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Referendum, sei motivi per votare No

Quali sono i punti critici del taglio ai parlamentari
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La legge sulla riduzione del numero dei parlamentari rende fragile il Parlamento, indebolisce la democrazia rappresentativa e non favorisce la democrazia diretta. Dovremmo essere capaci di decidere con efficacia e rapidità per fronteggiare Paesi che sono in grado di farlo; ma rischiamo di condannarci a ulteriori lentezze. La politica non tollera vuoti; quando chi dovrebbe decidere non lo fa, subentra certamente qualcun altro e non sempre si tratta di un rafforzamento della democrazia. Occorre riflettere senza pregiudizi e senza politicismi. È positivo che non siamo dominati dalla esasperazione dei toni che invece contrassegnò il referendum sulla riforma Renzi. Come in ogni questione costituzionale si tratta di un serio problema democratico; nella specie, la funzionalità del Parlamento. Non è una piccola cosa perché la Costituzione è un tutto organico; ogni modifica ha effetti diretti e indiretti che vanno valutati con attenzione. Provo …
La legge sulla riduzione del numero dei parlamentari rende fragile il Parlamento, indebolisce la democrazia rappresentativa e non favorisce la democrazia diretta. Dovremmo essere capaci di decidere con efficacia e rapidità per fronteggiare Paesi che sono in grado di farlo; ma rischiamo di condannarci a ulteriori lentezze. La politica non tollera vuoti; quando chi dovrebbe decidere non lo fa, subentra certamente qualcun altro e non sempre si tratta di un rafforzamento della democrazia. Occorre riflettere senza pregiudizi e senza politicismi. È positivo che non siamo dominati dalla esasperazione dei toni che invece contrassegnò il referendum sulla riforma Renzi. Come in ogni questione costituzionale si tratta di un serio problema democratico; nella specie, la funzionalità del Parlamento. Non è una piccola cosa perché la Costituzione è un tutto organico; ogni modifica ha effetti diretti e indiretti che vanno valutati con attenzione. Provo a riassumere in sei punti gli argomenti che a mio avviso dovrebbero indurre a votare per il No.

1. La riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 è ragionevole. Ma la riduzione del numero dei Senatori da 315 a 200, in assenza di altre riforme costituzionali e regolamentari, che tutti auspicano ma nessuno concretamente propone, penalizza il sistema decisionale e incrina la legittimazione del Parlamento. Duecento senatori, divisi tra 14 commissioni permanenti, la presenza nel governo come ministri e sottosegretari, due Giunte, due Commissioni di garanzia, due Commissioni previste dalla Costituzione (Regionali e per i procedimenti d’accusa), sei Commissioni di controllo e vigilanza (Rai, Copasir, etc), il comitato di presidenza, la direzione dei gruppi parlamentari, le delegazioni presso gli organismi europei e internazionali, le Commissioni d’inchiesta (Antimafia etc.), gli impegni di Assemblea, con il bicameralismo paritario, non potranno stare al passo con il lavoro dei 400 deputati.

2. È stato osservato che sino al 1963 il Senato aveva 237 senatori. Ma credo che nessuno possa comparare le funzioni di un Parlamento contemporaneo con quelle di un Parlamento della metà circa del secolo scorso. Per questo motivo nessun progetto precedente aveva previsto la riduzione “secca” del numero dei parlamentari. Questa misura è stata sempre accompagnata dal superamento del bicameralismo paritario: ne sarebbero derivati il miglioramento del sistema decisionale e la conferma della democrazia rappresentativa. I sostenitori del Sì sembrano ignorare questo aspetto.

3. Anche il progetto del M5S, sul quale si voterà il 20 e 21 settembre, era accompagnato da due progetti-cornice, che però avevano diverse finalità: riduzione del ruolo del Parlamento, in favore di forme di democrazia diretta, e aumento dei poteri dei dirigenti dei partiti. Uno dei progetti, già approvato dalla Camera, prevede l’introduzione di un referendum propositivo che permette la contrapposizione tra una proposta approvata dal Parlamento e una proposta di iniziativa popolare, con l’effetto inevitabile di delegittimare la funzione rappresentativa del Parlamento. L’altro (ddl 2759), presentato al Senato dall’allora capogruppo Crimi e da altri 34 Senatori M5S, introduce il vincolo di mandato, misura che consegna i poteri parlamentari ai capi dei partiti, unici legittimati a interpretare il contenuto del mandato popolare.

4. La riduzione che voteremo a settembre si colloca quindi in un quadro di penalizzazione tanto del sistema decisionale quanto del ruolo rappresentativo del Parlamento. Il ministro D’Incà, politico competente e autorevole, ha assicurato, in un articolo pubblicato su questo giornale, che questo è solo il primo passo per una “riforma più vasta” e ha sostenuto che ci avvicineremo a Francia, Germania e Regno Unito. Ma la Francia è semipresidenziale, la Germania è federale, il Regno Unito è una monarchia parlamentare. Cosa prevederà la “riforma più vasta”? Il ministro non lo dice e noi non lo sappiamo. Se si leggono le dichiarazioni dei più accorti sostenitori del Sì, ad esempio l’on. Ceccanti, il sindaco Nardella, il presidente Bonaccini, le proposte sono molte, ambiziose e non omogenee.

5. L’unica cornice veramente efficace per la riduzione del numero dei senatori sarebbe il superamento del bicameralismo paritario, sull’esempio di tutti i paesi democratici. Ma di questa riforma nessuno parla. Pertanto l’effetto reale della proposta, forse anche inconsapevole, sarà l’ulteriore indebolimento della democrazia rappresentativa, la cui fine un importante dirigente di fatto del M5S definì «inevitabile». Non è mai accaduto che dalla riduzione della democrazia rappresentativa sia derivato un potenziamento della democrazia diretta. Sono invece derivate avventure autoritarie, perché bisogna comunque decidere e, se la democrazia non è capace di farlo, decidono altri centri di potere.

6. Alcuni, sostenitori del Sì, invitano a non essere contrari al sentimento popolare. «Se dobbiamo cogliere l’opinione pubblica, valutarne gli stimoli ed accentuare la nostra capacità critica — aveva detto Moro nel corso del dibattito sulla Lockheed — non dobbiamo però seguirla passivamente, rinunciando alla nostra funzione di orientamento e di guida». È la distinzione tra i leader e i follower.