Sceglie la giornata internazionale del mare papa Francesco per rivolgere un pensiero semplice e incisivo a un angolo unico e straordinario del Pianeta. Un angolo dove le correnti del Bosforo toccano il mare di Marmara, il Mar Nero sfiora il Mediterraneo e l'Europa incontra l'Asia. Il mare unisce ciò che la terra divide, dicevano gli antichi navigatori del "mare nostro" cercando così di mitigare o contenere le spinte nazionalistiche, la costruzione di nuovi impenetrabili confini.
Una frase inattesa nell'Angelus domenicale si carica di significati: "L'idea del mare mi porta lontano. Il pensiero va a Istanbul, penso a Santa Sofia. Sono molto addolorato". La storia come chiave di lettura torna prepotente, con i suoi tornanti, le sue ferite insanguinate. Può sembrare un passaggio marginale, un riferimento lontano a pagine di un tempo sbiadito, ma non è così. Dietro il dispiacere manifesto di un pontefice sconsolato s…
Una frase inattesa nell'Angelus domenicale si carica di significati: "L'idea del mare mi porta lontano. Il pensiero va a Istanbul, penso a Santa Sofia. Sono molto addolorato". La storia come chiave di lettura torna prepotente, con i suoi tornanti, le sue ferite insanguinate. Può sembrare un passaggio marginale, un riferimento lontano a pagine di un tempo sbiadito, ma non è così. Dietro il dispiacere manifesto di un pontefice sconsolato s…
Sceglie la giornata internazionale del mare papa Francesco per rivolgere un pensiero semplice e incisivo a un angolo unico e straordinario del Pianeta. Un angolo dove le correnti del Bosforo toccano il mare di Marmara, il Mar Nero sfiora il Mediterraneo e l'Europa incontra l'Asia. Il mare unisce ciò che la terra divide, dicevano gli antichi navigatori del "mare nostro" cercando così di mitigare o contenere le spinte nazionalistiche, la costruzione di nuovi impenetrabili confini.
Una frase inattesa nell'Angelus domenicale si carica di significati: "L'idea del mare mi porta lontano. Il pensiero va a Istanbul, penso a Santa Sofia. Sono molto addolorato". La storia come chiave di lettura torna prepotente, con i suoi tornanti, le sue ferite insanguinate. Può sembrare un passaggio marginale, un riferimento lontano a pagine di un tempo sbiadito, ma non è così. Dietro il dispiacere manifesto di un pontefice sconsolato s'intravedono progetti di potenza, nuovi interessi di conquista, il lascito di pagine che vengono piegate alle ragioni della forza per spostare equilibri e compatibilità. Hagia Sophia è il simbolo di un cammino, quello che dal dialogo tra identità e culture porta alla conoscenza nel suo significato più alto: Santa Sapienza come chiave di accesso alle diversità, alle convivenze difficili, ai luoghi di scambio e di incontro quando tutto sembra scivolare verso la legge del più forte. Il mare delle civiltà in cammino, orizzonte per tutti come viaggio incompiuto, scoperta continua, commercio e mobilità irrefrenabile. Un itinerario che ha rappresentato per tanti un percorso di fede e di speranza: la cattedrale di Giustiniano, la Moschea di Solimano il Magnifico e dal 1935 il museo voluto da Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Turchia laica e moderna. Un museo per tutti senza certezze o gerarchie fondate su libri sacri di riferimento, un luogo dove la cultura potesse trovare forme e contenuti per diffondere saggezza e rispetto. Un'opera architettonica che toglie il respiro, capolavoro del mondo antico, crocevia di culture dialoganti: greca, romana, cristiana e islamica.
Un patrimonio dell'umanità riconosciuto dall'Unesco segnato dalla spinta verso l'edificazione di ponti e relazioni fondate sull'accesso a un sapere costruito su insopprimibili differenze. La recente indicazione del Consiglio di Stato turco punta a rovesciare le ragioni di tale cammino: all'unanimità la svolta indica il ritorno di Santa Sofia a luogo sacro all'Islam. Luogo di preghiera, ma soprattutto simbolo di come si possa persino riavvolgere il nastro del tempo tornando alla frattura del 1453, alla caduta dell'Impero romano d'oriente, all'assedio e la conquista ottomana di Costantinopoli. L'effetto è duplice, le parole essenziali di papa Francesco vanno dritte al cuore del problema.
Viene da chiedersi quali saranno le reazioni della cristianità d'oriente, degli oltre 300 milioni di ortodossi che rischiano di vivere la riconversione di un luogo simbolo come una nuova contrapposizione anti musulmana, una frattura carica di conseguenze. Un colpo di spugna per cancellare un museo che per 85 anni ha custodito, protetto e raccontato le identità plurali di quell'angolo di mondo. Al di là degli appelli al buon senso rivolti alla leadership turca, la posta in palio appare quella di rompere gli equilibri della regione. Erdogan si muove con un preciso disegno: la leadership sunnita ha il piglio di un attore globale proiettato tanto sui teatri di crisi quanto sulle interpretazioni e i giudizi sul passato. Da una parte interviene spostando pedine, truppe e rapporti di forza dall'altra demolendo eredità e consuetudini ingombranti: un tempo nuovo che spegne lo spirito dialogante della santa Sapienza per rilanciare le ragioni conflittuali delle identità contrapposte.
Una frase inattesa nell'Angelus domenicale si carica di significati: "L'idea del mare mi porta lontano. Il pensiero va a Istanbul, penso a Santa Sofia. Sono molto addolorato". La storia come chiave di lettura torna prepotente, con i suoi tornanti, le sue ferite insanguinate. Può sembrare un passaggio marginale, un riferimento lontano a pagine di un tempo sbiadito, ma non è così. Dietro il dispiacere manifesto di un pontefice sconsolato s'intravedono progetti di potenza, nuovi interessi di conquista, il lascito di pagine che vengono piegate alle ragioni della forza per spostare equilibri e compatibilità. Hagia Sophia è il simbolo di un cammino, quello che dal dialogo tra identità e culture porta alla conoscenza nel suo significato più alto: Santa Sapienza come chiave di accesso alle diversità, alle convivenze difficili, ai luoghi di scambio e di incontro quando tutto sembra scivolare verso la legge del più forte. Il mare delle civiltà in cammino, orizzonte per tutti come viaggio incompiuto, scoperta continua, commercio e mobilità irrefrenabile. Un itinerario che ha rappresentato per tanti un percorso di fede e di speranza: la cattedrale di Giustiniano, la Moschea di Solimano il Magnifico e dal 1935 il museo voluto da Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Turchia laica e moderna. Un museo per tutti senza certezze o gerarchie fondate su libri sacri di riferimento, un luogo dove la cultura potesse trovare forme e contenuti per diffondere saggezza e rispetto. Un'opera architettonica che toglie il respiro, capolavoro del mondo antico, crocevia di culture dialoganti: greca, romana, cristiana e islamica.
Un patrimonio dell'umanità riconosciuto dall'Unesco segnato dalla spinta verso l'edificazione di ponti e relazioni fondate sull'accesso a un sapere costruito su insopprimibili differenze. La recente indicazione del Consiglio di Stato turco punta a rovesciare le ragioni di tale cammino: all'unanimità la svolta indica il ritorno di Santa Sofia a luogo sacro all'Islam. Luogo di preghiera, ma soprattutto simbolo di come si possa persino riavvolgere il nastro del tempo tornando alla frattura del 1453, alla caduta dell'Impero romano d'oriente, all'assedio e la conquista ottomana di Costantinopoli. L'effetto è duplice, le parole essenziali di papa Francesco vanno dritte al cuore del problema.
Viene da chiedersi quali saranno le reazioni della cristianità d'oriente, degli oltre 300 milioni di ortodossi che rischiano di vivere la riconversione di un luogo simbolo come una nuova contrapposizione anti musulmana, una frattura carica di conseguenze. Un colpo di spugna per cancellare un museo che per 85 anni ha custodito, protetto e raccontato le identità plurali di quell'angolo di mondo. Al di là degli appelli al buon senso rivolti alla leadership turca, la posta in palio appare quella di rompere gli equilibri della regione. Erdogan si muove con un preciso disegno: la leadership sunnita ha il piglio di un attore globale proiettato tanto sui teatri di crisi quanto sulle interpretazioni e i giudizi sul passato. Da una parte interviene spostando pedine, truppe e rapporti di forza dall'altra demolendo eredità e consuetudini ingombranti: un tempo nuovo che spegne lo spirito dialogante della santa Sapienza per rilanciare le ragioni conflittuali delle identità contrapposte.