✕
(ansa)

Il Parlamento depotenziato

Cosa rischiamo con la crisi della rappresentanza politica
2 minuti di lettura
Il ministro dell’Economia con un proprio atto amministrativo potrà spostare discrezionalmente risorse dall’una all’altra finalità del decreto Rilancio, anche in deroga alla legge che verrà approvata dal Parlamento. Questo decreto riguarda quasi tutto: salute, sostegno al lavoro e all’economia, tutte le politiche sociali connesse al Covid. Pertanto il governo si è autoattribuito poteri di decisione sul bilancio che spetterebbero invece al Parlamento. Dopo le proteste, il governo si è impegnato ad acquisire il parere, non vincolante, delle Commissioni parlamentari.

La stessa cosa è accaduta alcune settimane fa per i Dpcm, con i quali il governo ha sottratto altro potere legislativo al Parlamento; anche questa volta, dopo le proteste, è stato previsto il parere, sempre non vincolante, su quei decreti. La sostanza non cambia: quei poteri restano in capo al governo e per di più vengono indirettamente riconosci…
Il ministro dell’Economia con un proprio atto amministrativo potrà spostare discrezionalmente risorse dall’una all’altra finalità del decreto Rilancio, anche in deroga alla legge che verrà approvata dal Parlamento. Questo decreto riguarda quasi tutto: salute, sostegno al lavoro e all’economia, tutte le politiche sociali connesse al Covid. Pertanto il governo si è autoattribuito poteri di decisione sul bilancio che spetterebbero invece al Parlamento. Dopo le proteste, il governo si è impegnato ad acquisire il parere, non vincolante, delle Commissioni parlamentari.

La stessa cosa è accaduta alcune settimane fa per i Dpcm, con i quali il governo ha sottratto altro potere legislativo al Parlamento; anche questa volta, dopo le proteste, è stato previsto il parere, sempre non vincolante, su quei decreti. La sostanza non cambia: quei poteri restano in capo al governo e per di più vengono indirettamente riconosciuti dal Parlamento, che ridimensiona se stesso al rango di consulente dell’esecutivo.

Si tratta degli episodi più recenti di un processo di deparlamentarizzazione del sistema politico in corso da circa venticinque anni, attuato da tutti i governi e determinato da diversi fattori: a) abuso del ricorso ai decreti legge; b) reiterazione delle questioni di fiducia e abuso dei maxiemendamenti con fiducia; b) leggi delega particolarmente indeterminate nei contenuti; c) possibilità del governo di correggere autonomamente, con semplice parere consultivo delle Camere, i testi dei decreti emessi in attuazione delle deleghe anche dopo la loro scadenza; d) l’emissione da parte del presidente del Consiglio di ordinanze con i poteri della protezione civile, aggirando così le funzioni del presidente della Repubblica e del Parlamento; e) la confluenza di più decreti legge in un’unica legge di conversione; f) riduzione nel Parlamento del numero dei parlamentari, presentata come puro risparmio di spesa; g) referendum propositivo, approvato dalla Camera e pendente al Senato, con la possibilità di contrapporre la proposta di iniziativa popolare alla legge approvata dal Parlamento.

Quale è il danno? Si svuota la rappresentanza politica della nazione; il sistema politico sviluppa tendenze autoritarie; è più probabile il prevalere di interessi che si sottraggono al dibattito pubblico; sono facilitate, per la mancanza di un terreno di confronto, l’aggressività reciproca tra i partiti e la spettacolarizzazione delle tensioni.

Quali sono le cause? Non la scarsa laboriosità. Ad esempio, dal marzo al 19 giugno 2020, durante l’emergenza del coronavirus, il Bundestag ha tenuto 14 sedute, l’Assemblea nazionale francese 37, la Camera 43. La ragione principale delle difficoltà del Parlamento è costituita dalla inadeguatezza dei procedimenti decisionali. Non c’è alcuna garanzia di certezza della data del voto definitivo su qualsiasi provvedimento, con danno grave per la reputazione del governo e del Paese nelle sedi internazionali. Bisognerebbe superare al più presto l’attuale macchinoso bicameralismo paritario e garantire il voto a data fissa attraverso una modifica dei regolamenti parlamentari.

Il Parlamento ritorna sovrano quando riesce a costruire la sintesi attraverso il compromesso tra le diverse posizioni, non quando sventola cartelli. Tuttavia parti rilevanti del mondo politico e della società civile respingono il compromesso considerandolo un’immorale anticamera della frode. «Il grido che reclama le grandi cose — disse il Cardinale Ratzinger ai deputati tedeschi — ha la vibrazione del moralismo; limitarsi al possibile sembra invece una rinuncia alla passione morale, sembra il pragmatismo dei meschini. Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità». E Amos Oz ha scritto: «Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte».