Il Ponte e un’alleanza nel pantano
Stefano Folli , Stefano Rodotà , di STEFANO FOLLI
La vicenda ponte Morandi-Aspi (Autostrade) ha tutto per diventare il simbolo del groviglio di contraddizioni e illogicità in cui si è impantanata l'alleanza Pd-M5S: ossia il patto di potere affrettato e un po' raccogliticcio a cui si fece ricorso l'estate scorsa dopo la crisi del Papeete per mettere in piedi un governo in grado di buttare la Lega all'opposizione ed evitare le elezioni.
Più di altri temi emblematici, dal Mes ai decreti "salvo intese", dalla passerella di Villa Pamphili al rinvio come metodo di governo, il caso Autostrade rispecchia la scarsa consistenza dell'accordo di governo.
Da un lato si lascia intendere che Pd e 5S potrebbero addirittura presentarsi uniti alle prossime elezioni regionali (tra poco più di due mesi); dall'altro si procede a strappi, con i due partner schierati uno contro l'altro, incerti su come gestire la bizzarria del ponte. Vale a dire l'episodio più doloroso e luttuos…
Più di altri temi emblematici, dal Mes ai decreti "salvo intese", dalla passerella di Villa Pamphili al rinvio come metodo di governo, il caso Autostrade rispecchia la scarsa consistenza dell'accordo di governo.
Da un lato si lascia intendere che Pd e 5S potrebbero addirittura presentarsi uniti alle prossime elezioni regionali (tra poco più di due mesi); dall'altro si procede a strappi, con i due partner schierati uno contro l'altro, incerti su come gestire la bizzarria del ponte. Vale a dire l'episodio più doloroso e luttuos…
La vicenda ponte Morandi-Aspi (Autostrade) ha tutto per diventare il simbolo del groviglio di contraddizioni e illogicità in cui si è impantanata l'alleanza Pd-M5S: ossia il patto di potere affrettato e un po' raccogliticcio a cui si fece ricorso l'estate scorsa dopo la crisi del Papeete per mettere in piedi un governo in grado di buttare la Lega all'opposizione ed evitare le elezioni.
Più di altri temi emblematici, dal Mes ai decreti "salvo intese", dalla passerella di Villa Pamphili al rinvio come metodo di governo, il caso Autostrade rispecchia la scarsa consistenza dell'accordo di governo.
Da un lato si lascia intendere che Pd e 5S potrebbero addirittura presentarsi uniti alle prossime elezioni regionali (tra poco più di due mesi); dall'altro si procede a strappi, con i due partner schierati uno contro l'altro, incerti su come gestire la bizzarria del ponte. Vale a dire l'episodio più doloroso e luttuoso degli ultimi anni, emblematico del rapporto fra i cittadini e la classe dirigente; prova del nove della credibilità e coerenza dei governi; nonché esempio dell'Italia "che non si arrende" dopo la tragedia.
Solo quest'ultimo aspetto ha avuto senso fin qui: il ponte è rinato ed è un modello di tecnica e di volontà. Ma in parallelo le forze di maggioranza (due diverse: prima Lega-5S, poi 5S-Pd) non sono riuscite in quasi due anni a venire a capo del rebus della concessione: revocare o confermare l'appalto ai Benetton?
Si è arrivati alla vigilia dell'inaugurazione senza aver deciso e la concessione è stata confermata pro tempore tra lo stupore generale. Peraltro nelle stesse ore in cui la Consulta dava torto ad Aspi e al suo ricorso in quanto esclusa a suo tempo dalla ricostruzione.
Tutto questo con il premier Conte che ha fatto intendere di non sapere alcunché della vicenda, quasi si trattasse di una questione di poco conto; e infatti si è affrettato a scaricare sui ministri le responsabilità, ingiungendo loro di trovare una soluzione entro sabato. E con i Cinque Stelle che devono incassare uno smacco senza precedenti, loro che erano i paladini della revoca, ma non hanno saputo ottenere niente nemmeno quando avevano il ministro dei Trasporti.
Adesso sono il bersaglio delle ironie via web e certo è vero che la storia di Genova si aggiunge a una lunga lista di passi indietro rispetto alle pietre miliari del grillismo.
Tuttavia in questa occasione la lezione è amara per tutti. Per i 5S, non c'è dubbio: ma è l'intero governo a scontare una grave perdita d'immagine. E il Pd, cui appartiene la De Micheli succeduta a Toninelli, non può sottrarsi. Il fatto che la conferma del vecchio concessionario sia definita "temporanea", così che si possa almeno inaugurare il ponte, riesce solo ad aggiungere una nota surreale alla vicenda. Che rimane un intreccio di incomprensioni e di mosse confuse: la dimostrazione pratica che non esiste un'autentica coesione tra Pd e Cinque Stelle, al di là della comune intenzione di procedere in qualche modo fino al semestre bianco e poi all'elezione del capo dello Stato (gennaio 2022).
Da un lato, il Movimento che si pretendeva anti-sistema accetta una serie di compromessi al ribasso per restare al governo; dall'altro il Pd non riesce a imporre una linea dinamica e riformatrice. Così si resta al piccolo cabotaggio costellato di incidenti di percorso. All'Italia manca ogni giorno di più una seria forza riformista.
Più di altri temi emblematici, dal Mes ai decreti "salvo intese", dalla passerella di Villa Pamphili al rinvio come metodo di governo, il caso Autostrade rispecchia la scarsa consistenza dell'accordo di governo.
Da un lato si lascia intendere che Pd e 5S potrebbero addirittura presentarsi uniti alle prossime elezioni regionali (tra poco più di due mesi); dall'altro si procede a strappi, con i due partner schierati uno contro l'altro, incerti su come gestire la bizzarria del ponte. Vale a dire l'episodio più doloroso e luttuoso degli ultimi anni, emblematico del rapporto fra i cittadini e la classe dirigente; prova del nove della credibilità e coerenza dei governi; nonché esempio dell'Italia "che non si arrende" dopo la tragedia.
Solo quest'ultimo aspetto ha avuto senso fin qui: il ponte è rinato ed è un modello di tecnica e di volontà. Ma in parallelo le forze di maggioranza (due diverse: prima Lega-5S, poi 5S-Pd) non sono riuscite in quasi due anni a venire a capo del rebus della concessione: revocare o confermare l'appalto ai Benetton?
Si è arrivati alla vigilia dell'inaugurazione senza aver deciso e la concessione è stata confermata pro tempore tra lo stupore generale. Peraltro nelle stesse ore in cui la Consulta dava torto ad Aspi e al suo ricorso in quanto esclusa a suo tempo dalla ricostruzione.
Tutto questo con il premier Conte che ha fatto intendere di non sapere alcunché della vicenda, quasi si trattasse di una questione di poco conto; e infatti si è affrettato a scaricare sui ministri le responsabilità, ingiungendo loro di trovare una soluzione entro sabato. E con i Cinque Stelle che devono incassare uno smacco senza precedenti, loro che erano i paladini della revoca, ma non hanno saputo ottenere niente nemmeno quando avevano il ministro dei Trasporti.
Adesso sono il bersaglio delle ironie via web e certo è vero che la storia di Genova si aggiunge a una lunga lista di passi indietro rispetto alle pietre miliari del grillismo.
Tuttavia in questa occasione la lezione è amara per tutti. Per i 5S, non c'è dubbio: ma è l'intero governo a scontare una grave perdita d'immagine. E il Pd, cui appartiene la De Micheli succeduta a Toninelli, non può sottrarsi. Il fatto che la conferma del vecchio concessionario sia definita "temporanea", così che si possa almeno inaugurare il ponte, riesce solo ad aggiungere una nota surreale alla vicenda. Che rimane un intreccio di incomprensioni e di mosse confuse: la dimostrazione pratica che non esiste un'autentica coesione tra Pd e Cinque Stelle, al di là della comune intenzione di procedere in qualche modo fino al semestre bianco e poi all'elezione del capo dello Stato (gennaio 2022).
Da un lato, il Movimento che si pretendeva anti-sistema accetta una serie di compromessi al ribasso per restare al governo; dall'altro il Pd non riesce a imporre una linea dinamica e riformatrice. Così si resta al piccolo cabotaggio costellato di incidenti di percorso. All'Italia manca ogni giorno di più una seria forza riformista.