Ambiente, salviamo i campi dal cemento o ci distruggeremo
Carlo Petrini , di CARLO PETRINIServe una legge nazionale sul contenimento del consumo di suolo. Nel 2019 abbiamo perso quasi 60 chilometri quadrati di territorio, al ritmo di due metri quadrati al secondo
Il 2020 si sta dimostrando un anno ricco di prime volte e di svolte storiche. Che sia l'occasione giusta anche per approvare finalmente una legge nazionale sul contenimento del consumo di suolo? La situazione è infatti sempre più grave: nel 2019 abbiamo perso quasi 60 chilometri quadrati di territorio nazionale, al ritmo di due metri quadrati al secondo. Due metri quadrati al secondo! Dati paurosi denunciati dal Rapporto Ispra Snpa "Il consumo di suolo in Italia 2020".
Proposte di legge per frenare il consumo del suolo si susseguono dal 2011, ma puntualmente si arenano in uno dei due rami del Parlamento. Nel mentre, il tempo passa e a cadenza fissa assistiamo a nubifragi e disastri di cui il terreno depauperato è complice e che mettono in serio pericolo non solo la vita dei cittadini, ma anche la salute e il futuro dei nostri figli. Il consumo di suolo - a beneficio in primo luogo di un'edilizia scellerata e non sempre necessaria - causa infatti…
Proposte di legge per frenare il consumo del suolo si susseguono dal 2011, ma puntualmente si arenano in uno dei due rami del Parlamento. Nel mentre, il tempo passa e a cadenza fissa assistiamo a nubifragi e disastri di cui il terreno depauperato è complice e che mettono in serio pericolo non solo la vita dei cittadini, ma anche la salute e il futuro dei nostri figli. Il consumo di suolo - a beneficio in primo luogo di un'edilizia scellerata e non sempre necessaria - causa infatti…
Il 2020 si sta dimostrando un anno ricco di prime volte e di svolte storiche. Che sia l'occasione giusta anche per approvare finalmente una legge nazionale sul contenimento del consumo di suolo? La situazione è infatti sempre più grave: nel 2019 abbiamo perso quasi 60 chilometri quadrati di territorio nazionale, al ritmo di due metri quadrati al secondo. Due metri quadrati al secondo! Dati paurosi denunciati dal Rapporto Ispra Snpa "Il consumo di suolo in Italia 2020".
Proposte di legge per frenare il consumo del suolo si susseguono dal 2011, ma puntualmente si arenano in uno dei due rami del Parlamento. Nel mentre, il tempo passa e a cadenza fissa assistiamo a nubifragi e disastri di cui il terreno depauperato è complice e che mettono in serio pericolo non solo la vita dei cittadini, ma anche la salute e il futuro dei nostri figli. Il consumo di suolo - a beneficio in primo luogo di un'edilizia scellerata e non sempre necessaria - causa infatti il fenomeno dell'impermeabilizzazione del terreno che non riesce più ad assorbire l'acqua; le piogge perciò non riescono a penetrare nel suolo e da un lato allagano le città (in 7 anni si è stimata una perdita di infiltrazione pari a circa 300 milioni di metri cubi di pioggia), dall'altro non vanno ad alimentare le falde, con il rischio di avere sempre meno acqua a disposizione, aumentano il dissesto idrogeologico e la pericolosità dei territori. L'ennesima prova che tutte le crisi che stiamo vivendo sono interconnesse, e che l'emergenza climatica è sempre più urgente poiché rende l'Italia più vulnerabile ad eventi estremi che la terra, indebolita dal nostro operato dettato spesso da logiche speculative ed egoistiche, non è più capace di contenere.
L'Ispra ci dice che la Sicilia (abbiamo ancora nitide le immagini di una Palermo allagata) è la regione che detiene la crescita in percentuale più alta di spreco di suolo nelle aree a pericolosità idraulica media, presentando lo stesso numero di edifici abitativi della Lombardia con la metà della sua popolazione (5 milioni contro 10). Tuttavia, più che un caso specifico, si può dire sia un copione diffuso in tutta la penisola. Questa continua rincorsa al consumo di suolo è infatti figlia di una mancata razionalizzazione ormai sistematica, dimostrata dal fatto che in Italia cresce più il cemento che la popolazione: dal rapporto emerge che nel 2019 sono nati 420 mila bambini e che, considerando l'avanzamento di quasi 60 km quadrati annuali, "è come se ogni neonato avesse portato nella sua culla ben 135 mq di cemento".
Dati che dimostrano che non è ancora chiaro che la difesa del suolo, della sua fertilità e della sua stessa esistenza - intesa come radici delle nostre comunità - è una questione politica dirimente, proprio per la sua trasversalità e impatto su altri settori. Stando a dati raccolti in 7 anni, sempre a causa del consumo del suolo si è persa per esempio la capacità di produrre 3,7 milioni di quintali di prodotti agricoli e 25.000 quintali di prodotti legnosi, per non parlare dell'occasione persa di stoccare 2 milioni di tonnellate di carbonio. Il danno economico potenziale relativo alla perdita dei servizi ecosistemici è pari a circa 3 miliardi di euro all'anno.
In Europa, per fortuna, qualcosa inizia a muoversi: oltre all'opportunità di transizione ecologica che offre il Green Deal, l'anno scorso il Commissario europeo per la Ricerca, l'Innovazione e la Scienza ha istituito una mission board sulla Salute del Suolo. Questo comitato affianca la Commissione nell'individuazione di soluzioni concrete a favore delle aree marginali e delle produzioni di piccola scala custodi della sicurezza alimentare e della qualità del suolo.
La ripartenza a cui tutti aneliamo si trova infatti nella difesa del suolo inteso come bene comune, nella ricostruzione di sostanza organica, in un nuovo modello di agricoltura e di economia che non si basi più sull'estrazione ma sulla contribuzione. Spero quindi in un investimento corretto dei fondi che abbiamo a disposizione, affinché siano di supporto a progetti rigenerativi, che razionalizzino l'uso delle risorse naturali e che siano a favore di una maggiore giustizia climatica e sociale. La terra non perdona.
Proposte di legge per frenare il consumo del suolo si susseguono dal 2011, ma puntualmente si arenano in uno dei due rami del Parlamento. Nel mentre, il tempo passa e a cadenza fissa assistiamo a nubifragi e disastri di cui il terreno depauperato è complice e che mettono in serio pericolo non solo la vita dei cittadini, ma anche la salute e il futuro dei nostri figli. Il consumo di suolo - a beneficio in primo luogo di un'edilizia scellerata e non sempre necessaria - causa infatti il fenomeno dell'impermeabilizzazione del terreno che non riesce più ad assorbire l'acqua; le piogge perciò non riescono a penetrare nel suolo e da un lato allagano le città (in 7 anni si è stimata una perdita di infiltrazione pari a circa 300 milioni di metri cubi di pioggia), dall'altro non vanno ad alimentare le falde, con il rischio di avere sempre meno acqua a disposizione, aumentano il dissesto idrogeologico e la pericolosità dei territori. L'ennesima prova che tutte le crisi che stiamo vivendo sono interconnesse, e che l'emergenza climatica è sempre più urgente poiché rende l'Italia più vulnerabile ad eventi estremi che la terra, indebolita dal nostro operato dettato spesso da logiche speculative ed egoistiche, non è più capace di contenere.
L'Ispra ci dice che la Sicilia (abbiamo ancora nitide le immagini di una Palermo allagata) è la regione che detiene la crescita in percentuale più alta di spreco di suolo nelle aree a pericolosità idraulica media, presentando lo stesso numero di edifici abitativi della Lombardia con la metà della sua popolazione (5 milioni contro 10). Tuttavia, più che un caso specifico, si può dire sia un copione diffuso in tutta la penisola. Questa continua rincorsa al consumo di suolo è infatti figlia di una mancata razionalizzazione ormai sistematica, dimostrata dal fatto che in Italia cresce più il cemento che la popolazione: dal rapporto emerge che nel 2019 sono nati 420 mila bambini e che, considerando l'avanzamento di quasi 60 km quadrati annuali, "è come se ogni neonato avesse portato nella sua culla ben 135 mq di cemento".
Dati che dimostrano che non è ancora chiaro che la difesa del suolo, della sua fertilità e della sua stessa esistenza - intesa come radici delle nostre comunità - è una questione politica dirimente, proprio per la sua trasversalità e impatto su altri settori. Stando a dati raccolti in 7 anni, sempre a causa del consumo del suolo si è persa per esempio la capacità di produrre 3,7 milioni di quintali di prodotti agricoli e 25.000 quintali di prodotti legnosi, per non parlare dell'occasione persa di stoccare 2 milioni di tonnellate di carbonio. Il danno economico potenziale relativo alla perdita dei servizi ecosistemici è pari a circa 3 miliardi di euro all'anno.
In Europa, per fortuna, qualcosa inizia a muoversi: oltre all'opportunità di transizione ecologica che offre il Green Deal, l'anno scorso il Commissario europeo per la Ricerca, l'Innovazione e la Scienza ha istituito una mission board sulla Salute del Suolo. Questo comitato affianca la Commissione nell'individuazione di soluzioni concrete a favore delle aree marginali e delle produzioni di piccola scala custodi della sicurezza alimentare e della qualità del suolo.
La ripartenza a cui tutti aneliamo si trova infatti nella difesa del suolo inteso come bene comune, nella ricostruzione di sostanza organica, in un nuovo modello di agricoltura e di economia che non si basi più sull'estrazione ma sulla contribuzione. Spero quindi in un investimento corretto dei fondi che abbiamo a disposizione, affinché siano di supporto a progetti rigenerativi, che razionalizzino l'uso delle risorse naturali e che siano a favore di una maggiore giustizia climatica e sociale. La terra non perdona.