Se con quei ragazzi muore un paese
Michela Marzano , di MICHELA MARZANO
"Erano andati a veder le stelle", dicono in Borgata Chiotti, tutti increduli di fronte alla tragica notizia dell'incidente automobilistico che in provincia di Cuneo, due sere fa, è costato la vita a cinque ragazzi, la gioventù del paese. In macchina erano in nove: si erano ritrovati in piazza e avevano deciso di trascorrere la serata all'Alpe Chastlar. Una sera tranquilla, in un posto tranquillo, anche se le strade di montagna sono brutte di notte e in quella macchina, in nove, erano forse troppi. Ma nessuno aveva bevuto, nessuno aveva fatto stranezze, nessuno voleva sfidare la sorte o fare una bravata. E nessuno, davvero nessuno, poteva immaginare che le cose sarebbero andate a finire così. Dopo mesi di lockdown, distanza fisica, solitudine e sacrifici, la situazione pareva essersi rasserenata. Sembrava legittimo organizzare una gita in montagna. Sembrava giusto godersi una serata tranquilla tra amici. Ma il destino si è accanito.
Quel d…
Quel d…
"Erano andati a veder le stelle", dicono in Borgata Chiotti, tutti increduli di fronte alla tragica notizia dell'incidente automobilistico che in provincia di Cuneo, due sere fa, è costato la vita a cinque ragazzi, la gioventù del paese. In macchina erano in nove: si erano ritrovati in piazza e avevano deciso di trascorrere la serata all'Alpe Chastlar. Una sera tranquilla, in un posto tranquillo, anche se le strade di montagna sono brutte di notte e in quella macchina, in nove, erano forse troppi. Ma nessuno aveva bevuto, nessuno aveva fatto stranezze, nessuno voleva sfidare la sorte o fare una bravata. E nessuno, davvero nessuno, poteva immaginare che le cose sarebbero andate a finire così. Dopo mesi di lockdown, distanza fisica, solitudine e sacrifici, la situazione pareva essersi rasserenata. Sembrava legittimo organizzare una gita in montagna. Sembrava giusto godersi una serata tranquilla tra amici. Ma il destino si è accanito.
Quel destino che non guarda in faccia nessuno e che, talvolta, pare quasi divertirsi a fratturare il mondo. Quel destino infame, che non dovrebbe mai prendersela con un gruppo di ragazzini e ragazzine che volevano solo guardare il cielo stellato, e magari avvistare una stella cadente - ci sta che, in agosto, si intraveda una stella che cade, la si segua con lo sguardo formulando un desiderio, e che magari, prima o poi, qualcosa di bello arrivi pure. Ma di bello, questa volta, non è arrivato nulla. Anzi. È stata una tragedia. Ed è inutile cercare spiegazioni, voler trovare una ragione o un motivo. Una dramma così non ha alcun senso. Come la morte dei bambini. "Signore, perché?" dice il prete nel film di Nanni Moretti, La messa è finita. Senza trovare ovviamente alcuna risposta. Anche semplicemente perché non esistono risposte accettabili di fronte a tali disgrazie, ma solo punti interrogativi e tanta sofferenza.
Gli antichi parlavano di "fato", quell'impossibilità di controllare gli eventi, quella necessaria passività con cui si doveva convivere, tanto nessuno poteva far nulla per evitare che qualcosa accadesse; anche gli dei, per gli antichi, dovevano sottostare al fato.
Oggi si parla piuttosto di destino, c'è chi si avventura persino a parlare di provvidenza; ma, in fondo, è sempre una questione di impotenza, e di dolore, e di resilienza. Anche se di tempo, prima di riuscire a rielaborare un lutto così profondo, ce ne vuole tanto. E per le persone care, il dolore non passa mai. Quando muore un figlio o una figlia, è il futuro che non ha più senso perché con loro se ne vanno via pure i progetti, i sogni e le speranze. Certo, pian piano cambia il peso del dolore, il carico si sposta e si ricomincia a vivere. La rabbia cieca lascia il posto ai ricordi, e i ricordi diventano ciò su cui appoggiarsi per andare avanti. L'amore resta, resta sempre, persino quando il destino ha squarciato il mondo e lo ha reso brutto. Ma per sentire nuovamente quest'amore, è necessario spostarsi dal "perché" al "come". Non più "perché è successo?" - domanda inutile, assurda, senza risposta - ma "come fare per andare avanti?". Consapevoli che siamo tutti in balia del destino; e che chiunque, senza distinzione, è fragile e impotente.
Quel destino che non guarda in faccia nessuno e che, talvolta, pare quasi divertirsi a fratturare il mondo. Quel destino infame, che non dovrebbe mai prendersela con un gruppo di ragazzini e ragazzine che volevano solo guardare il cielo stellato, e magari avvistare una stella cadente - ci sta che, in agosto, si intraveda una stella che cade, la si segua con lo sguardo formulando un desiderio, e che magari, prima o poi, qualcosa di bello arrivi pure. Ma di bello, questa volta, non è arrivato nulla. Anzi. È stata una tragedia. Ed è inutile cercare spiegazioni, voler trovare una ragione o un motivo. Una dramma così non ha alcun senso. Come la morte dei bambini. "Signore, perché?" dice il prete nel film di Nanni Moretti, La messa è finita. Senza trovare ovviamente alcuna risposta. Anche semplicemente perché non esistono risposte accettabili di fronte a tali disgrazie, ma solo punti interrogativi e tanta sofferenza.
Gli antichi parlavano di "fato", quell'impossibilità di controllare gli eventi, quella necessaria passività con cui si doveva convivere, tanto nessuno poteva far nulla per evitare che qualcosa accadesse; anche gli dei, per gli antichi, dovevano sottostare al fato.
Oggi si parla piuttosto di destino, c'è chi si avventura persino a parlare di provvidenza; ma, in fondo, è sempre una questione di impotenza, e di dolore, e di resilienza. Anche se di tempo, prima di riuscire a rielaborare un lutto così profondo, ce ne vuole tanto. E per le persone care, il dolore non passa mai. Quando muore un figlio o una figlia, è il futuro che non ha più senso perché con loro se ne vanno via pure i progetti, i sogni e le speranze. Certo, pian piano cambia il peso del dolore, il carico si sposta e si ricomincia a vivere. La rabbia cieca lascia il posto ai ricordi, e i ricordi diventano ciò su cui appoggiarsi per andare avanti. L'amore resta, resta sempre, persino quando il destino ha squarciato il mondo e lo ha reso brutto. Ma per sentire nuovamente quest'amore, è necessario spostarsi dal "perché" al "come". Non più "perché è successo?" - domanda inutile, assurda, senza risposta - ma "come fare per andare avanti?". Consapevoli che siamo tutti in balia del destino; e che chiunque, senza distinzione, è fragile e impotente.