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Covid, il nemico alle porte

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Con il bollettino quotidiano dei nuovi contagi che oscilla pericolosamente intorno a quota 500, non sorprende che il governo abbia deciso di intervenire per porre fine al caos innescato dalle decisioni in ordine sparso delle Regioni.

La quarantena imposta da alcuni governatori a chi rientra da un viaggio in Grecia o Croazia stava creando il panico sui moli e nei check-in. In fila per il traghetto diretto verso l’Egeo o l’altra sponda dell’Adriatico migliaia di italiani si sono chiesti nelle ultime ore se, finita la vacanza, sarebbero potuti tornare al lavoro, invece che stare chiusi in casa per due settimane. Molti, di fronte a una simile prospettiva, erano già pronti a rinunciare all’imbarco, perché dopo Puglia, Emilia Romagna, Sicilia, pareva che l’effetto domino della quarantena stesse per travolgere un po’ tutte le Regioni.

L’intervento dei ministri Speranza e Boccia ha interrotto questa catena, riportando nelle mani dell&r…
Con il bollettino quotidiano dei nuovi contagi che oscilla pericolosamente intorno a quota 500, non sorprende che il governo abbia deciso di intervenire per porre fine al caos innescato dalle decisioni in ordine sparso delle Regioni.

La quarantena imposta da alcuni governatori a chi rientra da un viaggio in Grecia o Croazia stava creando il panico sui moli e nei check-in. In fila per il traghetto diretto verso l’Egeo o l’altra sponda dell’Adriatico migliaia di italiani si sono chiesti nelle ultime ore se, finita la vacanza, sarebbero potuti tornare al lavoro, invece che stare chiusi in casa per due settimane. Molti, di fronte a una simile prospettiva, erano già pronti a rinunciare all’imbarco, perché dopo Puglia, Emilia Romagna, Sicilia, pareva che l’effetto domino della quarantena stesse per travolgere un po’ tutte le Regioni.

L’intervento dei ministri Speranza e Boccia ha interrotto questa catena, riportando nelle mani dell’esecutivo scelte che possono avere effetti dirompenti sulla gestione futura della pandemia ma anche sull’economia del Paese.

Il governo sembra aver imparato la lezione di pochi mesi fa, quando lasciò che fossero le singole Regioni a decidere ciascuna la sua strategia sanitaria contro il Covid 19 e persino la gestione dei flussi di fuorisede rientrati al Sud dalle zone allora più a rischio coronavirus: Lombardia, Veneto, Emilia. Fu il caos, e solo le drastiche misure contenute nei Dpcm annunciati dal premier Conte a reti unificate riuscirono a mettere un po’ di ordine e a delineare un approccio davvero nazionale all’emergenza. Ma il prezzo da pagare, come sappiamo, è stato altissimo.

Ora che i timori di una seconda ondata crescono insieme al numero giornaliero dei positivi, si assiste di nuovo a un proliferare di iniziative autonome: quarantena per i residenti tornati da un viaggio, tampone per chi è invece solo di passaggio, mascherine obbligatorie all’aperto, discoteche chiuse ma anche un po’ aperte.

È dunque apprezzabile il tentativo del governo di intervenire subito per dare regole uguali a tutti gli italiani, indipendentemente dal loro luogo di residenza. E però le misure annunciate ieri dal ministro della Salute Speranza sembrano di difficile applicazione pratica. Sottoporre a test rapido o a tampone obbligatorio tutti i vacanzieri di rientro dai Paesi a rischio dell’area Schengen (Spagna, Croazia, Malta e Grecia), avere il risultato in pochi minuti e predisporre la quarantena per chi dovesse risultare positivo, richiede uno sforzo organizzativo di cui finora il nostro Paese non ha ancora dato prova. Anzi, a distanza di mesi dalla fase più critica dell’emergenza, quando il sistema sanitario di molte Regioni era andato in tilt, ci sono ancora persone che fanno fatica a sottoporsi al tampone pur avendo in casa familiari risultati positivi, o altre che, fatto il tampone, sono costrette all’isolamento per giorni prima di conoscerne l’esito.

Ben venga dunque lo stop alla quarantena preventiva, ma solo se si sarà davvero in grado di allestire a tempo di record una seria rete di monitoraggio dei contagi nei porti e negli aeroporti italiani.