Il decreto Agosto e la disoccupazione nascosta
di SEBASTIANO FADDASi tratta di misure necessarie ma non sufficienti: non possono, cioè, produrre un effetto reale sulla ripresa economica se non sono accompagnate da altre misure qualitativamente diverse
Caro direttore, sinteticamente si può dire che le misure contenute nel recente decreto Agosto sono misure "necessarie ma non sufficienti". Il che significa non che debbano essere rafforzate quantitativamente ma che non possono produrre un effetto reale sulla ripresa economica se non sono accompagnate da altre misure qualitativamente diverse.
Che siano necessarie non vi è dubbio: senza di esse la contrazione della domanda aggregata avvierebbe una grave spirale deflazionistica e causerebbe non poche situazioni di difficoltà economica per le famiglie. Tuttavia, per produrre non un semplice rimbalzo tecnico ma una vera ripresa economica è necessario che queste misure siano organicamente collegate con altre due linee di azione.
Il prolungamento fino a metà novembre della cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti configurano una situazione che si potrebbe chiamare di disoccupazione nascosta (disguised unemployment, come per gli inglesi),…
Che siano necessarie non vi è dubbio: senza di esse la contrazione della domanda aggregata avvierebbe una grave spirale deflazionistica e causerebbe non poche situazioni di difficoltà economica per le famiglie. Tuttavia, per produrre non un semplice rimbalzo tecnico ma una vera ripresa economica è necessario che queste misure siano organicamente collegate con altre due linee di azione.
Il prolungamento fino a metà novembre della cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti configurano una situazione che si potrebbe chiamare di disoccupazione nascosta (disguised unemployment, come per gli inglesi),…
Caro direttore, sinteticamente si può dire che le misure contenute nel recente decreto Agosto sono misure "necessarie ma non sufficienti". Il che significa non che debbano essere rafforzate quantitativamente ma che non possono produrre un effetto reale sulla ripresa economica se non sono accompagnate da altre misure qualitativamente diverse.
Che siano necessarie non vi è dubbio: senza di esse la contrazione della domanda aggregata avvierebbe una grave spirale deflazionistica e causerebbe non poche situazioni di difficoltà economica per le famiglie. Tuttavia, per produrre non un semplice rimbalzo tecnico ma una vera ripresa economica è necessario che queste misure siano organicamente collegate con altre due linee di azione.
Il prolungamento fino a metà novembre della cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti configurano una situazione che si potrebbe chiamare di disoccupazione nascosta (disguised unemployment, come per gli inglesi), ossia una situazione in cui il prodotto dell'impresa non cambia sia che si mantenga sia che si estingua il rapporto di lavoro.
È chiaro che, se nulla cambia nel sistema produttivo, alla fine di questo blocco la disoccupazione nascosta diventerà esplicita, e si accentueranno i bisogni di sostegno al reddito, che peraltro esigono di essere affrontati con un nuovo sistema e con nuovi meccanismi semplificati.
Quali sono dunque le linee di azione che dovrebbero accompagnare la poderosa immissione di risorse finanziarie prevista dal decreto Agosto? La prima riguarda l'area del mercato del lavoro: qui si tratta di incardinare in precisi e appropriati meccanismi istituzionali una stretta integrazione tra le varie forme di sostegno al reddito e l'attività di orientamento, formazione e promozione di nuova imprenditorialità. Queste cose sono state dette e ridette, ma sporadicamente realizzate e sempre maldestramente concepite perché prive di collegamento organico con due variabili fondamentali: le tendenze evolutive del sistema produttivo e le linee strategiche delle politiche di sviluppo.
Come si possa pensare di fare orientamento o formazione a prescindere da queste variabili resta un mistero, o meglio, non resta un mistero: basta concepirle come attività meramente formali o burocratiche, come spesso è stato ed è tuttora. Occorre anche pensare a strumenti che impediscano che il sostegno al reddito in periodo di disoccupazione sia accompagnato da svolgimento di attività lavorativa in nero o da un semplice oziare inattivo.
In questo contesto andrebbe anche considerata l'ipotesi dello "Stato come occupatore di ultima istanza", in una delle varie forme esplorate nella letteratura economica. L'erogazione di sussidi al reddito non dovrebbe essere senza contropartita.
La seconda linea di azione necessaria consiste nell'adottare criteri selettivi nell'erogazione dei sussidi e degli incentivi al sistema delle imprese.
Il rischio del mero "assistenzialismo" è in agguato anche con riferimento alle imprese, non solo con riferimento ai lavoratori; e così pure è il rischio di abusi da parte dei percettori dei sussidi.
Gli interventi di sostegno al sistema delle imprese dovrebbero essere selettivi e calibrati da un lato rispetto alla natura degli aspetti critici da affrontare (considerando, filiera per filiera, la diversa natura delle difficoltà, dalla semplice crisi di liquidità ai più complessi mutamenti del vettore della domanda o ai necessari aggiustamenti strutturali), e d'altro lato rispetto a una visione strategica di lungo periodo dell'evoluzione del sistema produttivo del Paese in un'ottica di dinamica strutturale.
Insomma, una visione complessiva della politica industriale (attenta tra l'altro alla diffusione del progresso tecnico, al rafforzamento della produttività, alla evoluzione della composizione per filiera e per settore del sistema produttivo di beni e servizi) è necessaria per dare senso a un sistema articolato di interventi di sostegno alle unità produttive.
È chiaro quindi che le misure del decreto agosto, pur necessarie, hanno bisogno, per avere un effetto di crescita economica stabile, di combinarsi con queste linee di azione, le quali non devono restare meramente linee ispiratrici o enunciazioni di propositi, ma devono concretizzarsi in specifici e appropriati percorsi istituzionali dove la responsabilità (e la cosiddetta accountability) dei soggetti coinvolti deve essere chiara, verificabile e verificata.
Sebastiano Fadda è presidente Inapp (Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche)
Che siano necessarie non vi è dubbio: senza di esse la contrazione della domanda aggregata avvierebbe una grave spirale deflazionistica e causerebbe non poche situazioni di difficoltà economica per le famiglie. Tuttavia, per produrre non un semplice rimbalzo tecnico ma una vera ripresa economica è necessario che queste misure siano organicamente collegate con altre due linee di azione.
Il prolungamento fino a metà novembre della cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti configurano una situazione che si potrebbe chiamare di disoccupazione nascosta (disguised unemployment, come per gli inglesi), ossia una situazione in cui il prodotto dell'impresa non cambia sia che si mantenga sia che si estingua il rapporto di lavoro.
È chiaro che, se nulla cambia nel sistema produttivo, alla fine di questo blocco la disoccupazione nascosta diventerà esplicita, e si accentueranno i bisogni di sostegno al reddito, che peraltro esigono di essere affrontati con un nuovo sistema e con nuovi meccanismi semplificati.
Quali sono dunque le linee di azione che dovrebbero accompagnare la poderosa immissione di risorse finanziarie prevista dal decreto Agosto? La prima riguarda l'area del mercato del lavoro: qui si tratta di incardinare in precisi e appropriati meccanismi istituzionali una stretta integrazione tra le varie forme di sostegno al reddito e l'attività di orientamento, formazione e promozione di nuova imprenditorialità. Queste cose sono state dette e ridette, ma sporadicamente realizzate e sempre maldestramente concepite perché prive di collegamento organico con due variabili fondamentali: le tendenze evolutive del sistema produttivo e le linee strategiche delle politiche di sviluppo.
Come si possa pensare di fare orientamento o formazione a prescindere da queste variabili resta un mistero, o meglio, non resta un mistero: basta concepirle come attività meramente formali o burocratiche, come spesso è stato ed è tuttora. Occorre anche pensare a strumenti che impediscano che il sostegno al reddito in periodo di disoccupazione sia accompagnato da svolgimento di attività lavorativa in nero o da un semplice oziare inattivo.
In questo contesto andrebbe anche considerata l'ipotesi dello "Stato come occupatore di ultima istanza", in una delle varie forme esplorate nella letteratura economica. L'erogazione di sussidi al reddito non dovrebbe essere senza contropartita.
La seconda linea di azione necessaria consiste nell'adottare criteri selettivi nell'erogazione dei sussidi e degli incentivi al sistema delle imprese.
Il rischio del mero "assistenzialismo" è in agguato anche con riferimento alle imprese, non solo con riferimento ai lavoratori; e così pure è il rischio di abusi da parte dei percettori dei sussidi.
Gli interventi di sostegno al sistema delle imprese dovrebbero essere selettivi e calibrati da un lato rispetto alla natura degli aspetti critici da affrontare (considerando, filiera per filiera, la diversa natura delle difficoltà, dalla semplice crisi di liquidità ai più complessi mutamenti del vettore della domanda o ai necessari aggiustamenti strutturali), e d'altro lato rispetto a una visione strategica di lungo periodo dell'evoluzione del sistema produttivo del Paese in un'ottica di dinamica strutturale.
Insomma, una visione complessiva della politica industriale (attenta tra l'altro alla diffusione del progresso tecnico, al rafforzamento della produttività, alla evoluzione della composizione per filiera e per settore del sistema produttivo di beni e servizi) è necessaria per dare senso a un sistema articolato di interventi di sostegno alle unità produttive.
È chiaro quindi che le misure del decreto agosto, pur necessarie, hanno bisogno, per avere un effetto di crescita economica stabile, di combinarsi con queste linee di azione, le quali non devono restare meramente linee ispiratrici o enunciazioni di propositi, ma devono concretizzarsi in specifici e appropriati percorsi istituzionali dove la responsabilità (e la cosiddetta accountability) dei soggetti coinvolti deve essere chiara, verificabile e verificata.
Sebastiano Fadda è presidente Inapp (Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche)