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(ansa)

Come ci salutiamo al tempo del virus

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Angela Merkel incontra Emmanuel Macron e come saluto al suo ospite congiunge i palmi della mano destra e sinistra e li porta all’altezza dello sterno, poi piega leggermente la testa avvicinandola alle mani. Così ha fatto Matteo Salvini in varie occasioni. Un gesto orientale tipico della pratica yoga? Si tratta del Namaskarasana, ovvero la cosiddetta “posizione di saluto”. Possibile che i due politici siano praticanti di questa antichissima tecnica? Ne dubito.

Del resto la posizione a mani giunte è assai nota in Occidente come mostrano gli affreschi di Simone Martini ad Assisi (1317), e quasi sempre è accompagnata alla genuflessione, un altro gesto tornato d’attualità negli Stati Uniti da parte degli agenti di polizia, che chiedono perdono per l’uccisione di George Flyd: un ginocchio a terra e l’altro sollevato, e poi le mani appoggiate in avanti come usavano i cavalieri medievali nel momento della investitura. Le due gin…
Angela Merkel incontra Emmanuel Macron e come saluto al suo ospite congiunge i palmi della mano destra e sinistra e li porta all’altezza dello sterno, poi piega leggermente la testa avvicinandola alle mani. Così ha fatto Matteo Salvini in varie occasioni. Un gesto orientale tipico della pratica yoga? Si tratta del Namaskarasana, ovvero la cosiddetta “posizione di saluto”. Possibile che i due politici siano praticanti di questa antichissima tecnica? Ne dubito.

Del resto la posizione a mani giunte è assai nota in Occidente come mostrano gli affreschi di Simone Martini ad Assisi (1317), e quasi sempre è accompagnata alla genuflessione, un altro gesto tornato d’attualità negli Stati Uniti da parte degli agenti di polizia, che chiedono perdono per l’uccisione di George Flyd: un ginocchio a terra e l’altro sollevato, e poi le mani appoggiate in avanti come usavano i cavalieri medievali nel momento della investitura. Le due ginocchia a terra è un segno di resa totale, d’asservimento al potente o alla divinità. La figura dell’orante indica tradizionalmente devozione; gesto atto a implorare, come mostra un quadro di Hans Memling del 1487 esposto a Bruges, ma è meno usato come saluto in Europa, poiché le mani restano all’altezza del petto, in basso, e non s’avvicinano alla testa.

La politica tedesca l’usa come saluto per via del coronavirus, perché, come sappiamo, sono sconsigliati i contatti a partire dalla stretta di mano, che è il gesto di saluto più abituale nel mondo tra persone che non sono intime; mentre è il bacio reciproco quello che indica una maggior consuetudine reciproca. I gesti d’accoglienza, congedo o congratulazione comportano tradizionalmente avvicinamento e contatto. Un esempio è l’abbraccio e anche il colpetto sulle spalle, che indica amicizia e incoraggiamento. Come ha scritto Claudio Franzoni nel suo libro sui gesti contemporanei, Da capo a piedi (Guanda), l’ambiguità avvolge i gesti; a volte assume un significato positivo, quando espande le potenzialità espressive, e a volte meno, quando diventa fonte di incertezza interpretativa. Franzoni cita come esempio massimo il bacio di Giuda narrato nei Vangeli di Marco e Matteo, con cui l’apostolo individua agli occhi dei soldati il Messia che devono arrestare con un atto di intimità. I baci stessi, oggi proibiti per cautela reciproca, possono avere significati diversi: amore, affetto, rispetto, amicizia. Ora sono entrati in uso gesti nuovi come quello di salutarsi toccandosi con il gomito tenendo il resto del corpo, in particolare il viso e la bocca, a debita distanza. Si sono esibiti in questo gesto molti leader nazionali e mondiali, manifestando nei primi mesi della pandemia la propria capacità di salutare toccandosi a distanza: da Trump a Di Maio. Da dove viene questo nuovo saluto? Non è facile dirlo. Il gomito è una parte del corpo poco usata, salvo in quel tocco allusivo che in italiano si chiama “darsi di gomito”, che vuol dire: “ci siamo capiti”. C’è poi l’espressione “alzare il gomito”, che vuol dire bere troppo vino o altro alcolico. Nel mondo anglosassone c’è una postura detta “akimbo”, che consiste nel mettere le mani sui fianchi, mostrando così i gomiti. Esiste anche una espressione in uso in particolare nel Nord Italia: “baciarsi il gomito”. Si usa quando qualcuno ha avuto una fortuna inattesa e gli si dice: dovresti baciarti il gomito (o entrambi i gomiti). Ovviamente si tratta di un gesto molto difficile da compiere, per cui appare un contrappasso rispetto all’imprevista fortuna.

Un altro gesto inedito è il saluto compiuto con le estremità inferiori del corpo, con le gambe, allungando i piedi sino a toccarsi, sostituto delle mani che si toccano, oppure usando il ginocchio come punto di contatto al posto del gomito. Il ginocchio per altro è una delle parti del corpo umano caricate di maggior significato simbolico nel mondo classico, greco in particolare, dal momento che è il ginocchio con la sua articolazione che sostiene il corpo ed è collegato simbolicamente alla potenza sessuale, maschile in particolare.

Come ha scritto il semiologo Gianfranco Marrone (Baci e bacini in doppiozero.com) l’attuale emergenza sanitaria ha investito lo spazio intorno alle persone di nuovo senso, poiché il “distanziamento” è diventato una necessità almeno tra estranei o semplici conoscenti. Già Montaigne biasimava i baci amichevoli di saluto, ma questo tipo di saluto ha avuto sino all’altro ieri un notevole successo nei paesi Mediterranei dove i baci vanno da un minimo di due – entrambe le guance – sino a quattro, come ricorda Marrone.

Nel saluto a distanza praticato ora resta ancora disponibile il sorriso e l’inclinazione della testa all’indietro e l’inarcamento delle sopracciglia, che sembra diffuso quasi in tutto il mondo, come ci ricorda Desmond Morris in L’uomo e i suoi gesti (Mondadori), oppure la mano alzata, un segno di pace: il braccio si solleva invece di tendersi verso l’alto. L’abbiamo visto in tanti film western e praticata anche da molti leader. Si dice che questo saluto nasca dalla necessità di mostrare le mani senza armi, o di dare con le mani aperte le armi a chi si incontra per significare pace, anche se non è certo che sia così. Da dove vengono i gesti di saluto? Morris sostiene che nascerebbero migliaia di anni fa nei gruppi umani al momento di allontanarsi per la caccia e poi al rientro: saluti e congedo. Poiché il successo o l’insuccesso nella caccia erano fondamentali per il gruppo umano, la partenza e il ritorno alla base non erano mai situazioni banali. Quello che i nuovi gesti di saluto mettono ora in luce è l’importanza della cortesia negli scambi reciproci. Roland Barthes durante il suo viaggio in Giappone all’inizio degli anni Settanta, di cui ha scritto in L’impero dei segni (Einaudi), s’era interrogato sulla scarsa considerazione di cui gode la cortesia in Occidente dove i rapporti “informali” sono più apprezzati di quelli “formali”. La ragione dovrebbe risiedere nella valutazione d’ipocrisia, se non proprio di falsità, in cui è tenuta questa qualità.

Donald Trump è il perfetto esempio della “informalità” assoluta nei rapporti di scambio. La scortesia, osserva il semiologo francese, si fonda su una mitologia della “persona”. L’uomo occidentale si ritiene infatti doppio, composto d’una esteriorità sociale per lo più fittizia, se non addirittura falsa, e una interiorità individuale, stimata invece autentica. Per cui i gesti di saluto apparterrebbero alla esteriorità soprattutto in contesti ufficiali come quelli delle riunioni tra politici. In Oriente chinarsi e salutare con le mani giunte, non solo comporta rispetto, ma sollecita l’analoga risposta da parte del salutato. Politici provenienti dal mondo commerciale come Silvio Berlusconi prima, e Donald Trump poi, portano nell’ambito del saluto una forma di “scortesia” brusca e “maschile” che viene reputata alla stregua di gesti d’autenticità. Per questo ancora più rimarchevole risultano le mani giunte e il leggero inchino di Angela Merkel e quello di risposta di Macron improntato a una formalità vicina ai gesti militari di un predecessore come il De Gaulle. La stretta di mano, fino alla pandemia, è rimasto il gesto principale d’incontro e saluto. Dove nasce? Il filosofo spagnolo José Ortega y Gasset si era interrogato su questa pratica ed era arrivato alla conclusione che probabilmente non significava nulla, forse solo un mezzo per placare la reciproca aggressività. In molti gesti quotidiani, scrive Franzoni ricordando la ricerca del filosofo, si compie uno dei paradossi dell’uso sociale del corpo: "I movimenti che si compiono devono essere visibili e riconoscibili per poter confluire nella naturalezza della normalità su cui si regge l’edificio sociale". Poi come sempre accade, i gesti mutano: nascono e muoiono secondo le necessità.