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(ansa)

Dazi Usa, lo sconto del gusto

In clima pre-elettorale, Trump vuole comunque tenere alta la tensione sul fronte commerciale, per dimostrare ai propri elettori di essere determinato a difendere gli interessi dell'America. Ma rinuncia ad alcuni aumenti: risparmiati pasta, olio e vino italiani
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Gli Stati Uniti mantengono i super dazi per sette miliardi e mezzo di dollari sui prodotti europei imposti come ritorsione per gli aiuti di Stato al colosso franco-tedesco Airbus. Una decisione presa nonostante la casa aeronautica avesse annunciato nelle scorse settimane di essersi messa in regola con le richieste dell'Organizzazione mondiale del commercio, e dunque i governi europei avessero chiesto la sospensione delle sanzioni.

Evidentemente, in clima pre-elettorale, Trump vuole comunque tenere alta la tensione sul fronte commerciale, per dimostrare ai propri elettori di essere determinato a difendere gli interessi dell'America.

Tuttavia Washington rinuncia alla minaccia di aumentare fino al cento per cento le tariffe doganali imposte su alcuni prodotti agricoli e sugli Airbus, e di estendere la lista dei prodotti colpiti comprendendo, tra l'altro, i vini, l'olio e la pasta italiani. Tanto basta perché le organizzazioni agricole e agroalimentari di casa nos…
Gli Stati Uniti mantengono i super dazi per sette miliardi e mezzo di dollari sui prodotti europei imposti come ritorsione per gli aiuti di Stato al colosso franco-tedesco Airbus. Una decisione presa nonostante la casa aeronautica avesse annunciato nelle scorse settimane di essersi messa in regola con le richieste dell'Organizzazione mondiale del commercio, e dunque i governi europei avessero chiesto la sospensione delle sanzioni.

Evidentemente, in clima pre-elettorale, Trump vuole comunque tenere alta la tensione sul fronte commerciale, per dimostrare ai propri elettori di essere determinato a difendere gli interessi dell'America.

Tuttavia Washington rinuncia alla minaccia di aumentare fino al cento per cento le tariffe doganali imposte su alcuni prodotti agricoli e sugli Airbus, e di estendere la lista dei prodotti colpiti comprendendo, tra l'altro, i vini, l'olio e la pasta italiani. Tanto basta perché le organizzazioni agricole e agroalimentari di casa nostra tirino un sospiro di sollievo. La stangata suppletiva avrebbe potuto costare fino a tre miliardi di dollari ai nostri produttori, che nel 2019 hanno esportato in Usa merci per 4,2 miliardi e che già sono alle prese con una contrazione delle vendite a causa della pandemia di Covid.

La sensazione, a Bruxelles, è che gli americani, rinunciando ad ogni escalation della guerra commerciale, puntino ad arrivare ad un accordo negoziato con la Ue evitando che gli europei reagiscano con una serie di contro-sanzioni che sarebbe stata inevitabile in caso di aumento dei dazi. Una soluzione da cercare magari su base bilaterale, visto che l'Organizzazione mondiale del commercio, il Wto, è paralizzata proprio per la mancata nomina dei rappresentanti Usa. Ma comunque la decisione di rinnovare le sanzioni anti-europee, nonostante Airbus sostenga di aver posto rimedio alle violazioni constatate dal Wto, dimostra che Trump non rinuncia al suo stile conflittuale. Le idiosincrasie politiche del presidente americano risultano evidenti dal fatto che dalla nuova lista di importazioni colpite, sostanzialmente identica alla precedente, siano stati tolti alcuni prodotti britannici e greci, sostituiti da prodotti francesi e tedeschi.

Francia e Germania, oltre che essere i principali azionisti di Airbus, sono anche i pilastri di un europeismo che a Trump risulta manifestamente indigesto.

Ma la relativa moderazione dimostrata da Washington, che dopo aver sparato minacce esagerate alla fine si limita a confermare le vecchie sanzioni, dimostra anche che in questa fase estremamente delicata per la politica interna Trump si sente più vulnerabile. Se gli europei avessero reagito ad un inasprimento dell'offensiva commerciale d'Oltreatlantico colpendo prodotti made in Usa provenienti dagli Stati americani più trumpiani, il danno elettorale per un presidente uscente già azzoppato nei sondaggi avrebbe potuto essere particolarmente sanguinoso. In questo momento Trump deve fare la voce grossa, ma non può permettersi di far seguire i fatti alle parole, perché si trova in una posizione politicamente molto vulnerabile.

Anche così, però, il permanere delle sanzioni Usa contro l'Europa risulta ingiustificato, se veramente Airbus ha rinunciato ai vantaggi competitivi che le erano valsi la condanna del Wto, come sostiene la casa aeronautica e come sostengono le cancellerie europee. Per l'Italia è tutto il settore dei formaggi che continua ad essere penalizzato. Toccherà dunque a Bruxelles premere per ottenere una revoca dei provvedimenti decisi da Washington. Ma, con i tempi che hanno questi contenziosi, può essere che il compito di ristabilire la pace commerciale tra le sue sponde dell'Atlantico ricada sul prossimo presidente americano. Che potrebbe anche non essere Trump.