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Se Putin batte Stalin

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Le vecchie abitudini sono dure a morire. Nell'Unione Sovietica comunista, in cui le elezioni erano notoriamente una farsa, il Cremlino si preoccupava di tenere alta l'affluenza attirando gli elettori alle urne con tavole imbandite di leccornie: funzionava, in un Paese che ha spesso sofferto la fame. Trent'anni dopo il crollo dell'Urss, lotterie con milioni di premi per chi vota, alcuni tramite codici a barre per verificare la presenza ai seggi, hanno accompagnato il referendum costituzionale indetto da Vladimir Putin per prolungare potenzialmente la sua presidenza fino al 2036.

Naturalmente il risultato era scontato: con la giornata elettorale allungata a un'intera settimana, ufficialmente per consentire di mantenere le distanze al tempo del coronavirus, e una massiccia campagna di propaganda a senso unico, il plebiscito ottenuto da Putin (78 per cento di "sì" secondo i risultati parziali) non sorprende nessuno. Oltretutto, a livello ufficiale nes…
Le vecchie abitudini sono dure a morire. Nell'Unione Sovietica comunista, in cui le elezioni erano notoriamente una farsa, il Cremlino si preoccupava di tenere alta l'affluenza attirando gli elettori alle urne con tavole imbandite di leccornie: funzionava, in un Paese che ha spesso sofferto la fame. Trent'anni dopo il crollo dell'Urss, lotterie con milioni di premi per chi vota, alcuni tramite codici a barre per verificare la presenza ai seggi, hanno accompagnato il referendum costituzionale indetto da Vladimir Putin per prolungare potenzialmente la sua presidenza fino al 2036.

Naturalmente il risultato era scontato: con la giornata elettorale allungata a un'intera settimana, ufficialmente per consentire di mantenere le distanze al tempo del coronavirus, e una massiccia campagna di propaganda a senso unico, il plebiscito ottenuto da Putin (78 per cento di "sì" secondo i risultati parziali) non sorprende nessuno. Oltretutto, a livello ufficiale nessuno ha parlato del punto chiave della riforma della Costituzione: tra divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso, salvaguardia della lingua russa e moniti sul significato della Grande Guerra Patriottica (come a Mosca chiamano il secondo conflitto mondiale), la clausola che fa ripartire da zero il limite massimo di due mandati presidenziali consecutivi è stata fatta passare volutamente in sottordine.

Era questo, in realtà, l'obiettivo che premeva al leader russo, al punto da ignorare i timori per la pandemia pur di votare il più presto possibile: un ulteriore ritardo del referendum, già rinviato di mesi per il Covid 19, avrebbe comportato qualche rischio anche in un regime autocratico, considerato il calo dei suoi consensi nei sondaggi, l'economia sempre più fragile e l'abituale scontento della popolazione durante l'inverno. Con l'approvazione della riforma, Putin può restare presidente per altri due mandati di sei anni alla scadenza di quello attuale nel 2024: dunque per un totale di 37 anni al potere (compreso un quadriennio da premier con un presidente fantoccio scelto da lui) da quando fu eletto per la prima volta nel 1999, superando il record precedente dei 29 anni di Stalin. La Russia avrebbe forse potuto avere un'altra storia. Chi scrive fu testimone di una cerimonia al Cremlino nel 1997 in cui l'allora presidente Boris Eltsin sembrava dire al giovane riformatore al suo fianco, Boris Nemtsov: "Un giorno tutto questo sarà tuo". Ma due anni dopo, per ristabilire l'ordine, preferì come successore un ex-agente del Kgb. Così al suo posto è arrivato Putin, E Nemtsov, passato all'opposizione, è morto assassinato sulla Piazza Rossa.

Cosa farà questo sempiterno zar di altri sedici anni al comando? Un'ipotesi è che continui la linea di confronto politico e militare con l'Occidente, dalla Siria alla Libia, dalle incursioni dei bombardieri nucleari nell'Artico agli attentati con armi non convenzionali (polonio radioattivo e gas nervino) in Inghilterra. Esiste un'altra teorica e più tenue opzione, come nota il Financial Times: il presidente a vita dovrebbe riconoscere che la Russia è in declino, che la vera minaccia per Mosca è l'espansionismo della Cina sul fronte asiatico e che il destino della Russia, come diceva Pietro il Grande, è in Europa. L'americano che lo ha incontrato più spesso, l'ex-segretario di Stato Henry Kissinger, afferma che "Putin non è il diavolo, Putin viene fuori da Dostoievskij". Resta da vedere se, come per il Raskolnikov di Delitto e castigo, l'Occidente può interpretare la parte del giudice istruttore Porfirij Petrovic e tentare di redimerlo.