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(ansa)

Il rinvio, elisir del governo

Dalla legge elettorale al Mes: maggioranza indecisa per sopravvivere
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Che hanno in comune le concessioni balneari e lo stato d'emergenza? Nulla, a parte il fatto che in entrambi i casi regna Sua Maestà la Proroga: rispettivamente fino al 2033 (campa cavallo) e al 15 ottobre prossimo. E quale spago unisce la (non) scelta d'impiegare i fondi del Mes con la riforma dei decreti sicurezza o con la nuova legge elettorale? Di nuovo nulla, o meglio nulla di nuovo: se ne riparlerà domani, forse dopodomani. Per il momento la maggioranza ha deciso di non decidere, tutti d'accordo nel loro disaccordo.

"Tra un rinvio e l'altro la vita se ne va", scriveva Seneca nelle Lettere a Lucilio. Per il governo Conte, viceversa, i rinvii sono un elisir di lunga vita. Perché mettono i problemi in frigorifero, perché un problema rinviato è anche un giorno guadagnato. Riecheggia qui, d'altronde, un'antica arte di governo: quella di Fabio Massimo, "il Temporeggiatore". Nessuna battaglia in campo aperto…
Che hanno in comune le concessioni balneari e lo stato d'emergenza? Nulla, a parte il fatto che in entrambi i casi regna Sua Maestà la Proroga: rispettivamente fino al 2033 (campa cavallo) e al 15 ottobre prossimo. E quale spago unisce la (non) scelta d'impiegare i fondi del Mes con la riforma dei decreti sicurezza o con la nuova legge elettorale? Di nuovo nulla, o meglio nulla di nuovo: se ne riparlerà domani, forse dopodomani. Per il momento la maggioranza ha deciso di non decidere, tutti d'accordo nel loro disaccordo.

"Tra un rinvio e l'altro la vita se ne va", scriveva Seneca nelle Lettere a Lucilio. Per il governo Conte, viceversa, i rinvii sono un elisir di lunga vita. Perché mettono i problemi in frigorifero, perché un problema rinviato è anche un giorno guadagnato. Riecheggia qui, d'altronde, un'antica arte di governo: quella di Fabio Massimo, "il Temporeggiatore". Nessuna battaglia in campo aperto, piuttosto una strategia di logoramento, di raffreddamento delle pulsioni contrapposte. E infatti il presidente del Consiglio resta saldo al timone della propria navicella, pur avendo a bordo un equipaggio perennemente litigioso.

Buon per lui, un po' meno per noi. Giacché non è vero, non è affatto vero, che il rinvio d'ogni decisione sia sempre preferibile a una cattiva decisione. Talvolta, o forse spesso, l'inerzia genera un danno peggiore. È il caso della riforma del Csm, chi se ne ricorda? Dopo lo scandalo Palamara sembrava urgente, impellente, dirimente. Invece lorsignori non hanno cavato un ragno dal buco; di conseguenza il discredito attorno alla giustizia cresce, anziché diminuire. Come il malanimo verso la burocrazia italiana, un'altra riforma sempre annunciata e sempre rimandata.

È inoltre il caso - per fare un altro esempio - dei diritti negati al popolo dei più deboli, dei non garantiti. I malati: dato che nell'ultimo decennio il servizio sanitario nazionale ha ricevuto una sforbiciata di 37 miliardi, e dato che i fondi europei del Mes valgono 36 miliardi per la sanità italiana. Dovremmo affrettarci a spenderli, anziché tergiversare.

O ancora i 900 mila ragazzi stranieri che studiano nelle nostre scuole, che magari s'esprimono in dialetto veneto o campano, e che aspettano da anni la nuova legge sulla cittadinanza, sempre rinviata in nome di chissà quale altra priorità. O infine i profughi, chi fugge da una guerra, sbattendo contro i decreti sicurezza timbrati da Salvini. La Consulta ne ha già amputato un pezzo, a suo tempo il capo dello Stato ne aveva denunciato l'ingiustizia, sicché in ultimo la maggioranza di governo ha raggiunto un'intesa. C'è in bozzolo una bozza, ma si deciderà con calma, ora fa caldo, è tempo di vacanze. Nel frattempo i progetti per l'accoglienza chiudono, i migranti annegano.

È infatti questa la lezione che ci impartisce l'esperienza: ogni rinvio è per definizione provvisorio, ma i suoi effetti possono ben risultare permanenti.

Se il decreto Rilancio rimanda alle calende greche il momento della gara pubblica sulle concessioni demaniali marittime o sui servizi portuali, i costi salgono, la concorrenza scende. Se il governo proroga lo stato d'emergenza, pur in assenza dei presupposti che a gennaio ne avevano giustificato l'adozione, si forma un precedente, piantato come un chiodo nel nostro ordinamento; e domani qualcuno potrà usare il martello.

Se la maggioranza promette una nuova legge elettorale per bilanciare il taglio dei parlamentari, ma poi rinnega la promessa o comunque la rinvia, al referendum liberi tutti, e magari vinceranno i no. "L'indecisione e il rinvio" diceva George Canning, primo ministro inglese durante l'Ottocento "sono i genitori del fallimento".