maio, Di Battista e Crimi, ammesso che 5 anni gli bastino. A questo punto, il premier uscente, volendo, sarebbe pronto per salire le scale del Quirinale.
Questo è quello che sogno per tutti noi e soprattutto per quelli che verranno dopo di noi, anche se temo che il futuro mi smentirà con un'ennesima delusione. Speriamo di cavarcela lo stesso. Come riassume perfettamente il geniale Altan sull'Espresso: "Sono indeciso: rinascere, risorgere o tirare avanti?".