✕

Il prezzo che non si può pagare

Lo scontro M5S-Pd sul fondo salva Stati: perché sul Mes si gioca una partita che va oltre la questione dell'accesso a un programma di finanziamenti ma riguarda la collocazione internazionale dell'Italia
2 minuti di lettura
Sul Mes si gioca una partita che va oltre la questione dell'accesso a questo programma di finanziamenti e riguarda la collocazione internazionale dell'Italia. Visto però l'allucinato dibattito che si è sviluppato in questi mesi, sfatiamo alcune leggende che i suoi oppositori hanno introdotto, e vediamo in dettaglio cosa prevede l'attuale versione di questo particolare trattato, originariamente sottoscritto per fronteggiare la grande crisi finanziaria.

Come sostiene in un suo contributo Pietro Manzini, uno dei massimi esperti di diritto comunitario, le modifiche introdotte in primavera non riguardano più le politiche economiche o fiscali da adottare, bensì "gli obiettivi di spesa", vale a dire, "i costi diretti e indiretti dell'assistenza sanitaria, della cura e della prevenzione dovuti alla crisi del Covid 19". I fondi vengono stanziati a questo scopo, non per altro, e così vanno usati.

E, giustamente, va con…
Sul Mes si gioca una partita che va oltre la questione dell'accesso a questo programma di finanziamenti e riguarda la collocazione internazionale dell'Italia. Visto però l'allucinato dibattito che si è sviluppato in questi mesi, sfatiamo alcune leggende che i suoi oppositori hanno introdotto, e vediamo in dettaglio cosa prevede l'attuale versione di questo particolare trattato, originariamente sottoscritto per fronteggiare la grande crisi finanziaria.

Come sostiene in un suo contributo Pietro Manzini, uno dei massimi esperti di diritto comunitario, le modifiche introdotte in primavera non riguardano più le politiche economiche o fiscali da adottare, bensì "gli obiettivi di spesa", vale a dire, "i costi diretti e indiretti dell'assistenza sanitaria, della cura e della prevenzione dovuti alla crisi del Covid 19". I fondi vengono stanziati a questo scopo, non per altro, e così vanno usati.

E, giustamente, va controllato il loro corretto utilizzo. Ma così, insorgono gli avversari del Mes, l'Ue ci infliggerà delle imposizioni che legheranno le mani alla nostra "sovranità" In realtà non è affatto così in quanto la Commissione europea, con la lettera dei commissari Dombrovskis-Gentiloni del 7 maggio, ha esplicitamente cancellato tutta le richieste previste in precedenza, in occasione della crisi finanziaria, che riguardavano gli aggiustamenti macroeconomici; e soprattutto ha escluso quell'invio di missioni ad hoc in loco che marcavano visivamente uno stato di tutela del Paese rispetto ad organismi esterni ( punti 2-5 della lettera).

Inoltre, una volta attivato il Mes, le misure correttive che la Commissione può eventualmente suggerire non possono diventare una "raccomandazione" del Consiglio Europeo e cioè un obbligo vincolante per il Paese. Quindi gli oppositori al Mes - destra sovranista e parte dei 5Stelle - che, tra l'altro, con la loro posizione rinuncerebbero all'indiscutibile, oggettivo risparmio finanziario di almeno mezzo miliardo di euro all'anno, sono motivati soltanto da un antieuropeismo pregiudiziale.

È inutile che il buon Giorgetti auspichi una Lega presentabile in Europa se il responsabile economico del partito rimane l'anti-euro Bagnai e tutti i dirigenti leghisti, a partire da Salvini continuano a paventare la calata della troika in Italia, lamentando, all'unisono con Giorgia Meloni, la sovranità ferita.

Allo stesso modo è tempo che i 5 Stelle si chiariscano le idee su cosa pensano dell'Europa. Dopo le giravolte di Grillo a Strasburgo nella scorsa legislatura (prima a braccetto con l'eurofobico e brexiter Farage, poi disponibile ad allearsi con l'ultra-federalista Verhofstadt, salvo ritornare nelle braccia di Farage una volta ricevuto il gran rifiuto), il M5S sembrava aver abbracciato una linea filo-europea con il voto, determinante, a favore della von der Leyen. E invece continua muoversi in ordine sparso tra addii di eurodeputati e dichiarazioni para-sovraniste ed euroscettiche.

Il cosiddetto dibattito sul Mes diventa quindi la cartina di tornasole della collocazione dei 5 Stelle e, inevitabilmente, di tutto il governo. Se il Movimento e il tentennante capo del governo non accedono a questi finanziamenti, accampando la risibile riserva che faremmo una brutta figura sui mercati (sic), significa che la collocazione internazionale, nervo sensibile ma sottotraccia di questo governo, è tuttora indefinita.

Questo è un costo politico e reputazionale che un partito "responsabile" come il Pd non può permettersi di sopportare ancora. O l'Italia si pone al centro dell'Europa e contribuisce a indirizzarla, forte delle sue convinzioni, o finisce vieppiù ai margini; e non ci saranno perdonate queste e altre incertezze, come sulla Cina, il cui pugno di ferro contro Hong Kong deve ricevere la più ferma condanna, anche a costo di prevedibili ritorsioni economiche.