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(afp)

Lo zoo più triste senza l’uomo

Che le bestie possano avere nostalgia di noi umani dovrebbe, se non gratificarci, di sicuro sorprenderci. Ecco cosa è successo (e perché) a causa del coronavirus
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Che gli animali possano avere nostalgia di noi umani dovrebbe, se non gratificarci, di sicuro sorprenderci. In molti zoo del pianeta è stata notata - ne ha parlato il Wall Street Journal - l'apatia di alcune specie abituate al contatto con i visitatori. Per rivitalizzare un gruppo di suricati annoiati dall'assenza di umani causa pandemia, nello zoo di Adelaide, in Australia, i dipendenti fanno passare davanti alle gabbie un'automobilina rossa telecomandata.

Ma durante questi mesi di vuoto anche orsi neri, maiali, emù si sono mostrati piuttosto perplessi e disorientati. Un mandrillo di nome Jax, di solito saltellante, se ne sta sdraiato tutto il giorno nello zoo di Phoenix, in Arizona. Lo scimpanzé immalinconito di un parco in Russia viene intrattenuto con un tablet e con i cartoni animati. A Tokyo sono state organizzate surreali video-chat fra umani e anguille.

Sul pianeta Terra segnato dal grande imprevisto, dunque, non sono solo i Sapiens a essere …
Che gli animali possano avere nostalgia di noi umani dovrebbe, se non gratificarci, di sicuro sorprenderci. In molti zoo del pianeta è stata notata - ne ha parlato il Wall Street Journal - l'apatia di alcune specie abituate al contatto con i visitatori. Per rivitalizzare un gruppo di suricati annoiati dall'assenza di umani causa pandemia, nello zoo di Adelaide, in Australia, i dipendenti fanno passare davanti alle gabbie un'automobilina rossa telecomandata.

Ma durante questi mesi di vuoto anche orsi neri, maiali, emù si sono mostrati piuttosto perplessi e disorientati. Un mandrillo di nome Jax, di solito saltellante, se ne sta sdraiato tutto il giorno nello zoo di Phoenix, in Arizona. Lo scimpanzé immalinconito di un parco in Russia viene intrattenuto con un tablet e con i cartoni animati. A Tokyo sono state organizzate surreali video-chat fra umani e anguille.

Sul pianeta Terra segnato dal grande imprevisto, dunque, non sono solo i Sapiens a essere scossi. Sarebbe una buona, ulteriore ragione per riflettere a fondo, giacché fra spillover, wet market e trasporto di surgelati, questa storia angosciante è essenzialmente una storia di convivenza fra specie viventi. Con tutte le contraddizioni che comporta: compresa quella di farci rimpiangere dagli animali che proprio noi abbiamo chiuso in gabbia.

Passata l'infanzia, non è difficile rendersi conto di come per un gorilla albino o per un ghepardo lo zoo non debba essere il luogo ideale. E, a conferma di questo, quando l'altro giorno sono stati liberati in mare due beluga cresciuti in un acquario di Shangai, chi ha visto il loro tuffo ha pensato: finalmente la libertà! Così la nostra intermittente "generosità" riscatta talvolta un poco della smisurata e quotidiana arroganza; il sodalizio recupera terreno nel vasto campo delle violenze e dello sfruttamento. Il cavallo che stramazza sotto il sole di Caserta, nel parco della Reggia, ai piedi della botticella che trainava. Il cane legato a un carrello della spesa abbandonato a duecento chilometri da casa.

Notizie di questi giorni: sconfortanti, penose. E ancora: la nuova fuga dell'orso M49, l'evaso recidivo che spaventa. Tutto ci dice quanto è complicato stare insieme, sulla crosta del mondo, ciascuno impegnato a difendere il proprio spazio vitale. E quando ci si incontra, animali fra animali, sotto lo stesso cielo, basta niente: basta uno sguardo - occhi negli occhi - per ritrovarsi, per riconoscersi. Quelli del volpino legato al carrello, atterriti. Quelli dei beluga che riguadagnano in mare la loro libertà, indecifrabili, forse felici.

Quelli tristi del mandrillo Jax che cerca compagnia umana. E che torna a rigirarsi fra le mani - identiche a quelle con cui scrivo questo articolo - un vecchio copertone. Come un talismano, dice Calvino in una pagina di Palomar: qualcosa da tenere stretta mentre tutto gli sfugge, qualcosa con cui placare l'angoscia dei grandi imprevisti, dell'isolamento. Il bisogno, lo stesso nostro, di raggiungere una consolazione, quel senso ultimo a cui spesso nemmeno le parole umane arrivano.