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Vespa del Cuculo. Foto di Daniel Kariko 

Tutto l'horror degli insetti, quegli alieni inquietanti (ma utili) che popolano la Terra

Mosche, millepiedi, mantidi, blatte, falene & Co: un universo di un miliardo di miliardi di esemplari che mai vediamo da vicino. E forse è un bene perché il loro aspetto è davvero mostruoso, come dimostrano le fotografie di Daniel Kariko scattate con il microscopio elettronico e raccolte nel bel libro "Vivono tra noi. Ritratti straordinari di insetti ordinari": una Wunderkammer che ci apre gli occhi su un paesaggio sconosciuto e affascinante fatto di esseri da incubo senza i quali però il nostro Pianeta non sopravviverebbe
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Gli zoologi hanno descritto oltre un milione di specie animali viventi; la maggior parte di loro sono insetti. Da un calcolo approssimativo ci sarebbero un miliardo di miliardi di insetti, circa duecento milioni per ogni essere umano presente sul Pianeta. Gli insetti, classe del phylum Artropodi, negli ultimi anni sono stati iscritti nella super-classe degli Esapodi. Il loro corpo si divide in tre regioni: corpo, torace e addome. La maggior parte delle persone non li ama, anzi, sovente ne ha ribrezzo; forse è un retaggio di epoche lontane in cui abitavamo in stretto contatto con loro: addosso a noi. Non che oggi vivano lontano da noi. Anzi, sono sotto i nostri piedi e sopra le nostre teste; vivono nei nostri muri, negli anfratti delle nostre case, nelle parti accessorie delle abitazioni. Poi fuori di casa sono dappertutto: sul prato dove ci sdraiamo d’estate, nel bosco che percorriamo, nel campetto di calcio dove giochiamo, nella sabbia su cui ci adagiamo. Camminano, corr…
Gli zoologi hanno descritto oltre un milione di specie animali viventi; la maggior parte di loro sono insetti. Da un calcolo approssimativo ci sarebbero un miliardo di miliardi di insetti, circa duecento milioni per ogni essere umano presente sul Pianeta. Gli insetti, classe del phylum Artropodi, negli ultimi anni sono stati iscritti nella super-classe degli Esapodi. Il loro corpo si divide in tre regioni: corpo, torace e addome. La maggior parte delle persone non li ama, anzi, sovente ne ha ribrezzo; forse è un retaggio di epoche lontane in cui abitavamo in stretto contatto con loro: addosso a noi. Non che oggi vivano lontano da noi. Anzi, sono sotto i nostri piedi e sopra le nostre teste; vivono nei nostri muri, negli anfratti delle nostre case, nelle parti accessorie delle abitazioni. Poi fuori di casa sono dappertutto: sul prato dove ci sdraiamo d’estate, nel bosco che percorriamo, nel campetto di calcio dove giochiamo, nella sabbia su cui ci adagiamo. Camminano, corrono, volano e si muovono vorticosamente intorno a noi, per non parlare dei parassiti che invisibili stanno tra i nostri vestiti e dentro i nostri letti. Eppure la maggior parte di noi ignora questa fondamentale fauna della Terra.

Gli Artropodi sono apparsi milioni di anni fa e probabilmente ci sopravviveranno, come certificano alcuni scienziati, se prima non li sterminiamo con la nostra invasione dello spazio del Pianeta devastando il suo fragile equilibrio. Sembra infatti che gli insetti siano più capaci di noi umani ad adattarsi ai mutamenti climatici. Un giovane fotografo americano, Daniel Kariko, dopo essersi trasferito dalla Florida nella Carolina per assumere il ruolo d’insegnante presso la School of Art and Design della Est Carolina University, s’è reso conto degli insetti che abitavano la località in cui è andato a vivere. Memore di una visita a La Specola di Firenze, il più antico museo pubblico di scienza d’Europa, degli animali imbalsamati lì conservati, Kariko ha avuto l’idea di raccogliere quegli insetti e di fotografarli. Un compito non agevole date le loro minuscole dimensioni. Ne è scaturito un libro assai curioso intitolato in italiano Vivono tra noi. Ritratti straordinari di insetti ordinari (tr. it. di Emiliano R. Veronesi, il Saggiatore pp. 167, € 23). Cartonato, di forma rettangolare, ha le dimensioni di 22,50 x 20,50 cm e contiene le fotografie a colori scattate da Kariko, i disegni in bianco e nero di Isaac Talley e i brevi testi scritti da Tim Christensen.

Formica. Foto di Daniel Kariko 

Le immagini fotografiche sono state realizzate in modo complesso mettendo sotto il microscopio elettronico a scansione i minuscoli esseri raccolti in casa o nelle vicinanze, congelati. Non si tratta di scatti unici, se così si può dire, ma d’immagini diverse poi unite digitalmente per costruire un’unica grande immagine a colori dell’insetto mediante lo stereomicroscopio ottico. Sono fotografie stupefacenti che ritraggono principalmente il capo degli Artropodi con colori affascinanti e dettagli sbalorditivi. Sono soprattutto gli organi della vista ad apparire in primo piano, così da costituire una galleria di esseri spaventevoli che sarebbe preferibile non incontrare con queste dimensioni. Un universo che guardiamo ogni giorno, senza vederlo davvero e che possiede una doppia valenza: da un lato, attrae; dall’altro, suscita orrore.

Non c’è nulla di vagamente antropomorfo in queste immagini, mentre ricordano in modo inquietante i personaggi di film come La cosa, Alien, La mosca, pellicole che hanno alimentato i sogni e gli incubi di molti spettatori. Lo sguardo entomologico di Kariko è evidentemente attirato dalle loro forme. Ce li presenta raggruppati per gruppi omogenei: Artropodi terrestri come i millepiedi e le zecche; Coleotteri come lo scarabeo, il maggiolino; Dermatteri, Mantoidei, Ortotteri e Blattoidei come la mantide, il grillo, la blatta americana; Ditteri, ovvero le innumerevoli mosche; Lepidotteri, Odonati e Neurotteri come le falene e la libellula; Emitteri come le cicale e le cimici; Imenotteri come le vespe e le api. Un universo di forme variegato, per nulla uniforme, eppure omogeneo. Accanto a queste fotografie d’ingrandimento ci sono i disegni dei medesimi insetti visti dall’alto; sotto una loro descrizione zoologica con i dettagli del loro corpo e le abitudini per lo più alimentari. Una galleria di “mostri” che lascia stupefatti anche se molti di questi li conosciamo direttamente per averli inseguiti in cucina o scansati nell’aria o sul terreno. Gli alieni ritratti sono i nostri compagni abituali, che dividono con noi il nostro cibo sotto forma di avanzi o spazzatura, che si nutrono dei nostri fiori o ci minacciano ogni giorno, come le mefitiche zanzare portatrici della malaria.

La Wunderkammer allestita da Kariko e dai suoi due collaboratori ci serve ad aprire gli occhi letteralmente su un paesaggio che è difficile vedere così tutto insieme, cosa che invece accade nei musei di scienze naturali, dove dentro le bacheche sono allineati esemplari di Artropodi conservati per durare. Non sarà un libro di scoperte per gli entomologi che conoscono, studiano e classificano questi animali, ma certo per la maggior parte di noi, che non ha fatto specifici studi naturalistici, se non in modo saltuario e discontinuo. Salvo rare eccezioni nelle scuole non si parla molto degli insetti nelle ore scarse di Scienze naturali. Questi abitanti della Terra hanno affascinato gli scrittori, da Kafka a Vladimir Nabokov, da Primo Levi a Guido Gozzano, da Dino Buzzati a Italo Calvino, solo per nominarne alcuni in gran parte italiani. L’autore di Lolita è stato un eccellente entomologo e ha studiato le farfalle sin da giovane dando il proprio nome ad alcune di queste; Levi, entomologo dilettante, ha scritto vari ritratti di insetti nei suoi articoli; Calvino ha dedicato alla formica un suo racconto lungo, La formica argentina, probabilmente importata involontariamente dal padre Mario insieme alle piante della sua stazione botanica di Sanremo. Per chi vuole incontrare i propri vicini di casa, anzi, i propri coinquilini clandestini, niente di meglio che acquistare questo libro e guardarselo lentamente. Non è un libro scientifico in senso stretto, ma aiuta a conoscere l’universo micro sotto di noi. Lì, come ha detto uno scienziato, c’è molto spazio, e tutto ancora da abitare.