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Parlamento, la qualità perduta

Lo scandalo del bonus: il fatto che la legge sia imperfetta e non preveda un reddito massimo oltre il quale si perde il diritto al sussidio, non giustifica i furbi quando costoro siedono tra i legislatori. Ma, in vista del referendum, una Camera e un Senato tagliati sull'onda del discredito non sarà più efficiente
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Possono essere cinque, tre o uno solo, di questo o quel colore politico: si vedrà. Hanno comunque gettato schizzi di fango sull'istituzione, il Parlamento, che rappresentano in nome del popolo italiano (come suona ormai retorica questa formula, dopo anni di delegittimazione).

Possono difendersi con l'argomento che la norma dei 600 euro è scritta male e applicata peggio, visto che la percentuale dei percettori abbienti risulta superiore a quella dei non abbienti, cioè i naturali destinatari del provvedimento.

Ma il fatto che la legge sia imperfetta e non preveda un reddito massimo oltre il quale si perde il diritto al sussidio, non giustifica i furbi quando costoro siedono tra i legislatori. Se non è una frode, è comunque un comportamento inaccettabile nella stagione di sofferenza che il Paese attraversa. S'intende, ognuno è libero di trarre da questa tragicomica vicenda la morale che crede. Ciò che dovrebbe essere chiaro a…
Possono essere cinque, tre o uno solo, di questo o quel colore politico: si vedrà. Hanno comunque gettato schizzi di fango sull'istituzione, il Parlamento, che rappresentano in nome del popolo italiano (come suona ormai retorica questa formula, dopo anni di delegittimazione).

Possono difendersi con l'argomento che la norma dei 600 euro è scritta male e applicata peggio, visto che la percentuale dei percettori abbienti risulta superiore a quella dei non abbienti, cioè i naturali destinatari del provvedimento.

Ma il fatto che la legge sia imperfetta e non preveda un reddito massimo oltre il quale si perde il diritto al sussidio, non giustifica i furbi quando costoro siedono tra i legislatori. Se non è una frode, è comunque un comportamento inaccettabile nella stagione di sofferenza che il Paese attraversa. S'intende, ognuno è libero di trarre da questa tragicomica vicenda la morale che crede. Ciò che dovrebbe essere chiaro a tutti è la qualità dello scoop giornalistico fatto da Giovanna Vitale su questo giornale. Un esempio di ottimo giornalismo per cui le notizie si cercano e si pubblicano senza domandarsi a chi giovano o chi danneggiano. È un costume a cui più di qualcuno è disabituato, visto che si preferisce tessere una trama fantapolitica in cui si piega l'origine della notizia agli interessi di questo o quel mediocre protagonista della scena politica. Invece la verità è semplice, mentre complicate e spesso confuse sono le interpretazioni che se ne ricavano.

Si dice, ad esempio, che il discredito sul Parlamento servirà a risollevare le declinanti fortune di un ex movimento anti-sistema. Si ragiona sulla spinta che potrebbe gonfiare le vele dei fautori del "sì" nel referendum convocato per decidere il taglio dei parlamentari. Il ragionamento è quello tipico degli odiatori della "casta": anche la penosa storia dei 600 euro dimostra che questi signori sono dei parassiti meritevoli solo di essere rispediti a casa, con beneficio delle casse pubbliche. Ma siamo sicuri che sia questo il nodo?

Un Parlamento tagliato sull'onda del discredito non sarà più efficiente: sarà un Parlamento altrettanto inadeguato, se non cambia il modo di selezionare gli eletti, e inoltre ancora più debole e quindi messo ai margini, mal sopportato da un sistema di potere che tenderà a scavalcarlo ogni volta che ne avrà l'opportunità. Ridurre in maniera drastica il numero di deputati e senatori senza porsi il problema dell'equilibrio istituzionale alterato, dei "pesi e contrappesi" che danno senso a una democrazia matura, rischia di aprire la porta a conseguenze per nulla imprevedibili. Specie quando la filosofia che ispira la riforma, vero cavallo di battaglia dei 5S, è proprio il malcelato disprezzo verso gli istituti rappresentativi.

È difficile prevedere ora l'esito del referendum. Peraltro lo scandalo dei "bonus" può essere l'occasione per cominciare a riflettere. Il punto è la qualità di chi viene mandato in Parlamento, non la quantità di deputati e senatori che oggi (senza i tagli) è in linea con i principali Paesi europei. E la qualità umana spesso modesta dipende dall'aver reciso il rapporto tra eletto ed elettori, essendo i vertici dei partiti (o movimenti che dir si voglia) gli unici a decidere chi entra in Parlamento. Il "sì" alla sforbiciata non cura nessuno di questi mali e anzi li aggrava, soprattutto con una legge elettorale come quella di cui si discute. Ecco la deriva politica dietro lo squallore dei 600 euro.