Immigrazione, l’emergenza dimenticata dal governo
Claudio Tito , di CLAUDIO TITOLa maggioranza composta da M5S e Pd si è affidata alla speranza dell'oblio. Puntualmente, però, l'emergenza si ripropone. Non poteva che essere così. Si tratta di un fenomeno globale ed epocale che non può essere occultato. Va gestito e amministrato. Va, cioè, governato
Una gigantesca opera di rimozione. La questione migranti è diventata nell'ultimo anno una specie di ectoplasma. C'è ma non si vede. O meglio, c'è ma si può far finta di non vedere. Il governo giallorosso, dopo la sbornia populista della fase salviniana, ha semplicemente fatto in modo di non sporcarsi le mani con un nodo che si stringe o si allenta intorno al fattore decisivo in politica: il consenso.
La maggioranza composta da M5S e Pd non solo è partita undici mesi fa senza asportare le sostanziali differenze che dividevano i due partiti, ma si è affidata alla speranza dell'oblio. Puntualmente, però, l'emergenza si ripropone. Non poteva che essere così. Si tratta di un fenomeno globale e epocale che non può essere occultato. Va gestito e amministrato. Va, cioè, governato.
Ed invece la situazione da quando si è insediato il Conte 2 è stata ignorata. Senza dubbio l'esecutivo &e…
La maggioranza composta da M5S e Pd non solo è partita undici mesi fa senza asportare le sostanziali differenze che dividevano i due partiti, ma si è affidata alla speranza dell'oblio. Puntualmente, però, l'emergenza si ripropone. Non poteva che essere così. Si tratta di un fenomeno globale e epocale che non può essere occultato. Va gestito e amministrato. Va, cioè, governato.
Ed invece la situazione da quando si è insediato il Conte 2 è stata ignorata. Senza dubbio l'esecutivo &e…
Una gigantesca opera di rimozione. La questione migranti è diventata nell'ultimo anno una specie di ectoplasma. C'è ma non si vede. O meglio, c'è ma si può far finta di non vedere. Il governo giallorosso, dopo la sbornia populista della fase salviniana, ha semplicemente fatto in modo di non sporcarsi le mani con un nodo che si stringe o si allenta intorno al fattore decisivo in politica: il consenso.
La maggioranza composta da M5S e Pd non solo è partita undici mesi fa senza asportare le sostanziali differenze che dividevano i due partiti, ma si è affidata alla speranza dell'oblio. Puntualmente, però, l'emergenza si ripropone. Non poteva che essere così. Si tratta di un fenomeno globale e epocale che non può essere occultato. Va gestito e amministrato. Va, cioè, governato.
Ed invece la situazione da quando si è insediato il Conte 2 è stata ignorata. Senza dubbio l'esecutivo è stato investito - come tutto il mondo - dal coronavirus. Ma basta a giustificare l'assenza di qualsiasi operazione strategica o almeno di una decisione? La verità è che questa coalizione ha paura di affrontare questo argomento. Teme di ricadere nella trappola del leader leghista che ha costruito la sua crescita elettorale solo ed esclusivamente su quel terreno. Ha agitato il drappo della paura. Ha indotto i cittadini al terrore nei confronti dei migranti con l'unico obiettivo di conquistarne i voti.
Il centrosinistra e gli alleati grillini si sono invece sentiti incapaci di porre argine a quell'onda. Hanno nominato una ottima "tecnica" al ministero dell'Interno e poi hanno scaricato su di lei tutto il peso della faccenda. Hanno rimesso le lancette indietro. Tutto sembra essere tornato al Conte 1. Così i decreti sicurezza - meglio conosciuti come legge Salvini - sono rimasti al loro posto. Di Maio, ancora ieri, faceva capire che quelle misure non cambieranno. Il Pd ne aveva inserito la sostanziale cancellazione nell'atto di nascita del governo ma si è fatto travolgere dalla marea della disattenzione.
L'accordo siglato a Malta con altri quattro partner europei a settembre scorso è rimasto lettera morta. Quel che si è riusciti a fare nelle ultime settimane è semmai concordare tacitamente con La Valletta di evitare salvataggi in mare se non quando diventa impossibile ignorare gli Sos. La trattativa con Bruxelles è caduta in secondo, o forse in terzo piano. Anzi, c'è un rischio persino maggiore: che l'Unione adesso si trinceri dietro i 209 miliardi del Recovery Fund per poter rispondere semplicemente che ce la dobbiamo cavare da soli. E lavarsene le mani come ha fatto in questi anni. Questo possibile atteggiamento, però, è stato avallato dal governo italiano che ha tatticamente dimenticato l'immigrazione.
Proprio il Covid, che in una prima fase aveva bloccato gli sbarchi, adesso ha fatto compiere un ulteriore salto al problema. Non è più visto dai cittadini come un fastidio, come una insidia allo svolgersi ordinato della nostra convivenza civile o come un avversario scorretto nella ricerca del lavoro. Viene percepito come una questione di vita o di morte. L'immigrato sta diventando nell'immaginario collettivo un untore di manzoniana memoria.
Una classe dirigente democratica dovrebbe porsi l'esigenza di evitarlo. La maggioranza giallorossa inizia a definirsi un'alleanza. Lo sono se concordano in questo caso di coniugare il principio di umanità con quello di sicurezza. Se non mettono la testa sotto la sabbia come gli struzzi perché paralizzati dalla propaganda demagogica di Salvini.
In effetti il leader leghista, da mesi in difficoltà, ha ricevuto un'ancora cui aggrapparsi. Sfrutta il momento anche perché dopodomani il Senato dovrà votare l'autorizzazione a procedere per le indagini sulla vicenda Open arms. Ha così la possibilità di strumentalizzare i numeri dei clandestini - la cui crescita è dovuta anche al virus che ha impoverito ancora di più i Paesi di provenienza - e di utilizzarli a suo piacimento nell'aula di Palazzo Madama. Anche lui, però, dimentica che da titolare del Viminale sbatteva i pugni davanti alle telecamere e poi tutte le imbarcazioni (tutte con un'unica eccezione) sono approdate nei porti italiani e tutti i passeggeri sono sbarcati.
Il punto è che l'esecutivo in carica non ha fatto niente negli ultimi 11 mesi per evitare che il problema si ripresentasse esattamente nelle stesse condizioni e dimensioni di prima. Esiste un dovere morale di agire. Nella consapevolezza che la situazione ha subito un'ulteriore trasformazione. Che la maggior parte dei migranti ora arriva dalla vicina Tunisia. Che vanno studiate soluzioni innovative: dalla previsione di corridoi umanitari a nuove quote con i Paesi che accettano gli accordi di rimpatrio. Di sicuro non si può compiere ogni scelta accettando di vivere una presunta contraddizione tra i propri principi e la raccolta del consenso.
Nel 1965 Lyndon Johnson, il democratico Usa che ereditò la presidenza da John Fitzgerald Kennedy, fece approvare un Immigration Act che per quel tempo era rivoluzionario: cancellava ogni discriminazione geografica nella concessione dei visti e introduceva le quote. Era un atto di coraggio per un leader politico eletto in Texas, ossia uno degli Stati più conservatori. Ma è esattamente la differenza tra affrontare i problemi e consegnarsi all'oblio della coscienza.
La maggioranza composta da M5S e Pd non solo è partita undici mesi fa senza asportare le sostanziali differenze che dividevano i due partiti, ma si è affidata alla speranza dell'oblio. Puntualmente, però, l'emergenza si ripropone. Non poteva che essere così. Si tratta di un fenomeno globale e epocale che non può essere occultato. Va gestito e amministrato. Va, cioè, governato.
Ed invece la situazione da quando si è insediato il Conte 2 è stata ignorata. Senza dubbio l'esecutivo è stato investito - come tutto il mondo - dal coronavirus. Ma basta a giustificare l'assenza di qualsiasi operazione strategica o almeno di una decisione? La verità è che questa coalizione ha paura di affrontare questo argomento. Teme di ricadere nella trappola del leader leghista che ha costruito la sua crescita elettorale solo ed esclusivamente su quel terreno. Ha agitato il drappo della paura. Ha indotto i cittadini al terrore nei confronti dei migranti con l'unico obiettivo di conquistarne i voti.
Il centrosinistra e gli alleati grillini si sono invece sentiti incapaci di porre argine a quell'onda. Hanno nominato una ottima "tecnica" al ministero dell'Interno e poi hanno scaricato su di lei tutto il peso della faccenda. Hanno rimesso le lancette indietro. Tutto sembra essere tornato al Conte 1. Così i decreti sicurezza - meglio conosciuti come legge Salvini - sono rimasti al loro posto. Di Maio, ancora ieri, faceva capire che quelle misure non cambieranno. Il Pd ne aveva inserito la sostanziale cancellazione nell'atto di nascita del governo ma si è fatto travolgere dalla marea della disattenzione.
L'accordo siglato a Malta con altri quattro partner europei a settembre scorso è rimasto lettera morta. Quel che si è riusciti a fare nelle ultime settimane è semmai concordare tacitamente con La Valletta di evitare salvataggi in mare se non quando diventa impossibile ignorare gli Sos. La trattativa con Bruxelles è caduta in secondo, o forse in terzo piano. Anzi, c'è un rischio persino maggiore: che l'Unione adesso si trinceri dietro i 209 miliardi del Recovery Fund per poter rispondere semplicemente che ce la dobbiamo cavare da soli. E lavarsene le mani come ha fatto in questi anni. Questo possibile atteggiamento, però, è stato avallato dal governo italiano che ha tatticamente dimenticato l'immigrazione.
Proprio il Covid, che in una prima fase aveva bloccato gli sbarchi, adesso ha fatto compiere un ulteriore salto al problema. Non è più visto dai cittadini come un fastidio, come una insidia allo svolgersi ordinato della nostra convivenza civile o come un avversario scorretto nella ricerca del lavoro. Viene percepito come una questione di vita o di morte. L'immigrato sta diventando nell'immaginario collettivo un untore di manzoniana memoria.
Una classe dirigente democratica dovrebbe porsi l'esigenza di evitarlo. La maggioranza giallorossa inizia a definirsi un'alleanza. Lo sono se concordano in questo caso di coniugare il principio di umanità con quello di sicurezza. Se non mettono la testa sotto la sabbia come gli struzzi perché paralizzati dalla propaganda demagogica di Salvini.
In effetti il leader leghista, da mesi in difficoltà, ha ricevuto un'ancora cui aggrapparsi. Sfrutta il momento anche perché dopodomani il Senato dovrà votare l'autorizzazione a procedere per le indagini sulla vicenda Open arms. Ha così la possibilità di strumentalizzare i numeri dei clandestini - la cui crescita è dovuta anche al virus che ha impoverito ancora di più i Paesi di provenienza - e di utilizzarli a suo piacimento nell'aula di Palazzo Madama. Anche lui, però, dimentica che da titolare del Viminale sbatteva i pugni davanti alle telecamere e poi tutte le imbarcazioni (tutte con un'unica eccezione) sono approdate nei porti italiani e tutti i passeggeri sono sbarcati.
Il punto è che l'esecutivo in carica non ha fatto niente negli ultimi 11 mesi per evitare che il problema si ripresentasse esattamente nelle stesse condizioni e dimensioni di prima. Esiste un dovere morale di agire. Nella consapevolezza che la situazione ha subito un'ulteriore trasformazione. Che la maggior parte dei migranti ora arriva dalla vicina Tunisia. Che vanno studiate soluzioni innovative: dalla previsione di corridoi umanitari a nuove quote con i Paesi che accettano gli accordi di rimpatrio. Di sicuro non si può compiere ogni scelta accettando di vivere una presunta contraddizione tra i propri principi e la raccolta del consenso.
Nel 1965 Lyndon Johnson, il democratico Usa che ereditò la presidenza da John Fitzgerald Kennedy, fece approvare un Immigration Act che per quel tempo era rivoluzionario: cancellava ogni discriminazione geografica nella concessione dei visti e introduceva le quote. Era un atto di coraggio per un leader politico eletto in Texas, ossia uno degli Stati più conservatori. Ma è esattamente la differenza tra affrontare i problemi e consegnarsi all'oblio della coscienza.