I figli lasciati indietro
di ENRICO GIOVANNINILa giustizia tra generazioni: negli anni la ricchezza si è andata concentrando nelle mani degli adulti e degli anziani. Ciò ha contribuito a deprimere il tasso di crescita dell'economia e in Paesi come l'Italia a "bloccare" l'ascensore sociale. Bisogna invertire la rotta
Come mostrato in L'utopia sostenibile, il modello economico degli ultimi quarant'anni è caratterizzato da una intrinseca insostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica, sociale e dunque istituzionale. Se uno sviluppo sostenibile è tale se consente alla generazione attuale di soddisfare i propri bisogni senza pregiudicare il fatto che le generazioni successive facciano altrettanto, è evidente come tale modello abbia violato il principio di giustizia tra generazioni, distruggendo capitale naturale di proprietà delle future generazioni, come se il pianeta non fosse un luogo finito. Per questo è da qui che bisogna partire per costruire un nuovo modello e il "mondo dopo la fine del mondo".
Gran parte delle Costituzioni scritte nel secondo dopoguerra non contiene tale principio, in quanto i modelli economici nei quali credevano gli estensori prevedevano una crescita senza limiti, grazie alla quale le nuove generazioni sa…
Gran parte delle Costituzioni scritte nel secondo dopoguerra non contiene tale principio, in quanto i modelli economici nei quali credevano gli estensori prevedevano una crescita senza limiti, grazie alla quale le nuove generazioni sa…
Come mostrato in L'utopia sostenibile, il modello economico degli ultimi quarant'anni è caratterizzato da una intrinseca insostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica, sociale e dunque istituzionale. Se uno sviluppo sostenibile è tale se consente alla generazione attuale di soddisfare i propri bisogni senza pregiudicare il fatto che le generazioni successive facciano altrettanto, è evidente come tale modello abbia violato il principio di giustizia tra generazioni, distruggendo capitale naturale di proprietà delle future generazioni, come se il pianeta non fosse un luogo finito. Per questo è da qui che bisogna partire per costruire un nuovo modello e il "mondo dopo la fine del mondo".
Gran parte delle Costituzioni scritte nel secondo dopoguerra non contiene tale principio, in quanto i modelli economici nei quali credevano gli estensori prevedevano una crescita senza limiti, grazie alla quale le nuove generazioni sarebbero state per definizione "meglio" di quelle precedenti. E dunque, erano gli anziani a dover essere tutelati. Il risultato è noto: negli ultimi trent'anni, la concentrazione della povertà si è ridotta nelle classi di età anziane ed è aumentata in quelle giovani.
Parallelamente, la ricchezza si è andata concentrando nelle mani degli adulti e degli anziani (i "figli del Pil"), il che ha contribuito a deprimere il tasso di crescita dell'economia e in Paesi come l'Italia a "bloccare" l'ascensore sociale, riducendo le opportunità delle giovani generazioni, il che, a sua volta, ha depresso il tasso di natalità, accelerato l'invecchiamento della popolazione, e così via.
Eppure, quasi cinquant'anni fa gli scienziati del Club di Roma ci avevano avvisati che un tale sviluppo avrebbe, intorno al 2030, provocato un collasso del sistema socioeconomico senza precedenti. Ma le élite non li hanno ascoltati: il mercato - sostenevano - si sarebbe aggiustato, la tecnologia avrebbe risolto i problemi, le scelte individuali e collettive avrebbero orientato nella direzione giusta consumi e sistemi produttivi.
Tutto questo non è successo. Ecco perché oggi dobbiamo rifondare il nostro stare insieme sulla base del concetto di giustizia tra le generazioni, cioè su quello di sostenibilità dello sviluppo. Si tratta di una scelta etica, prima ancora che politica. È un atto dovuto. È un modo per dire: abbiamo capito. E per dirlo soprattutto alle nuove generazioni, che stanno pagando e pagheranno il prezzo più alto degli errori di chi finora ha rifiutato questa visione del mondo, e a chi è stato lasciato indietro e non vede più un futuro ed è più di altri pronto a tutto, anche ad affidarsi agli "uomini forti" che appaiono come funghi sulle scene politiche di tutto il mondo.
Scegliere di inserire tale principio nella nostra Costituzione (come in Belgio, Francia, Norvegia e Svizzera) significherebbe darci la possibilità di "cambiare il passato", magari dichiarando incostituzionali leggi che hanno favorito quell'ingiusto trasferimento di ricchezza dalle generazioni giovani a quelle anziane. Sarebbe un gesto di "giustizia" da parte delle élite esistenti prima di togliere il disturbo, un gesto che potrebbe contribuire all'affermazione di una nuova generazione di pensatori, politici, imprenditori, amministratori, cittadini capaci di incarnare un'etica nuova, all'altezza della sfida e trovare soluzioni innovative ai problemi che pure sapevamo di avere prima del Covid 19. Soluzioni che evitino quel viaggio nel tempo verso gli anni '20 del secolo scorso così denso di rischi.
Enrico Giovannini è portavoce dell'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis)
Gran parte delle Costituzioni scritte nel secondo dopoguerra non contiene tale principio, in quanto i modelli economici nei quali credevano gli estensori prevedevano una crescita senza limiti, grazie alla quale le nuove generazioni sarebbero state per definizione "meglio" di quelle precedenti. E dunque, erano gli anziani a dover essere tutelati. Il risultato è noto: negli ultimi trent'anni, la concentrazione della povertà si è ridotta nelle classi di età anziane ed è aumentata in quelle giovani.
Parallelamente, la ricchezza si è andata concentrando nelle mani degli adulti e degli anziani (i "figli del Pil"), il che ha contribuito a deprimere il tasso di crescita dell'economia e in Paesi come l'Italia a "bloccare" l'ascensore sociale, riducendo le opportunità delle giovani generazioni, il che, a sua volta, ha depresso il tasso di natalità, accelerato l'invecchiamento della popolazione, e così via.
Eppure, quasi cinquant'anni fa gli scienziati del Club di Roma ci avevano avvisati che un tale sviluppo avrebbe, intorno al 2030, provocato un collasso del sistema socioeconomico senza precedenti. Ma le élite non li hanno ascoltati: il mercato - sostenevano - si sarebbe aggiustato, la tecnologia avrebbe risolto i problemi, le scelte individuali e collettive avrebbero orientato nella direzione giusta consumi e sistemi produttivi.
Tutto questo non è successo. Ecco perché oggi dobbiamo rifondare il nostro stare insieme sulla base del concetto di giustizia tra le generazioni, cioè su quello di sostenibilità dello sviluppo. Si tratta di una scelta etica, prima ancora che politica. È un atto dovuto. È un modo per dire: abbiamo capito. E per dirlo soprattutto alle nuove generazioni, che stanno pagando e pagheranno il prezzo più alto degli errori di chi finora ha rifiutato questa visione del mondo, e a chi è stato lasciato indietro e non vede più un futuro ed è più di altri pronto a tutto, anche ad affidarsi agli "uomini forti" che appaiono come funghi sulle scene politiche di tutto il mondo.
Scegliere di inserire tale principio nella nostra Costituzione (come in Belgio, Francia, Norvegia e Svizzera) significherebbe darci la possibilità di "cambiare il passato", magari dichiarando incostituzionali leggi che hanno favorito quell'ingiusto trasferimento di ricchezza dalle generazioni giovani a quelle anziane. Sarebbe un gesto di "giustizia" da parte delle élite esistenti prima di togliere il disturbo, un gesto che potrebbe contribuire all'affermazione di una nuova generazione di pensatori, politici, imprenditori, amministratori, cittadini capaci di incarnare un'etica nuova, all'altezza della sfida e trovare soluzioni innovative ai problemi che pure sapevamo di avere prima del Covid 19. Soluzioni che evitino quel viaggio nel tempo verso gli anni '20 del secolo scorso così denso di rischi.
Enrico Giovannini è portavoce dell'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis)