Una sera al drive-in: la faticosa rinascita di un simbolo pop
Paolo Di Paolo
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di PAOLO DI PAOLO
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Riaperto il cinema di Ostia, il più grande d'Europa, ma senza grande successo. Forse ora che ci siamo ripresi qualche spazio di relazione, starsene chiusi in macchina ha qualcosa di meno desiderabile
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È il drive-in più grande d’Europa, forse troppo grande. L’area è come un gigantesco campo da calcio, a Ostia - la luce del tramonto, al lato opposto dello schermo, è forse lo spettacolo più suggestivo. E naturalmente il più fotografato. L’impresa non è semplice ma affascinante: la riesumazione di un mito pop, un simbolo degli anni del boom trapiantato nel tempo del distanziamento fisico. Quello di Casal Palocco, sul litorale romano, i più adulti lo ricordano ancora - e c’è un drappello di nostalgici che, in attesa della proiezione, rievoca quelle lunghe notti più romantiche che cinefile. “Sto pensando se andare a prendere un golfino”, dice una signora che evidentemente si aspettava meno venticello. “Lo senti come se sta bene?”, commenta - mentre addenta un hamburger - un altro spettatore che non mostra impazienza.
Il film inizia in ritardo, si attende il crepuscolo. O…
È il drive-in più grande d’Europa, forse troppo grande. L’area è come un gigantesco campo da calcio, a Ostia - la luce del tramonto, al lato opposto dello schermo, è forse lo spettacolo più suggestivo. E naturalmente il più fotografato. L’impresa non è semplice ma affascinante: la riesumazione di un mito pop, un simbolo degli anni del boom trapiantato nel tempo del distanziamento fisico. Quello di Casal Palocco, sul litorale romano, i più adulti lo ricordano ancora - e c’è un drappello di nostalgici che, in attesa della proiezione, rievoca quelle lunghe notti più romantiche che cinefile. “Sto pensando se andare a prendere un golfino”, dice una signora che evidentemente si aspettava meno venticello. “Lo senti come se sta bene?”, commenta - mentre addenta un hamburger - un altro spettatore che non mostra impazienza.
Il film inizia in ritardo, si attende il crepuscolo. O qualche macchina in più. Saranno un centinaio sui 460 posti disponibili. Dieci euro per macchina, cinque per la moto, gratis per i bambini. Uno esulta al telefono: “Sto vedendo il drive-in!”, mentre il padre pulisce il vetro dell’auto con perizia. Quando finalmente parte il film, un’emozione si avverte - la stranezza della situazione, l’audio che arriva nelle macchine da una stazione radiofonica. La mia vicina d’auto non l’ha capito, e se la prende col marito: “Nun se sente gnente!”. Ma il patron l’ha spiegato quasi a tutti gli spettatori, compresi quelli più in affanno con la tecnologia. “Lei lo sente il cinema?” mi chiede innervosita. Deve sintonizzare la radio. “E se uno non c’ha la radio? Trent’anni fa quando andavo ar drive-in te davano la radiolina. Lo potevano dire! Noi allora se n’annamo”. Non l’ha presa bene.
Un "bibitaro" gira fra le auto in bicicletta (agf)
Il film di debutto è il campione d’incasso Tolo tolo di Checco Zalone: sempre divertentissimo ma arriva in questa stagione come da un’altra Italia. Quella del drive in sembra ancora più remota, e l’impressione è che a essere conquistati dall’esperimento siano i boomer e perfino i loro genitori. A un tavolino rosso con la scritta Algida cinque o sei signore sono talmente immerse nella chiacchierata che quando partono gli spot devono in fretta e furia tornare nelle auto. “Ah ma quindi da fuori non si può sentire?”. Eh no, signora, sennò sarebbe un’arena come un’altra. Però c’è anche una fila di sedie a sdraio: dotati di smartphone uso radio, si potrebbe stare anche lì, ma restano vuote. I più giovani sono gli addetti a ristorazione e caffetteria, o i ciclisti-controllori in maglietta gialla che sfrecciano tra le macchine parcheggiate.
Forse, quando il ritorno alla socialità pareva lontanissimo e impraticabile, la promessa del drive in aveva l’aria della fascinosa extrema ratio. Forse invece, ora che più o meno prudentemente ci siamo ripresi qualche spazio di relazione, starsene chiusi in macchina ha qualcosa di meno desiderabile. O magari deve solo attivarsi il passaparola. Un avventore curioso, che ha deciso di non restare per l’intera durata del film, dice che la cosa più bella è il mare a due passi, e che forse funzionerebbe meglio la proiezione di una partita di calcio. In ogni caso, da Valdobbiadene a Pozzuoli, le pro loco, le associazioni culturali, gli assessorati, gli imprenditori che si sono ingegnati con il cinema in macchina sono in gran numero. E non importa che l’Arnold’s Drive-in di Happy Days fosse parecchio più scatenato di questa versione 2 o 3.0. C’è tempo per riscattarsi. E questo bel fresco e questo tramonto valgono il biglietto e il viaggio, quasi più del parcheggio davanti allo schermo.