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(afp)

Recovery Fund, l'accordo Ue è una rivoluzione copernicana: cade il mito dell'austerity a tutti i costi

I soldi del fondo non saranno versati dagli stati membri ma direttamente dal bilancio della Ue, che per la prima volta sarà autorizzata ad emettere debito sul mercato. È la fine del tabù dell'indebitamento pubblico europeo e la nascita di un embrione di bilancio federale gestito dalla Commissione
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L'accordo raggiunto nella notte al vertice europeo di Bruxelles ha una doppia valenza storica. Da una parte i capi dei governi della Ue completano, con un pacchetto da 750 miliardi, la strategia di risposta alla crisi economica post-Covid messa in atto dall'Europa. Questa strategia ha finora consentito di evitare la bancarotta dei Paesi più colpiti, come l'Italia e la Spagna. La prima a muoversi era stata la Commissione, sospendendo le regole del Patto di Stabilità e le norme sugli aiuti di stato. Poi era intervenuta la Banca centrale europea con un programma specifico di acquisti di bond per centinaia di miliardi mirato proprio a sostenere le economie più vulnerabili, come la nostra. Infine, Bruxelles aveva messo in campo gli aiuti di Sure, per la cassa integrazione, e i crediti facilitati della Bei per le imprese in difficoltà. Ma la presidente della Bce, Christine Lagarde, era stata esplicita: senza un intervento politico dei governi che dimo…
L'accordo raggiunto nella notte al vertice europeo di Bruxelles ha una doppia valenza storica. Da una parte i capi dei governi della Ue completano, con un pacchetto da 750 miliardi, la strategia di risposta alla crisi economica post-Covid messa in atto dall'Europa. Questa strategia ha finora consentito di evitare la bancarotta dei Paesi più colpiti, come l'Italia e la Spagna. La prima a muoversi era stata la Commissione, sospendendo le regole del Patto di Stabilità e le norme sugli aiuti di stato. Poi era intervenuta la Banca centrale europea con un programma specifico di acquisti di bond per centinaia di miliardi mirato proprio a sostenere le economie più vulnerabili, come la nostra. Infine, Bruxelles aveva messo in campo gli aiuti di Sure, per la cassa integrazione, e i crediti facilitati della Bei per le imprese in difficoltà. Ma la presidente della Bce, Christine Lagarde, era stata esplicita: senza un intervento politico dei governi che dimostrasse la solidarietà europea di fronte ad una tragedia che non aveva colpevoli, gli interventi di tipo puramente monetario non sarebbero stati sufficienti.  

Dall'appello di Lagarde, della Commissione e del Parlamento europeo era arrivata la risposta di Francia e Germania che avevano proposto la creazione di un Fondo per 500 miliardi di euro di donazioni in favore delle nazioni più colpite. La proposta franco tedesca era stata fatta propria dalla Commissione, che aveva aggiunto anche 250 miliardi di prestiti a tasso agevolato. Sono occorsi ai capi di governo quattro giorni e quattro notti di negoziati accaniti per risolvere la resistenza dei paesi cosiddetti "frugali" (Olanda, Austria, Danimarca, Svezia, Finlandia) che si opponevano ad un massiccio trasferimento di fondi a favore dell'Italia e della Spagna. Alla fine le donazioni sono scese a 390 miliardi e i crediti agevolati sono saliti a 360 miliardi, per un totale comunque di 750 miliardi. Di questa somma, circa 209 miliardi dovrebbero andare all'Italia, se il nostro governo sarà in grado di presentare un piano di investimenti e di riforme che l'Europa giudicherà credibili. L'elargizione di aiuti e di prestiti sarà infatti condizionata all'approvazione di programmi dettagliati e ad una attenta verifica sul mantenimento degli impegni assunti.

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Tra le condizioni per ricevere i soldi europei c'è anche il rispetto dello stato di diritto: un modo per spingere Ungheria e Polonia, già sotto procedura per aver adottato leggi illiberali, a cambiare rotta e dare ascolto alle pressioni di Bruxelles.Questa prova di solidarietà senza precedenti dovrebbe comunque bastare a calmare i mercati, e infatti già ieri lo spread dei titoli di stato italiani si è ridotto, mentre l'euro si è rafforzato su tutte le altre monete.

Se questa è la valenza economica delle misure adottate ieri, non meno importante è la valenza politica, che fa segnare un balzo in avanti dell'Europa paragonabile al Trattato di Maastricht che ha portato alla nascita dell'euro. I soldi del fondo europeo, infatti, non saranno versati dagli stati membri ma direttamente dal bilancio della Ue, che per la prima volta sarà autorizzata ad emettere debito sul mercato. Questo debito, garantito dai bilanci nazionali, verrà ripagato non dai Paesi membri ma da una serie di risorse europee che la Commissione metterà in campo nei prossimi anni: dalla tassa sulle plastiche non riciclabili a quella sulle importazioni da Paesi che hanno bassi standard ambientali.

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Per la Ue si tratta a tutti gli effetti di una rivoluzione copernicana. Cade il mito dell'austerity a tutti i costi. Cade il tabù dell'indebitamento pubblico europeo. Cade un altro tabù che, dai tempi di Maastricht, vietava qualsiasi trasferimento di ricchezza da un Paese ad un altro. Nasce un embrione di bilancio federale gestito dalla Commissione anche attraverso l'imposizione di una tassazione diretta che, in prospettiva, potrà porre fine all'estenuante contesa sui contributi nazionali. Le decisioni adottate nella notte mettono anche le basi per la nascita di una vera Unione economica, che in prospettiva dovrebbe portare anche ad una armonizzazione dei sistemi fiscali, mentre le condizionalità connesse all'elargizione dei fondi conferiranno per la prima volta a Bruxelles un reale potere di controllo sulle politiche economiche nazionali.