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Animalia. I lombrichi di Darwin come Alice nel paese della meraviglie

C'è qualcosa in comune tra il personaggio di Lewis Carroll e gli studi sui vermi a cui il grande scienziato ha dedicato il suo ultimo libro. Tutti e due, Alice e Darwin, scavano sottoterra per scoprire i segreti di altre forme di vita. Un parallelismo azzardato? Forse, ma che spiega bene come, leggendo i trattati del biologo ed esploratore inglese, si possano mettere insieme cose tra loro in apparenza così lontane. Perché il padre della teoria evoluzionista era uno scrittore vero, minuzioso e attento ai particolari. E capace di tenere alta l'attenzione del lettore anche parlando di esseri striscianti
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Nell’estate del 1837 Charles Darwin accompagna lo zio Josiah Wedgwood a passeggio nel giardino di Maer Hall. Il giovane scienziato ha ventisette anni ed è appena tornato dal viaggio intorno al mondo sulla Beagle, ha come suoi passatempi il giardinaggio e la lettura di romanzi. Lo zio gli mostra un terreno incolto in cui anni prima erano state sparse calce e cenere, e che adesso non si vedono più. Si scorge solo uno strato argilloso. Josiah spiega al nipote che probabilmente erano stati i lombrichi a compiere questa trasformazione. Come raccontano nella loro monumentale biografia di Darwin Adrian Desmond e James Moore (Darwin, Bollati Boringhieri), lo zio pensa che questi dettagli di giardinaggio non interessino molto a Charles, il quale sta lavorando alle proprie ricerche su scala continentale. Invece non è così. Il futuro padre della teoria evoluzionista continuerà a pensare a quella osservazione dello zio per tutta la vita, sino a che, nel 18…
Nell’estate del 1837 Charles Darwin accompagna lo zio Josiah Wedgwood a passeggio nel giardino di Maer Hall. Il giovane scienziato ha ventisette anni ed è appena tornato dal viaggio intorno al mondo sulla Beagle, ha come suoi passatempi il giardinaggio e la lettura di romanzi. Lo zio gli mostra un terreno incolto in cui anni prima erano state sparse calce e cenere, e che adesso non si vedono più. Si scorge solo uno strato argilloso. Josiah spiega al nipote che probabilmente erano stati i lombrichi a compiere questa trasformazione. Come raccontano nella loro monumentale biografia di Darwin Adrian Desmond e James Moore (Darwin, Bollati Boringhieri), lo zio pensa che questi dettagli di giardinaggio non interessino molto a Charles, il quale sta lavorando alle proprie ricerche su scala continentale. Invece non è così. Il futuro padre della teoria evoluzionista continuerà a pensare a quella osservazione dello zio per tutta la vita, sino a che, nel 1881, poco tempo prima della morte, pubblicherà un ultimo libro dedicato proprio al tema: L’azione dei vermi nella formazione del terriccio vegetale.

Dopo aver sconvolto la scienza inglese, e non solo, eliminando la mente divina dalla natura, e dopo un ultimo viaggio a Londra, dove incontra un suo critico, il duca di Argyll, con cui parla di religione, Darwin torna a Downe nella sua casa e si mette al lavoro per spiegare come al posto della mente divina il paesaggio agrario inglese sia stato modellato da milioni di menti individuali. Per la precisione, scrivono i due biografi, da 53.767 esseri viventi per acro. I vermi o lombrichi sono infatti esseri intelligenti, come dimostrerà nel volume. Per scrivere il libro comincia a fare esperimenti nel proprio studio; la stanza viene riempita di lombrichi conservati dentro vasetti, e per vedere come si comportavano con la terra, scende anche di notte munito di candele accese. Osserva da vicino il loro assiduo lavoro; poi sperimenta vetri rossi e blu per capire le loro reazioni sensibili; usa il calore e un fischietto per verificare le risposte dei vermi. Si dedica anche alle ricerche sul senso del loro olfatto.

Il libro è l’ultima pubblicazione che Darwin consegna alle stampe. Il 19 aprile del 1882 muore a casa sua, a Down House. Il libro è tradotto nel 1882 in italiano da Michele Lissona e da allora non è più stato ristampato, salvo un'edizione in anastatica a cura della Associazione Italiana Allevatori di Lombrichi con la prefazione del biologo ed etologo Giorgio Celli nel 1981. Oggi però abbiamo un'edizione completa del libro, magnificamente tradotta da Milli Graffi, che tiene conto delle tre tirature principali con le correzioni apportate da Darwin e dai suoi eredi (L’azione dei vermi, Mimesis, 193 pagine, 16 euro). Uscita nel 2012 per la cura di Giacomo Scarpelli, che firma una bella prefazione, è probabilmente una delle opere meno note di Darwin, anche se all’epoca fu un vero e proprio successo editoriale: vendette 8500 copie in tre anni e la sua diffusione fu superiore allo stesso L'origine della specie, il suo libro fondamentale.

Perché L’azione dei vermi è così interessante? Lo ha spiegato Stephen Jay Gould in un suo saggio: Lombrichi per un secolo, e per tutte le stagioni, che si trova riprodotto in Quando i cavalli avevano le dita (Feltrinelli). Prima di tutto perché è scritto meravigliosamente. Secondo: perché dimostra come a modificare la terra, rimescolandola continuamente, sono creature così poco considerate: i vermi. Terzo: perché fa vedere anche con delle immagini e disegni che il lavoro dei lombrichi è lento e costante, come la stessa evoluzione degli esseri viventi sulla superficie della Terra. Quarto: perché i lombrichi formano lo strato superiore del suolo, il terriccio vegetale, fondamentale per la coltivazione e poi depositano sul suolo una gran quantità di terra fine in forma di rigetti o deiezioni. Quarto: è davvero straordinario che l’intera campagna sia passata per molte volte all’interno del canale digerente dei lombrichi e che vi ripasserà ancora molte altre volte. Quinto: qualcosa che ci sembra così stabile – il suolo – in realtà è l’effetto di un rimescolamento quasi invisibile. Tutto sotto i nostri piedi si muove, così come il Pianeta nello spazio infinito.

Darwin era attirato da questa regolarità d’azione, che porta a scendere verso il basso nel terreno, pietre e rovine del passato. Studiò per questo l’affondamento delle “pietre druiche” a Stonehenge, dove si recò in visita per rendersi conto di persona dell’interramento dei pietroni. Andò e tornò in giornata, viaggiando in treno e in carrozza nonostante il timore della moglie Emma, che era preoccupata per la sua età – aveva settantadue anni. Dopo la gita esplorativa era eccitato per le prove raccolte, traferite poi in disegni nel libro. Se esseri così minimi e minuti affondano le pietre druidiche, e pure le antiche terme romane, cosa potevano fare ben altre trasformazioni avvenute nell’arco di un tempo così lungo, come aveva intuito nel suo viaggio intorno al mondo? Gould spiega che da questo libro così ben scritto – Darwin è un vero scrittore, come Galileo, come Spallanzani e come tanti altri grandi del passato – si capisce quanto sia importante nella scienza il matrimonio tra aspetti particolari, i dettagli, e quelli generali, le idee che guidano le ricerche.

Libro minuzioso, e tuttavia per nulla noioso, dimostra l’amore di Darwin per i particolari. Ci insegna inoltre due cose contemporaneamente: come si fa a studiare un oggetto specifico in modo minuzioso senza trascurare nulla, e insieme come si possa capire il passato studiando il presente. La sua è un’archeologia, metodo di cui un altro studioso terrà conto: Sigmund Freud, allievo ideale del fondatore dell’evoluzionismo e appassionato di archeologia, di cui era collezionista. L’inconscio come archeologia dell’individuo. Le vestigia delle antiche civiltà del passato, ci ricorda Scarpelli, sono finite sotto terra non solo, e non tanto, per eventi catastrofici, ma per il lavoro costante e inarrestabile dei vermi-lombrichi. Nella pagina iniziale del libro Darwin scrive una frase emblematica: “la massima de minimis lex non curat non si applica alla scienza”. Sono infatti gli effetti piccoli e cumulativi a essere interessanti, ricorda Gould. Pensare che esseri così poco considerati – "verme" è senza dubbio una parola offensiva in quasi tutte le lingue – triturano i sassolini nel terreno, smuovono le rocce e le macinano pian piano, colpisce e mostra ancora una volta la genialità di Darwin.

Ma c’è ancora una cosa interessante che Milli Graffi, poetessa e traduttrice, mette in luce grazie a un’altra opera famosa. Nel 1989 Graffi ha tradotto per Garzanti Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio, mettendo in luce come vi sia una connessione tra il personaggio di Lewis Carroll e i vermi di Darwin. Anche lei, la bambina, va sotto terra, e per questo cade all’indietro. Scrive Graffi che in modo simile Darwin andava a indagare a ritroso nel tempo le diverse tracce di forme di vita. Sarebbe bello che quel libro del grande Carroll fosse oggi ristampato con il testo scritto dalla sua traduttrice. Insomma, leggendo dei lombrichi di Darwin si possono mettere insieme cose tra loro in apparenza così lontane. Studiamo gli animali per capire noi stessi e il Pianeta che abitiamo, come l’abbiamo modificato e deteriorato con la nostra azione sulla sua superficie. I lombrichi invece lo conservano e lo rendono fertile.

C’è un’ultima osservazione che merita una riflessione: il dna umano è per 99% simile a quello degli scimpanzé, e questo oramai è accettato. Ma come fa osservare Scarpelli anche il dna dei lombrichi è simile al nostro per il 61,9%. Non è certo poco. Cercate questo libro pubblicato da Mimesis e leggetevelo. L’estate è la stagione migliore per le letture, anche se forse troppo calda per i lombrichi, i quali tuttavia non smettono mai di lavorare.