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(agf)

Bentornato Rigoletto

Teatro e musica riconquistano con coraggio i loro spazi: al Circo Massimo di Roma la stagione estiva del Teatro dell'Opera isi apre con l'opera verdiana
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È iniziato tutto, davvero, con un coro. Di voci disincarnate che si libravano tra i condomini sigillati di Wuhan. Quelle persone invisibili intonavano il nome della loro città, per dirsi l'un l'altra che erano lì, vicine, anche se divise, che avrebbero resistito, e ce l'avrebbero fatta. È stato solo in quel momento che noi, migliaia di chilometri lontano, abbiamo cominciato a capire cosa stava accadendo. E quando poi la tempesta si è abbattuta su di noi, sono stati ancora una volta i cori, che si sono levati dai balconi e dai tetti dei palazzi delle nostre città, spontanei, stonati e sgangherati, per lo più, ma talvolta pure sublimi e struggenti come i canti degli uccelli in gabbia, a rivendicare un sentimento di comunità e comunanza di sventura, e pure di forza, per affrontare insieme l'inimmaginabile.

Ha un valore immensamente simbolico dunque il ritorno dell'opera - dal vivo, nel luogo sacro agli spet…
È iniziato tutto, davvero, con un coro. Di voci disincarnate che si libravano tra i condomini sigillati di Wuhan. Quelle persone invisibili intonavano il nome della loro città, per dirsi l'un l'altra che erano lì, vicine, anche se divise, che avrebbero resistito, e ce l'avrebbero fatta. È stato solo in quel momento che noi, migliaia di chilometri lontano, abbiamo cominciato a capire cosa stava accadendo. E quando poi la tempesta si è abbattuta su di noi, sono stati ancora una volta i cori, che si sono levati dai balconi e dai tetti dei palazzi delle nostre città, spontanei, stonati e sgangherati, per lo più, ma talvolta pure sublimi e struggenti come i canti degli uccelli in gabbia, a rivendicare un sentimento di comunità e comunanza di sventura, e pure di forza, per affrontare insieme l'inimmaginabile.

Ha un valore immensamente simbolico dunque il ritorno dell'opera - dal vivo, nel luogo sacro agli spettacoli di Roma antica e moderna, il Circo Massimo. Per quanto ne so, è l'Opera di Roma la prima a inaugurare la nuova stagione. Sotto il Palatino, dal palco montato tra il fiume e la città, tornano i violoncelli, i contrabbassi e il corno inglese ad accompagnare gli adagi, le cabalette, gli acuti del baritono, i gorgheggi e i trilli del soprano - e non diffusi dagli altoparlanti, ma dalla gola e dai polmoni dei cantanti. E commuove anche solo questo, in mesi nei quali è letteralmente mancato il respiro - così che I can't breathe è il tragico sospiro del mondo intero. È un nuovo inizio, insomma, significativo perché l'opera ha accompagnato gli italiani nei momenti più bui della storia - e attorno ai cori, ai cantanti e agli orchestrali ci siamo stretti durante le occupazioni, le guerre, i bombardamenti. E la scelta del Rigoletto - con la Traviata l'opera più popolare di Verdi - è quanto mai appropriata.

Ma in verità da qualche settimana, con meno clamore ma altrettanta urgenza, la musica, il teatro, la canzone, hanno ricominciato a occupare spazi in tutta Italia. Fra precauzioni, mascherine, termometri e distanziamenti, festival e istituzioni culturali hanno confermato il cartellone, o lo hanno adattato, e hanno allestito i palcoscenici all'aperto, nei campi sportivi, nelle arene. Gli artisti e gli spettatori hanno raccolto l'invito a uscire dalle case divenute tane, ad affrontare la paura per non dimenticarci di chi eravamo prima - e come avevamo scelto di vivere. Tutti noi, che per mesi abbiamo parlato, recitato, suonato o cantato davanti allo schermo del pc, fissando solo noi stessi e i francobolli degli spettatori connessi, ci guardiamo di nuovo negli occhi - esistiamo gli uni per gli altri. Per ciascuno è stato un nuovo debutto. Siamo emozionati come la prima volta. Tutto è diverso. Non ci si può toccare, non ci si può avvicinare, neanche prendersi per mano e inchinarsi, alla fine, per ringraziare il pubblico. Ma tutto è anche intatto. E Gilda non muore di meno se muore lontana. Lo spettacolo si adatta. La necessità aguzza l'ingegno.

Nelle sartorie dell'Opera di Roma si ultimano i costumi per il balletto che andrà in scena in agosto, Le quattro stagioni. I ballerini non possono toccarsi? Si toccheranno i loro abiti - più grandi, più rigidi, quasi protesi di corpi mutanti. Altri adattamenti si riveleranno necessari. Li faremo. La benevolenza dell'estate ci consente di ritrovarci. Lo spettacolo dal vivo - danza rituale, musica, teatro, recitazione di versi - è il fondamento di ogni comunità, a qualunque cultura appartenga, lo è sempre stato, ed è sopravvissuto a ogni pestilenza, guerra, censura. I greci chiamavano "catarsi" l'effetto prodotto dalla poesia e dalla tragedia. Catarsi è purificazione, espiazione, rasserenamento, scioglimento della tensione e dell'ansia. Ciò di cui abbiamo bisogno. Significano tutto questo le note del Rigoletto che scherzano tra i pini del Circo Massimo.