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Raffaele Fitto e Michele Emiliano 

La supplica del voto utile

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Una volta era il "voto utile", termine un po' ipocrita che descriveva la tendenza dei maggiori partiti (la Dc, in primo luogo) a drenare voti dagli alleati più piccoli quando la partita elettorale era incerta. Fu così nel 1948, poi all'inizio degli anni Sessanta con il nascente centrosinistra e via via in altri passaggi non irrilevanti della nostra storia. Era in fondo una distorsione della logica proporzionale e un inconsapevole desiderio di maggioritario. Oggi il "voto utile" ha cambiato nome. Almeno nelle regioni che lo consentono (Campania, Toscana, Puglia, Liguria, Veneto) si chiama "voto disgiunto" e permette di fare la "x" su qualsiasi partito, ma di assegnare la preferenza al candidato presidente che appartiene a un'altra coalizione, quella che si è deciso di non sostenere. Voto diviso, quindi.

Un'astruseria, certo, che non tutti gli elettori conoscono. Ma uno strumento del tutto legittimo, bens&igra…
Una volta era il "voto utile", termine un po' ipocrita che descriveva la tendenza dei maggiori partiti (la Dc, in primo luogo) a drenare voti dagli alleati più piccoli quando la partita elettorale era incerta. Fu così nel 1948, poi all'inizio degli anni Sessanta con il nascente centrosinistra e via via in altri passaggi non irrilevanti della nostra storia. Era in fondo una distorsione della logica proporzionale e un inconsapevole desiderio di maggioritario. Oggi il "voto utile" ha cambiato nome. Almeno nelle regioni che lo consentono (Campania, Toscana, Puglia, Liguria, Veneto) si chiama "voto disgiunto" e permette di fare la "x" su qualsiasi partito, ma di assegnare la preferenza al candidato presidente che appartiene a un'altra coalizione, quella che si è deciso di non sostenere. Voto diviso, quindi.

Un'astruseria, certo, che non tutti gli elettori conoscono. Ma uno strumento del tutto legittimo, bensì vagamente illogico, per far rientrare dalla finestra il principio di "utilità" del voto. E infatti in almeno due regioni - Puglia e Toscana - separare i voti potrebbe essere la scappatoia necessaria per restituire un margine di speranza a due candidati in difficoltà: Emiliano a Bari e Giani a Firenze. S'intende, le diversità sono significative. Emiliano, presidente uscente della Puglia, sta rincorrendo il rivale Fitto e ha un bisogno assoluto del "voto disgiunto" che gli permetterebbe di pescare consensi anche in ambienti di destra, da lui coltivati con impegno nel corso degli anni. E infatti Emiliano è considerato un candidato trasversale per eccellenza, specialista nelle pubbliche relazioni. E abbastanza astuto da creare intorno a sé una rete di liste meramente elettorali, cioè effimere, nate per l'occasione (le chiamano non a caso "liste civetta") e destinate solo a rastrellare voti in ogni dove come una rete a strascico.

Con questa ragnatela di liste e con il "voto disgiunto" Emiliano tenta una riscossa dell'ultim'ora. Se ci riuscirà, sarà solo grazie a queste astuzie con le quali il centrosinistra, non essendo stato in grado di costruire un'alleanza con i Cinque Stelle, spera di ottenere lo stesso risultato per vie traverse (lo ripetiamo: perfettamente legittime). Il messaggio all'elettorato grillino, in Puglia come pure in Toscana, è semplice: votate per il vostro movimento, ma la preferenza datela al candidato-presidente del centrosinistra.

Vale per Emiliano e vale a Firenze per Giani. Con la differenza che quest'ultimo non è un presidente uscente e i sondaggi lo danno in testa, sia pure di poco. Ma anche lui è sui carboni ardenti; anche lui ha necessità che gli elettorati della sinistra radicale e dei Cinque Stelle - entrambi estranei al centrosinistra - gli diano una mano separando il voto.

È chiaro che tutto questo descrive un quadro di debolezza. Il vecchio "voto utile" della Prima Repubblica non aveva bisogno di essere richiesto attraverso una specie di supplica. Era nelle cose, quando gli scenari erano in bilico. Per quanto doloroso fosse per i partiti più piccoli, il cui ruolo era spesso prezioso nei governi, un segmento del loro elettorato svolgeva questa funzione di utilità puntellando il sistema. Ora quegli equilibri non esistono più e nessuno sa cosa ha in serbo il futuro, visto che la legge elettorale è in alto mare, al di là del referendum costituzionale. Di certo alcune regioni non sono il laboratorio di alcunché, ma solo lo specchio di una transizione confusa.