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Il leader della Lega Matteo Salvini 

Lega, se Salvini raddoppia le paure

L'ex ministro dell'Interno ha approntato una micidiale campagna propagandistica che mette insieme immigrazione ed epidemia e fa leva sulle legittime apprensioni popolari
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Nell'estate "sospesa" sono in realtà accaduti due avvenimenti politici di rilievo. Il primo è l'accenno a una possibile intesa strategica fra Pd e M5S. Una scommessa per entrambi: si tratta di vedere se i vertici grillini sapranno esibire la necessaria caratura politico-culturale, e quale sarà la reazione nei territori, della base; e si dovrà anche saggiare la capacità del Pd di scuotersi dal suo grigiore.

Il secondo avvenimento riguarda Salvini, che ha davanti a sé le elezioni regionali in settembre, e i giudici di Catania in ottobre. Rischia molto se perde o se vince male le prime (cioè se non conquista la Toscana); rischia moltissimo se i suoi guai giudiziari prendono una piega negativa (la legge Severino incombe). Per di più, la Lega ha ceduto, nei sondaggi, circa dieci punti rispetto a un anno fa, e - divenuta un partito populista di destra a dimensione nazionale - è attraversata da forti tensioni p…
Nell'estate "sospesa" sono in realtà accaduti due avvenimenti politici di rilievo. Il primo è l'accenno a una possibile intesa strategica fra Pd e M5S. Una scommessa per entrambi: si tratta di vedere se i vertici grillini sapranno esibire la necessaria caratura politico-culturale, e quale sarà la reazione nei territori, della base; e si dovrà anche saggiare la capacità del Pd di scuotersi dal suo grigiore.

Il secondo avvenimento riguarda Salvini, che ha davanti a sé le elezioni regionali in settembre, e i giudici di Catania in ottobre. Rischia molto se perde o se vince male le prime (cioè se non conquista la Toscana); rischia moltissimo se i suoi guai giudiziari prendono una piega negativa (la legge Severino incombe). Per di più, la Lega ha ceduto, nei sondaggi, circa dieci punti rispetto a un anno fa, e - divenuta un partito populista di destra a dimensione nazionale - è attraversata da forti tensioni proprio sul versante Nord.

Per reagire Salvini ha approntato una micidiale campagna propagandistica che mette insieme la paura del migrante - un po' assopita, benché gli arrivi siano in aumento, ma non certo scomparsa - alla paura del virus. Ecco pronto il capro espiatorio, l'untore straniero, caposaldo di una strategia sempre fondata sulla paura (la vera chiave della politica di destra, non solo di oggi), che contrappone la causa esogena (i porti aperti) alla causa endogena, nazionale (le discoteche).

Sommare migranti e epidemia consente a Salvini di far leva sulle legittime apprensioni popolari, semplificando radicalmente i termini della questione Covid; di accreditarsi come il difensore dei locali da ballo (un comparto molto importante) e in generale di tutti gli esercizi pubblici; di intestarsi un'interpretazione del rischio epidemico alternativa al presunto terrorismo politico-mediatico del governo, che enfatizzerebbe la gravità dell'epidemia per reprimere libertà e legittimi interessi del popolo italiano.

La radicalizzazione della postura populista di Salvini comporta poi un'ulteriore polemica contro la magistratura: la legalità viene subordinata alla (presunta) legittimità: la politica che "difende i confini" dietro mandato popolare è di per sé giusta, quali che siano i mezzi utilizzati, e deve stare al riparo da intromissioni giudiziarie.

Se la legislatura continua - dato che la probabile vittoria dei Sì al referendum renderà necessaria una nuova legge elettorale, sulla quale le forze di maggioranza si accorderanno molto lentamente - , e se i due avvenimenti estivi avranno gli sviluppi ipotizzabili, il bipolarismo italiano ne uscirebbe profondamente riconfigurato. Dalle elezioni del 2018 era emerso che il cleavage fondamentale del sistema politico era tra le forze filo-establishment e le forze anti-sistema (che avevano formato il governo giallo-verde); ora, invece - con tutti i dubbi del caso - sembrerebbe si possa andare verso un cleavage fra destra arrabbiata e populista, da una parte, e, dall'altra, una sinistra più o meno moderata o liberal (la discriminante strategica è in verità il rapporto con l'Europa).

Ma questo disegno - che ha come guadagno la chiarificazione del sistema politico e il ridimensionamento del fronte populista - nasconde un'insidia: che cioè il populismo - una protesta radicale - dimezzato nel Palazzo non si dimezzi per nulla nel Paese e, non trovando altra sponda che la destra, vi si riversi in quantità sufficiente a darle la vittoria elettorale. Un rischio rispetto al quale la principale contromisura sarebbe la ripresa economica e morale del Paese. Vasto programma, come si diceva un tempo; ma forse non impossibile.