Processo al cruciverba: se la definizione di “accademici” viene presa per un insulto
Stefano Bartezzaghi
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di STEFANO BARTEZZAGHI
"Accademici" è sinonimo di "retorici" e "inconcludenti" e ad attestarlo sono i vocabolari della lingua italiana. Certo, si tratta di una soltanto delle molteplici accezioni dell'aggettivo. La marea moralizzatrice del linguaggio continua a montare, anticipare l'indignazione e ritardare la comprensione sino a impedirla
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"Il brontosauro opinava che il verbo brontolare l'avevano inventato per fargli rabbia. Questa favoletta ne dice: che il permaloso è debole opinante": così recita la favola 65 del Primo libro delle favole di Carlo Emilio Gadda e non dovrebbe essere eccessivo l'azzardo di interpretarla in chiave autobiografica. Il carattere di Gadda è tratteggiato dai suoi biografi come incline al mugugno, al rimbrotto, alla rampogna e comunque e in generale al malcontento; ma anche senza voler divinare la psicologia dell'autore a partire dalle sue opere, prendendo queste come sintomo di quella, è opportuno registrare come certe osservazioni e annotazioni si fanno soprattutto su sé stessi e per sé stessi. Il permaloso è colui che si sente coinvolto in qualcosa che magari non lo riguarda eppure se ne offende lo stesso, spesso ancor prima di capirlo. "Ce l'hai con me?" il taxi driver Travis Bickle dice così e si ri…
"Il brontosauro opinava che il verbo brontolare l'avevano inventato per fargli rabbia. Questa favoletta ne dice: che il permaloso è debole opinante": così recita la favola 65 del Primo libro delle favole di Carlo Emilio Gadda e non dovrebbe essere eccessivo l'azzardo di interpretarla in chiave autobiografica. Il carattere di Gadda è tratteggiato dai suoi biografi come incline al mugugno, al rimbrotto, alla rampogna e comunque e in generale al malcontento; ma anche senza voler divinare la psicologia dell'autore a partire dalle sue opere, prendendo queste come sintomo di quella, è opportuno registrare come certe osservazioni e annotazioni si fanno soprattutto su sé stessi e per sé stessi. Il permaloso è colui che si sente coinvolto in qualcosa che magari non lo riguarda eppure se ne offende lo stesso, spesso ancor prima di capirlo. "Ce l'hai con me?" il taxi driver Travis Bickle dice così e si rivolge alla sua immagine rispecchiata. Come il lampo precede il tuono così la velocità del coinvolgimento vittimario sopravanza abbondantemente quella del ragionamento: è nella corsa che il gaddiano opinare evidenzia la propria debolezza.
Propongo un esperimento. Si sostituisca al "brontosauro" e al "permaloso" della favola il sostantivo "accademico" e al gaddiano "verbo brontolare" "l'aggettivo accademico" (nell'accezione figurata di "retorico, astratto, inconcludente", la numero 4 del vocabolario Zingarelli 2019): "L'accademico opinava che l'aggettivo accademico l'avevano inventato per fargli rabbia". Sarebbe un buon sunto di quanto è successo in un giorno del tardo agosto, quando tramite Twitter si è levata una protesta - prontamente condivisa da qualcuno - a proposito di una definizione comparsa in un cruciverba della Settimana Enigmistica. Il tweet era opera di Daniela Brogi, docente di letteratura contemporanea all'Università per Stranieri di Siena: lo specifico non in omaggio allo status enunciativo dei social network (che è tale da favorire sempre la trasformazione di ogni questione di merito in confronto personale) ma per non incorrere nell'accusa opposta, quella di non voler nominare la persona per sminuirla. Prudenza forse eccessiva, intendendo io riferirmi proprio soltanto al contenuto twittato. Devo premettere un'altra avvertenza personale: a differenza di alcuni miei parenti stretti, io non ho rapporti di alcun tipo con il settimanale enigmistico menzionato, di cui sono semplice abbonato e solutore e con cui nella mia maggior età non ho mai collaborato. Come dire che non prendo la parola né per offesa né per difesa nei confronti di questi soggetti: vorrei solo scongiurare offese al lessico italiano.
Così recitava il testo che mi ha rammentato la favoletta gaddiana: "Gentile Direzione e Redazione della #SettimanaEnigmistica: NO Il sinonimo di "retorici e inconcludenti" da voi richiesto nell'1 orizzontale del cruciverba a p. 37 del n. 4612 NON è ACCADEMICI scriverlo è non solo sbagliato e falso, non solo offensivo, ma antieducativo". Il tweet di Daniela Brogi
Rivolta a un giornale enigmistico, l'accusa di aver fornito una definizione sbagliata, falsa e antieducativa sarebbe da querela ma è anche vero che viviamo in un'epoca in cui un esponente del governo nazionale può dire "libico" intendendo "libanese" e allora non ci stupiamo più di nulla. L'accuratezza non è pane quotidiano e lo si capisce proprio dalla forma sintattica e logica dell'accusa mossa nel tweet. L'accusa si fonda infatti - lei sì - su un presupposto falso e anzi menzognero: all'opposto di quanto asserisce, "accademici" è effettivamente sinonimo di "retorici" e di "inconcludenti" e ad attestarlo sono tutti i vocabolari della lingua italiana. Certo, si tratta di una soltanto delle molteplici accezioni dell'aggettivo, come sanno i solutori della Settimana Enigmistica e in generale i parlanti della lingua italiana - ivi compresi, si spera, gli accademici (qui intesi come docenti universitari). Antieducativo sarà allora, e più di ogni altra cosa, affermare a tutte maiuscole che una parola non ha il significato che invece ha.
Riusciamo a immaginarci che un progressista contesti l'accezione losca e spiacevole della parola "sinistra" o che un professore di retorica si ritenga offeso dal senso deteriore dell'aggettivo "retorico"? La risposta, purtroppo, è: "sì". Oramai ce lo immaginiamo, ce lo aspettiamo, sappiamo che accadrà e accadrà ben presto, poiché la marea moralizzatrice del linguaggio continua a montare e a sommergere le barriere, rendere opache le distinzioni, anticipare l'indignazione e ritardare la comprensione sino a impedirla.
Che i brontosauri siano stati "deboli opinanti" è tutto sommato accettabile, specie nella cornice della geniale favoletta di un letterato fra i nostri eccelsi. Ma che a essere deboli opinanti siano gli accademici è una morale più amara, assai fastidiosa da deglutire. Accettarla, sarebbe peraltro anche il modo più odiosamente efficace di far sospettare che l'accezione universitaria e quella spregiativa dell'aggettivo "accademico" siano più vicine di quanto in sé non implichi la polisemia di un aggettivo.
La difesa del sapere, della competenza, della cultura non si fa con affermazioni maiuscole in alcun caso. Diventa dolorosamente controproducente nel caso in cui le esclamazioni sono erronee e a loro volta tali da mortificare la conoscenza che abbiamo del mondo e, nel mondo, del linguaggio.