Salamandra, l'anfibio che affascina la letteratura da più di duemila anni
Marco Belpoliti
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di MARCO BELPOLITI
Aristotele, Plinio il Vecchio, Sant'Agostino. E ancora: Arthur Koestler, Borges e Louis Ginzberg. Hanno tutti in comune l'aver trattato nelle proprie opere l'animale dalla pelle nera che, narrano le leggende, sa sopravvivere al fuoco, anzi, lo sconfigge. Un volume intitolato proprio La salamandra, scritto nel 1985 dallo studioso di Rovereto Duccio Canestrini, ne ripercorre fisiologia, anatomia e mitologia. E cerca di raccontare perché da millenni questo essere conquista scrittori e filosofi
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Come ha fatto un innocuo anfibio uredelo a diventare uno degli animali mitici più citati a partire dalla classicità sino ad arrivare ai giorni nostri, e a riempire pagine e pagine di autori da Aristotele a J. L. Borges? Rapida e sgusciante nell’acqua, tanto è goffa e attardata sulla terra, la salamandra è uno degli animali più presenti nell’Europa continentale, e anche uno dei più difficili da vedere per via della sua abitudine a nascondersi nelle aree umide, dentro tronchi bagnati e marcescenti e a muoversi di notte.
Duccio Canestrini, che sulla scia della sua tesi di laurea ne ha tracciato un profilo scientifico, e soprattutto mitologico, sostiene che è probabilmente stato il ripetersi di un avvenimento casuale a creargli la fama imperitura d’animale che passa indenne il fuoco. Nella notte dei tempi un tronco gettato nel fuoco e la salamandra che sguscia fuori dal legno indenne: tutto comincia da lì? Forse &e…
Come ha fatto un innocuo anfibio uredelo a diventare uno degli animali mitici più citati a partire dalla classicità sino ad arrivare ai giorni nostri, e a riempire pagine e pagine di autori da Aristotele a J. L. Borges? Rapida e sgusciante nell’acqua, tanto è goffa e attardata sulla terra, la salamandra è uno degli animali più presenti nell’Europa continentale, e anche uno dei più difficili da vedere per via della sua abitudine a nascondersi nelle aree umide, dentro tronchi bagnati e marcescenti e a muoversi di notte.
Duccio Canestrini, che sulla scia della sua tesi di laurea ne ha tracciato un profilo scientifico, e soprattutto mitologico, sostiene che è probabilmente stato il ripetersi di un avvenimento casuale a creargli la fama imperitura d’animale che passa indenne il fuoco. Nella notte dei tempi un tronco gettato nel fuoco e la salamandra che sguscia fuori dal legno indenne: tutto comincia da lì? Forse è iniziata così la sua fama d’animale infernale, capace di spegnere il fuoco e non solo di varcarlo. Canestrini ha pubblicato nel 1985 La salamandra nella bellissima collana “L’ornitorinco” che Ippolito Pizzetti dirigeva allora presso Rizzoli, deposito di tesori dedicati al mondo vegetale e animale, a piante, fiori, uccelli e mammiferi, oggi quasi introvabili, se non a prezzi alti all’usato o nella rete. La copertina del libro di Duccio Canestrini
Il libro dello studioso di Rovereto è dedicato nella prima parte alla fisiologia e all’anatomia della salamandra e, nei capitoli successivi, alle leggende, mitologie e simbologie di questo animale altamente enigmatico, dotato d’una pelle nera tendente al blu maculata di giallo, che ne fa un anfibio strano e insieme fascinoso. La tassonomia d’origine linneiana di questo anfibio è complessa e intricata, e l’ordine degli Urodeli, detti nel passato anche Caudati, cui appartiene, si perpetua da circa trecento milioni di anni con quattro sottordini, otto famiglie e quattrocentocinquanta specie e sottospecie, e con quattordici generi diversi nella famiglia specifica dei Salamandridi – se nel frattempo non sono aumentati a sedici come sembra consultando un’opera più recente sul tema.
La carta di identità del nostro animale giallo e nero recita: Salamandra Salamandra. Ci sono undici sottospecie registrate da Canestrini nel 1985, che differiscono per dimensioni e proporzioni del corpo, della livrea e delle aree di diffusione geografica. I dettagli anatomici sono interessanti: ha un cuore con un solo ventricolo, sangue a basso tasso salino; nelle femmine l’apparato genitale e quello escretore sono separati; i suoi occhi hanno le palpebre; possiede un ottimo olfatto; la pelle è coperta di protuberanze. Su di essa, oltre che sulla sua colorazione, si concentrano alcune delle leggende che la riguardano. La pelle è mantenuta costantemente umida attraverso la secrezione delle ghiandole mucose, perciò quando la si incontra appare lucida e lustra, quasi brillante. Oltre a queste ghiandole ce ne sono altre dette granulose, che producono un liquido denso e di colore bluastro che la salamandra emette quando viene attaccata. Secondo alcuni studiosi questo liquido, che contiene degli alcaloidi, serve per tenere “pulita” la pelle, ovvero debellare colonie di funghi e batteri. Infatti capita che a volte gruppi di salamandre, che vivono insieme durante il letargo in luoghi chiusi ma non sotterranei, vengano attaccati da funghi che le uccidono. Riguardo la livrea colorata ci sono molti altri dettagli, tra cui l’idea che si tratti del contrario dell’effetto camouflage. Serve a dire ai possibili predatori: Se mi mangi, starai male!, come accade alle vespe e alle api e ad altri insetti colorati e a strisce.
Anche l’accoppiamento è un altro bell'argomento, dato che presuppone una danza maschile di corteggiamento, che sarebbe una lingua specifica che varia, come nel caso delle lucciole, a seconda delle specie e sottospecie, per impedire fenomeni di sterile ibridismo. Il maschio scivola sotto il ventre della femmina, strofina il capo sul collo e la radice dorsale della coda sulla cloaca; quindi allaccia la femmina con gli arti inferiori e depone i suoi spermatofori di natura gelatinosa in forma conica sul terreno; poi si sposta di lato e la femmina cade sopra il cono e incamera e smista alla spermateca il seme. Uno dei molteplici modi attraverso cui si produce la generazione nel mondo animale, il cui catalogo completo è inesauribile oltre che affascinante.
La salamandra è ovovivipara, e le larve raggiungono quasi sempre uno sviluppo così avanzato all’interno della madre ed escono dal mollo involucro che le avvolge al momento del parto. La gestazione dura dai nove ai dodici mesi. Questo anfibio si nutre di mosche, piccoli coleotteri, insetti, lombrichi, bruchi; non mangia prede morte, solo vive.
La parte sulla scienza antica e la mitologia della salamandra è ancor più affascinante. Comincia con Aristotele, prosegue con Teofrasto di Efeso e transita attraverso gli scritti di altri studiosi antichi, tra cui Eliano di Prestene, autore di ben diciassette libri sulla natura degli animali. Eliano è trai primi a indicare la supposta capacità della salamandra di spegnere i fuochi. Ma il libro più interessante è senza dubbio il celebre Il Fisiologo, di cui si può leggere una traduzione italiana presso Adelphi (a cura di Francesco Zambon), un trattato di zoologia mistica scritto tra il II e IV secolo della nostra era ad Alessandria d’Egitto, libro ricco di sorprese non solo per le salamandre.
A questo punto della storia naturalistica il nostro anfibio è diventato una via di mezzo tra il serpente e una bestia non ben identificata. Poi tocca ai Romani, senza che le conoscenze veritiere dell’animale procedano poi di molto, come mostrano diverse tavole del libro. Anche qui un autore sopra tutti: Plinio il Vecchio, che, in quanto nato a Como, doveva certamente conoscere la salamandra diffusa nelle zone lacustri e paludose della sua terra. Ora l’anfibio colorato e lustro è diventato quasi un mostro con capacità d’avvelenare acqua e pozzi. Non c’è solo il mondo greco-latino ma anche quello arabo, e persino persiano, a trattarne. Non manca la sua presenza neppure nel Midrash ebraico, con leggende e storie che sono raccolte nel libro di Louis Ginzberg (edizione in sei volumi curati da Elena Loewenthal presso Adelphi).
Canestrini mostra nel suo libro una miniatura della Bibbia del XII secolo in cui Adamo ed Eva sono nei pressi dell’Albero del Bene e del Male; la donna che stringe la mela tra le mani, mentre il serpente è una salamandra con la coda lunghissima attorcigliata al tronco. Probabilmente questa immagine dà forma visiva a un testo di Plinio il Vecchio sulla capacità dell’animale di avvelenare i frutti degli alberi. Non è finita. Arriva anche Sant’Agostino, che per parlare delle pene dell’inferno, dove i corpi dei dannati bruciano senza consumarsi mai, indica proprio come esempio il nostro anfibio. Non c’è personaggio reale o mitologico di quei secoli che non sia toccato dalla salamandra, o che non tocchi questo anfibio temibile. C’è persino il favoloso Prete Gianni che si sarebbe vestito di un abito realizzato con lana di Salamandra, che posto a lavare nel fuoco diventa ogni volta candido come la neve.
Canestrini esamina numerose tradizioni letterarie, a partire dalla poesia amorosa italiana del Seicento, e anche dei secoli precedenti, e scopre salamandre ovunque. Ci sono opere dedicate a lei, citazioni e riferimenti espliciti. L’autore ricorre a Lévi-Strauss per pensarla simbolicamente, perché un mistero c’è in tutto questo accumulo di storie e citazioni. Quale? Non è facile dirlo, il fatto è che una volta costruito un mito come quello del fuoco e della salamandra, diventa difficile smontarlo. La forza d’inerzia, come diceva quel tale, tiene insieme il mondo. Molto belle le pagine dedicate a Gaston Bachelard e alla sua “poetica del fuoco”, e anche il poemetto di Octavio Paz intitolato Salamandra, incluso qui per la prima volta in traduzione italiana, che si chiude con un verso: “Il fuoco è la sua passione è la sua pazienza”.
Poi c’è l’affaire-Kammerer di cui parla Canestari. Si tratta della vicenda che coinvolse negli anni Venti un celebre studioso austriaco, il biologo Paul Kammerer, a cui Arthur Koestler ha dedicato un libro molto interessante: Il caso del rospo ostetrico. Una storia che coinvolse anche la Russia di Stalin e il genetista Lysenko. Il libro dello scrittore ungherese, l’autore del Buio a mezzogiorno è stato tradotto anche in italiano nel 1979 da Jaca Book suscitando all’epoca un piccolo dibattito. Vale la pena di leggerlo, perché anche lì la salamandra vi tiene un posto importante. Kammerer fu attaccato dai suoi colleghi biologi per le sue posizioni lamarckiane (l’ereditarietà dei caratteri acquisiti) ed è accusato di aver manipolato i suoi esperimenti. Era vero, ma qualcosa di più complesso di tutta questa vicenda è analizzato da Koestler. Il biologo austriaco si suicidò. Vittima postuma della infernale salamandra?
Debitamente arricchito con altre storie e vicende, il libro di Canestrini sarebbe giusto ristamparlo oggi, altrimenti lo si può leggere solo reperendolo tra gli scaffali di qualche biblioteca, che ancora lo conserva. Sarebbe un peccato, anche perché ha una bella copertina opera probabilmente di Renzo Giust. Vi campeggia il disegno di uno stagno con la nostra salamandra blu e gialla in primo piano.