✕
(afp)

Virus, l’onda americana

L'incertezza torna a dominare, proprio quando il bisogno di ritrovare sprazzi di normalità sta diventando irresistibile
2 minuti di lettura
Quarantamila contagi in più, ogni giorno, solo in America: +80% nelle ultime due settimane. Il peggioramento continua, quota centomila è all'orizzonte. Nel mondo siamo a oltre dieci milioni di casi e 506.000 morti. È iniziata la seconda ondata della pandemia, o non è mai finita la prima? L'allarme torna a livelli elevati, dagli Stati Uniti all'Italia: ovunque c'è una battuta d'arresto rispetto alla fine dei lockdown. Il ritorno alla normalità viene bloccato da nuove paure. La situazione americana è drammatica. Nelle parole del massimo esperto sanitario della Casa Bianca, il dottor Anthony Fauci, "l'aumento dei contagi potrebbe più che raddoppiare".

I nuovi focolai negli Stati Usa del Sud e dell'Ovest mettono in pericolo l'intera nazione", avverte Fauci. New York che fu a lungo il lazzaretto d'America, l'epicentro locale della pandemia, il focolaio più colpito, oggi si…
Quarantamila contagi in più, ogni giorno, solo in America: +80% nelle ultime due settimane. Il peggioramento continua, quota centomila è all'orizzonte. Nel mondo siamo a oltre dieci milioni di casi e 506.000 morti. È iniziata la seconda ondata della pandemia, o non è mai finita la prima? L'allarme torna a livelli elevati, dagli Stati Uniti all'Italia: ovunque c'è una battuta d'arresto rispetto alla fine dei lockdown. Il ritorno alla normalità viene bloccato da nuove paure. La situazione americana è drammatica. Nelle parole del massimo esperto sanitario della Casa Bianca, il dottor Anthony Fauci, "l'aumento dei contagi potrebbe più che raddoppiare".

I nuovi focolai negli Stati Usa del Sud e dell'Ovest mettono in pericolo l'intera nazione", avverte Fauci. New York che fu a lungo il lazzaretto d'America, l'epicentro locale della pandemia, il focolaio più colpito, oggi si trasforma in una fortezza assediata. Essendo uscita dalla fase acuta, mette al bando gli altri. Il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, impone la quarantena su chi arriva da molti altri Stati.

La lista si allunga di giorno in giorno, con il Texas e la Florida ora c'è anche la California. Un dato positivo, però: continuano a scendere i decessi, e sensibilmente. La spiegazione più accreditata è che si stanno ammalando i giovani (spesso i più insofferenti sulle precauzioni), quindi in forme lievi. Il pericolo è che poi contagino i genitori o i nonni.

Anche se viene vissuta come un'umiliazione nazionale, è comprensibile la decisione dell'Ue di mantenere gli Stati Uniti nella "lista nera" dei Paesi per i quali le frontiere restano chiuse. La decisione europea è "politica" solo con la Cina, con cui è in corso un braccio di ferro sulla reciprocità. Per tutti gli altri Paesi, tra cui oltre agli Stati Uniti figurano Russia e Brasile, le autorità di Bruxelles hanno seguito parametri oggettivi sui livelli di contagio.

L'Italia sta facendo di più: non condivide neppure la liberalizzazione sulla "lista verde" dei Paesi considerati poco rischiosi; imporrà la quarantena anche su chi arriva da quelle 15 nazioni. Il rigorismo di Roma può essere collegato al fatto che l'Italia fu il primo Paese europeo pesantemente colpito e conserva la memoria della fase acuta della pandemia. Resta il rischio che le diverse norme europee su ingressi e quarantene creino confusione e rimettano in questione Schengen.

Ovunque si istruiscono processi alle responsabilità politiche per questa ricaduta. L'America ha avuto una gestione disastrosa dell'emergenza e Joe Biden non ha torto quando dice: "Abbiamo bisogno di un presidente". Però le colpe sono ben distribuite, non rispettano frontiere di partito. Il federalismo americano lascia molte responsabilità alle autorità locali.

Gli Stati del Sud governati dai repubblicani, come Texas e Florida, forse hanno sbagliato a voler riaprire l'economia troppo presto. Ma la California governata dai democratici, pur avendo adottato i lockdown per prima e con severità, oggi figura tra i focolai con numeri allarmanti. Al di là delle differenze politiche, le regole su distanze sociali e mascherine hanno visto fenomeni d'insubordinazione di massa anche nelle manifestazioni anti-razzismo, o nei parchi pubblici di New York, roccaforte della sinistra.

Per varie ragioni - culturali e valoriali, più ancora che politiche - diverse società occidentali si sono mostrate refrattarie e perfino ribelli nei confronti di un controllo stringente sui comportamenti sociali. Un presidente americano più rispettoso della scienza, deciso a dare il buon esempio indossando la maschera, forse poteva cambiare qualcosa. Ma non tutto. Colpisce un dato esposto da Fauci al Congresso: solo sette americani su dieci sarebbero disposti a farsi vaccinare contro il coronavirus, se e quando il vaccino ci sarà.

È troppo poco per arrivare all'immunità collettiva.

Questo è il frutto di decenni di diffidenza verso i vaccini, in una nazione dove le campagne no-vax hanno versioni di destra e di sinistra, liberiste o ambientaliste e anti-capitaliste. Intanto qualche brivido su nuovi focolai percorre perfino Paesi che parevano all'avanguardia, dalla Cina alla Germania. L'incertezza torna a dominare, proprio quando il bisogno di ritrovare sprazzi di normalità sta diventando irresistibile.