✕
Una libreria a Genova 

La resistenza del libro

Facilmente maneggiabile, economico, soprattutto è in grado di rispondere alla complessità con altrettanta complessità, ma in modo sempre intimo, profondo, amichevole. Nell'incredibile quantità di merci messe a disposizione dal mercato 2.0, resta qualcosa di unico
2 minuti di lettura
Il libro ha resistito, e lo ha fatto un'altra volta in modo non previsto. A dimostrazione che si tratta di una merce, ma non di una merce come le altre, il libro è sopravvissuto negli anni alla rivoluzione elettronica, alla crisi economica, al concetto di rapida obsolescenza che è ormai un tutt'uno con le leggi di mercato, e adesso si sta tirando fuori dalla più catastrofica epidemia mondiale degli ultimi cento anni.

Entrato in letargo (ma mai del tutto) durante i mesi del lockdown, l'acquisto di libri in Italia ha avuto negli ultimi tempi un'impennata su cui pochi avrebbero scommesso. Ogni ottimismo da noi è bene resti relativo - siamo uno dei Paesi d'Europa in cui si legge meno - ma è proprio questo ossimoro (la ricorsiva indistruttibilità di ciò che è fragile) a fare del nostro sistema editoriale e librario un'eccezione che andrebbe studiata con meno pregiudizi.

Primo punto, capire. A meno di non sven…
Il libro ha resistito, e lo ha fatto un'altra volta in modo non previsto. A dimostrazione che si tratta di una merce, ma non di una merce come le altre, il libro è sopravvissuto negli anni alla rivoluzione elettronica, alla crisi economica, al concetto di rapida obsolescenza che è ormai un tutt'uno con le leggi di mercato, e adesso si sta tirando fuori dalla più catastrofica epidemia mondiale degli ultimi cento anni.

Entrato in letargo (ma mai del tutto) durante i mesi del lockdown, l'acquisto di libri in Italia ha avuto negli ultimi tempi un'impennata su cui pochi avrebbero scommesso. Ogni ottimismo da noi è bene resti relativo - siamo uno dei Paesi d'Europa in cui si legge meno - ma è proprio questo ossimoro (la ricorsiva indistruttibilità di ciò che è fragile) a fare del nostro sistema editoriale e librario un'eccezione che andrebbe studiata con meno pregiudizi.

Primo punto, capire. A meno di non svendere la propria intelligenza al complottismo (Il pendolo di Foucault di Umberto Eco è sempre più un testo profetico), nei periodi di crisi profonda il mondo si rivela un posto tutt'altro che semplice. Il coronavirus ci sta imponendo di ripensare il nostro rapporto con la scienza, con la politica, con la socialità, con l'economia, con i modelli di sviluppo, con la natura, e soprattutto - vero rimosso dell'epoca attuale - il nostro rapporto con la morte.

Il libro è un oggetto facilmente maneggiabile, è economico, soprattutto è in grado di rispondere a questa intricatissima complessità con altrettanta complessità, ma in modo sempre intimo, profondo, amichevole persino quando risulta disturbante. Nell'incredibile quantità di merci messe a disposizione dal mercato 2.0, il libro resta qualcosa di unico se si tratta di concentrare tutte queste qualità in così poco spazio.

Nei periodi di crisi la gente vuole capire, e torna ad affidarsi ai libri. Gli editori italiani a propria volta vantano spesso cataloghi eccellenti: è lì che i lettori si sono rifugiati durante il lockdown, il catalogo ha evitato che il cuore dell'editoria smettesse di battere, prima che le novità tornassero a dare una spinta decisiva non appena hanno riaperto le librerie.

Il secondo punto riguarda proprio le librerie, soprattutto le indipendenti che, in questi mesi, stanno funzionando molto bene. Le catene invece soffrono: probabilmente scontano il fatto di trovarsi nel deserto dei centri storici, oppure nelle stazioni ferroviarie che solo adesso riprendono timidamente a popolarsi, e forse la loro dimensione spaventa un po' chi teme i grandi spazi chiusi. Le librerie di quartiere, invece, hanno potuto muoversi con grande agilità e inventiva durante i mesi del lockdown (alcuni librai si sono consorziati per effettuare le consegne a domicilio, qualche libreria si è affidata alle edicole rimaste aperte per la vendita diretta), e adesso raccolgono il risultato di aver creato intorno a sé - quelle che ci sono riuscite - non una semplice clientela, ma una comunità. La libreria non solo come posto dove si vendono queste merci così strane e imprevedibili, ma come luogo di socialità, di incontro, si sta dimostrando un punto di riferimento per tempi incerti.

L'estate ha portato insomma una buona notizia, ma non è il caso di scaldarsi. Potremo davvero gioire quando su questa indistruttibilità di fondo si avviterà un sistema generale di riforme a sostegno della lettura. Qualche passo in via istituzionale era stato mosso prima dell'epidemia, sarebbe bene si riprendesse il discorso.

Al tempo stesso - anche a proposito di libri e di lettura - sarebbe bene concentrarsi come mai prima d'ora sulle due grandi istituzioni più colpite dalla crisi, e per le quali l'inverno non è mai finito: la scuola, le biblioteche.