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Giovani, così si rinnova il settore pubblico

Bisogna ripensare la formazione dei ragazzi e sollecitare il cambio di generazione nella pubblica amministrazione
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Se si vuole davvero contribuire al rinnovamento della Pubblica Amministrazione occorre sollecitare il ricambio generazionale nel settore pubblico. L’emergenza Covid ha accelerato il processo di innovazione del Paese e ha reso i giovani protagonisti di questo processo, nel recepire i nuovi modelli di insegnamento e di lavoro “agile”. D’altra parte, come ci ha ricordato Mario Draghi, i giovani rappresentano la categoria più danneggiata dalla pandemia, perché su di loro ricadrà il peso della restituzione dei debiti che stiamo contraendo e che sono indispensabili per far riprendere l’economia. Certo, i sussidi sono stati necessari, ma rappresentano il “pronto soccorso”, mentre solo la ricerca di rimedi strutturali rappresenterà la “cura efficace e duratura”.

Uno dei rimedi strutturali per l’occupazione dei giovani sta proprio nelle opportunità che una Pubblica Amministrazione aperta alla innova…
Se si vuole davvero contribuire al rinnovamento della Pubblica Amministrazione occorre sollecitare il ricambio generazionale nel settore pubblico. L’emergenza Covid ha accelerato il processo di innovazione del Paese e ha reso i giovani protagonisti di questo processo, nel recepire i nuovi modelli di insegnamento e di lavoro “agile”. D’altra parte, come ci ha ricordato Mario Draghi, i giovani rappresentano la categoria più danneggiata dalla pandemia, perché su di loro ricadrà il peso della restituzione dei debiti che stiamo contraendo e che sono indispensabili per far riprendere l’economia. Certo, i sussidi sono stati necessari, ma rappresentano il “pronto soccorso”, mentre solo la ricerca di rimedi strutturali rappresenterà la “cura efficace e duratura”.

Uno dei rimedi strutturali per l’occupazione dei giovani sta proprio nelle opportunità che una Pubblica Amministrazione aperta alla innovazione ed al ricambio generazionale può offrire. Perché ciò accada è necessario strutturare un sistema formativo adeguato. La Francia, ad esempio, ha da tempo investito in istituzioni di eccellenza, come l’Ena, che è divenuta il simbolo del senso di fiducia dei francesi nelle istituzioni pubbliche, grazie alla alta qualificazione dei funzionari. Si tratta di un modello formativo per il quale le Università italiane appaiono attrezzate. La nostra capacità di creare una larga base di apprendimento, per poi passare a fasi di specializzazione, attraverso un approccio multidisciplinare, potrebbe rappresentare la chiave di volta per una formazione innovativa per le istituzioni pubbliche.

Ma tutto ciò non appare sufficiente. Non bisogna perdere questa straordinaria occasione per immettere nel lavoro pubblico talenti digitali, costruendo nuove modalità formative che consentano di ridurre le divaricazioni sociali tra chi può e vuole e chi non può o non vuole proseguire negli studi. Un esempio di questo tipo ci viene, ancora, dalla Francia, Paese in cui opera da qualche anno una scuola rivoluzionaria, denominata Ècole 42. Rivoluzionaria perché non ha professori, ma giovani che apprendono lavorando insieme, risolvendo problemi secondo il modello peer to peer (letteralmente da pari a pari) e che sceglie i propri iscritti tra quelli che dimostrano, attraverso test innovativi (di logica e percorso motivazionale) una particolare capacità nell’uso di mezzi informatici, nella programmazione di nuove funzioni e ambiti di attività.

Una scuola che non richieda di essere stati “primi della classe”, ma che possa premiare la capacità innovativa, magari proprio con riferimento al mondo della Pubblica Amministrazione. Ciò può consentire il recupero di ampie categorie sociali che rimarrebbero emarginate da un curriculum scolastico non brillante o interrotto e agevolare il ricambio generazionale, rompendo gli schemi di selezione tradizionali. Con la creazione anche in Italia di scuole simili si potrebbero realizzare due importanti obiettivi: rompere l’immobilismo generato da decenni di assunzioni random e dare spazio e speranze concrete ad ampie categorie di giovani, cercando l’ingegno dove l’ingegno c’è.

Paola Severino è vicepresidente Luiss