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(ansa)

La partita di potere sui fondi europei

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Sull’onda dell'entusiasmo, è plausibile l’ipotesi di un controllo diretto dei fondi a Palazzo Chigi, con il premier affiancato da una task force di tecnici a lui leali
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In termini politici i soldi del Recovery sono soprattutto potere, come è ovvio. Tanto potere da ridefinire i rapporti nella maggioranza, senza dubbio, ma in una certa misura in tutto l'arco parlamentare. Lo si è visto ieri in Parlamento, specie al Senato: un tributo di applausi al presidente del Consiglio reduce da Bruxelles di cui si ricordano pochi precedenti negli ultimi cinquant'anni. Omaggio al generale vittorioso, onusto di miliardi, da parte della coalizione 5S-Pd-LeU e renziani, ma anche qualcosa di più. Come negare che Conte oggi è diventato il naturale leader del patto di maggioranza, soprattutto se il rapporto fra Pd e Cinquestelle evolverà nel prossimo futuro in una forma di integrazione, quasi un partito unico?

Poco importa se i giorni del Consiglio europeo saranno legati soprattutto al nome di Angela Merkel e all'intesa Germania-Francia, come ha messo in chiaro Pierferdinando Casini. Ai fini interni Conte ha sfruttato con a…
In termini politici i soldi del Recovery sono soprattutto potere, come è ovvio. Tanto potere da ridefinire i rapporti nella maggioranza, senza dubbio, ma in una certa misura in tutto l'arco parlamentare. Lo si è visto ieri in Parlamento, specie al Senato: un tributo di applausi al presidente del Consiglio reduce da Bruxelles di cui si ricordano pochi precedenti negli ultimi cinquant'anni. Omaggio al generale vittorioso, onusto di miliardi, da parte della coalizione 5S-Pd-LeU e renziani, ma anche qualcosa di più. Come negare che Conte oggi è diventato il naturale leader del patto di maggioranza, soprattutto se il rapporto fra Pd e Cinquestelle evolverà nel prossimo futuro in una forma di integrazione, quasi un partito unico?

Poco importa se i giorni del Consiglio europeo saranno legati soprattutto al nome di Angela Merkel e all'intesa Germania-Francia, come ha messo in chiaro Pierferdinando Casini. Ai fini interni Conte ha sfruttato con abilità la situazione e in Parlamento abbiamo visto prendere forma uno scenario nuovo, destinato a proiettarsi verso esiti non del tutto prevedibili. L'ascesa al Quirinale è sullo sfondo, ambizione non troppo segreta del premier, ancorché formalmente smentita. Gli applausi possono essere un viatico, ma in realtà è troppo presto per dirlo. Di mezzo c'è il passaggio elettorale di settembre, che sarebbe un errore sottovalutare per eccesso di euforia. C'è la scelta impegnativa se ricorrere al fondo salva-Stati o rinunciarvi in via definitiva; e non è un caso che Pd, Renzi ed Emma Bonino siano tornati a insistere: forse perché ritengono che quelle risorse sono subito disponibili mentre i fondi decisi a Bruxelles sono previsti per il 2021-22.

Quanto alle condizioni - politiche più che tecnico-finanziarie - è ormai evidente che non ci sono sensibili differenze tra il Mes e il Recovery. Entrambi creano un cordone di sicurezza intorno al paese che utilizza i miliardi e lo obbligano a muoversi secondo precisi criteri. Ma il vero strumento di potere sarà la gestione dei fondi. Qui si giocherà la partita tra il premier e le forze politiche riluttanti a mollare la presa sul grande piano di riforme e di ammodernamento da finanziare con il Recovery. Il tema non è ancora a fuoco, in attesa che il Parlamento si pronunci sulle priorità degli interventi. Ma è chiaro che qualsiasi decisione avrà risvolti politici di rilievo.

Sull'onda dell'entusiasmo, è plausibile l'ipotesi di un controllo diretto dei fondi a Palazzo Chigi, con il premier affiancato da una "task force" di tecnici a lui leali. Altra soluzione sarebbe invece un comitato tecnico di alto profilo che risponde al Parlamento, ma è in parte autonomo nelle sue scelte: magari guidato da un commissario di prestigio. Viceversa, la cosiddetta "cabina di regia" evocata da Di Maio o comunque una commissione in cui siano presenti gli emissari dei partiti di maggioranza, vorrebbe dire che le forze politiche hanno prevalso sulle tendenze di Conte alla cavalcata solitaria. Quarto approdo, un comitato parlamentare in cui siano presenti forze di maggioranza e di opposizione. Scenario complesso. A seconda della strada imboccata, sarà chiaro fino a che punto Conte è riuscito a plasmare intorno a sé il duopolio Pd-5S, sfruttando anche le divergenze del centrodestra. Dove Salvini è lo sconfitto, Berlusconi è quasi sulla linea della maggioranza e Giorgia Meloni elabora un modo nuovo di confrontarsi con questa Europa.