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Matteo Renzi in Senato per il voto sull'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini (agf)

Il disegno politico del voto di Renzi

Aver allargato il tema alla magistratura significa porsi come referente di settori comprendenti Forza Italia. Così da impedire, in caso di sviluppi politici o di crisi del governo, che il mondo berlusconiano e il centrosinistra aprano un negoziato diretto, invece di rivolgersi a lui
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Chi immaginava che Renzi - il garantista Renzi - avrebbe salvato il capo della Lega non aveva messo in conto che stavolta l'interesse del senatore di Scandicci era opposto a quello di Salvini. Sarebbe bastata un'astensione, coerente peraltro con la linea dei senatori di Italia Viva nella commissione per le autorizzazioni, invece è arrivato il "no" alla relazione Gasparri. Un "no" molto politico, mimetizzato nella tesi già sostenuta in modo efficace da Emma Bonino: le mosse di Salvini non erano dettate da una difesa "dell'interesse pubblico", bensì da un calcolo di opportunità partitica. E infatti l'intervento renziano è stato un abile gioco di prestigio verbale dai molteplici obiettivi. Il primo era appunto il "salvinismo", la filosofia politica dell'ex ministro dell'Interno. Mandare questi a processo significa, almeno nelle intenzioni, contestare l'assetto radicale dell'attuale …
Chi immaginava che Renzi - il garantista Renzi - avrebbe salvato il capo della Lega non aveva messo in conto che stavolta l'interesse del senatore di Scandicci era opposto a quello di Salvini. Sarebbe bastata un'astensione, coerente peraltro con la linea dei senatori di Italia Viva nella commissione per le autorizzazioni, invece è arrivato il "no" alla relazione Gasparri. Un "no" molto politico, mimetizzato nella tesi già sostenuta in modo efficace da Emma Bonino: le mosse di Salvini non erano dettate da una difesa "dell'interesse pubblico", bensì da un calcolo di opportunità partitica. E infatti l'intervento renziano è stato un abile gioco di prestigio verbale dai molteplici obiettivi. Il primo era appunto il "salvinismo", la filosofia politica dell'ex ministro dell'Interno. Mandare questi a processo significa, almeno nelle intenzioni, contestare l'assetto radicale dell'attuale centrodestra e magari aprire qualche inedito spazio a una forza che voglia definirsi moderata e riformista.

S'intende che Renzi e altri che ragionano come lui non sono interessati a rientrare nel Pd in qualità di nuovi "cespugli". L'ambizione è più grande, forse troppo per un piccolo partito personale che i sondaggi si ostinano a vedere intorno al 3 per cento. Ma non a caso ieri in Senato i duellanti erano i due Matteo: il Pd sembrava svanito sullo sfondo, indebolito dalle proprie incertezze, prima fra tutte non aver saputo cambiare in un anno i decreti sicurezza di Salvini. Certo, anche la posizione di Renzi risulta tutt'altro che coerente. In commissione l'astensione di Italia Viva era fondata sul principio per cui la responsabilità del ministro "non era esclusiva": vale a dire che era condivisa con il presidente del Consiglio Conte (e in subordine con l'allora responsabile dei Trasporti, Toninelli). Anche ieri Renzi ha dovuto ammettere che "nella prima parte della vicenda" Conte ha avallato la linea Salvini. Tuttavia, ha aggiunto, adesso è sul leghista che dobbiamo pronunciarci. S'intuisce un salto logico.

Dove però l'intervento renziano ha assunto rilievo politico è nell'aver richiamato in forma esplicita il rapporto tra politica e magistratura. Il che si è risolto in un attacco a una certa parte della magistratura e all'incongruenza, tra l'altro, del sistema di intercettazione fondato sull'uso del "trojan", il software che s'installa nel telefono cellulare. Questo "trojan", ha detto Renzi, si presta ad abusi di vario tipo: serve a incastrare qualche personaggio pubblico, magari alcuni politici, ma ha la caratteristica di disattivarsi quando si parla di qualcuno che non si vuole coinvolgere nelle indagini. Qui il messaggio anti-magistrati aveva molti destinatari, in primo luogo Berlusconi, molto sensibile al tema.

Ma prima o poi "la campana suona per tutti", ha insistito Renzi. Ad esempio per chi gestisce o trae vantaggio da quel ponte verso l'attività politica che sono le fondazioni e le associazioni. Riferimento indiretto ma chiaro anche a Casaleggio nel momento in cui i 5S sono più che mai ai ferri corti tra loro. Aver allargato il tema alla magistratura significa porsi come referente di settori comprendenti Forza Italia. Così da impedire, in caso di sviluppi politici o di crisi del governo, che il mondo berlusconiano e il centrosinistra aprano un negoziato diretto. Renzi, con la sua ambizione centrista, ha segnalato che a quel crocevia vorrà esserci lui, il fustigatore di Salvini.