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Alcuni oggetti e materiali lasciati dagli alunni a scuola a marzo, prima della chiusura dovuta all'emergenza Covid 19 (agf)

La ministra Azzolina e le risposte che mancano per l’apertura a settembre: se la scuola resta un rebus

Migliaia di bambini e ragazzi (e i loro genitori) non sanno ancora se faranno lezioni in classe né che tipo di soluzione si troverà per loro. Il prolungamento della chiusura degli istituti, che ha distinto l'Italia rispetto ai Paesi europei, invece di servire per attrezzarsi meglio per la ripresa è servito solo per ritardare colpevolmente ogni decisione
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L'incertezza su come, e per chi, riaprirà la scuola a settembre è un dato di fatto, non una percezione sbagliata fomentata da un eccesso di ansia di genitori e studenti e da una informazione ostile, quando non intenzionalmente mendace, da parte dei media, come sembra pensare la ministra Azzolina. Nonostante le continue rassicurazioni - "la scuola riaprirà" - con cui accompagna il suo giro di visite nelle diverse Regioni, nelle singole situazioni concrete le certezze scarseggiano.

Il 10% di alunni che non troverà posto fisico sembrerà poco alla ministra, che per altro non era rimasta particolarmente turbata neppure dal 20% che, secondo i dati del suo ministero, non ha ricevuto alcuna didattica a distanza. Sono centinaia di migliaia di bambini e ragazzi concretissimi, con i loro bisogni e diritti educativi calpestati. Sono centinaia di migliaia di genitori che non sanno ancora se e in quali condizioni i loro figli faranno lezione e che t…
L'incertezza su come, e per chi, riaprirà la scuola a settembre è un dato di fatto, non una percezione sbagliata fomentata da un eccesso di ansia di genitori e studenti e da una informazione ostile, quando non intenzionalmente mendace, da parte dei media, come sembra pensare la ministra Azzolina. Nonostante le continue rassicurazioni - "la scuola riaprirà" - con cui accompagna il suo giro di visite nelle diverse Regioni, nelle singole situazioni concrete le certezze scarseggiano.

Il 10% di alunni che non troverà posto fisico sembrerà poco alla ministra, che per altro non era rimasta particolarmente turbata neppure dal 20% che, secondo i dati del suo ministero, non ha ricevuto alcuna didattica a distanza. Sono centinaia di migliaia di bambini e ragazzi concretissimi, con i loro bisogni e diritti educativi calpestati. Sono centinaia di migliaia di genitori che non sanno ancora se e in quali condizioni i loro figli faranno lezione e che tipo di soluzioni organizzative dovranno trovare per fare fronte a ciò che la scuola (non) offrirà loro.

Non si sa dove, in quali scuole, non si troverà posto e quindi occorrerà alternare lezioni in presenza e a distanza. Non si sa se sarà garantito il tempo pieno nella scuola dell'obbligo, almeno là dove c'era già. Laddove sarebbe opportuno estenderlo a tutti, almeno nella scuola primaria, per garantire pari opportunità e ricchezza di curricolo educativo a tutti i bambini. Anzi, si pensa ad una riduzione del tempo scuola come soluzione alla fame di spazi e alla possibile esigenza di dover fare i turni. Si parla di un "cruscotto informativo" dove tutte queste informazioni dovrebbero trovarsi articolate dal livello nazionale fino al dettaglio locale. Ma non vengono rese note, tantomeno agli utenti finali, studenti e genitori che a fine luglio sono ancora tenuti nel buio più assoluto.

Dopo i lunghi mesi di lockdown, seguiti da una ancora più lunga interruzione estiva, la riapertura delle scuole si presenta come un indovinello di cui nessuno conosce la soluzione: presidi e direttori didattici, studenti e genitori. Se i figli sono più d'uno, in scuole diverse, con organizzazioni diverse, per questi ultimi rischia di diventare un incubo. Le cose sono, se possibili, peggiori per i più piccoli, nella misura in cui non sono neppure garantiti i livelli di copertura pre-Covid 19 né nella scuola dell'infanzia né nei nidi.

Non è responsabilità della ministra la bassa qualità edilizia e talvolta vera e propria pericolosità di molti edifici scolastici, resa ancor più inaccettabile dalle esigenze di prevenzione. Tuttavia non è possibile che la scuola arrivi così impreparata all'appuntamento di settembre, al punto che anche il bando per l'acquisto di banchi viene fatto a fine luglio, come se già a marzo o aprile non fosse chiaro che occorreva attrezzarsi, e non solo e prioritariamente per i banchi.

Il prolungamento della chiusura delle scuole, che ha distinto l'Italia rispetto a tutti i Paesi europei, invece di servire per attrezzarsi meglio per la ripresa è servito solo per ritardare colpevolmente ogni decisione, in uno scarica-barile inaccettabile tra Miur e comitato tecnico-scientifico, Miur e presidi ed enti locali, Miur e sindacati. Con l'esito finale di scaricare ogni problema sui bambini e ragazzi e le loro famiglie. A danno di tutti, ma soprattutto di chi ha meno risorse, naturalmente.

Altro che contrasto all'esclusione scolastica e alla povertà educativa! Queste non si combattono semplicemente promuovendo tutti, lavandosi le mani delle difficoltà create o non riconosciute, ma con un di più di impegno, di offerta educativa, che non consiste solo di banchi e aule, ma di costruzione di rapporti di fiducia, oltre che di docenti preparati e di modalità didattiche adeguate.